DIECI
ANNI
Come
ogni venerdì sera ordino la pizza. Naturalmente ai soliti gusti,
(pancetta con patate al forno per me e cipolla, funghi, spinaci e
grana per James) consegna sempre alla stessa ora (un po’ prima
delle sette) e, quando lui arriverà, cena, poi divano, film, sesso,
(veloce e deludente, rigorosamente lui sopra perché le altre
posizioni sono da puttana) andiamo a letto, sabato mattina ancora
sesso e poi ciao-ciao James, a venerdì prossimo.
Ci
vediamo così poco perché durante la settimana lui lavora fino a
tardi nella sua agenzia di assicurazioni, il sabato sera ha il
calcetto con gli amici e la domenica va a pranzo da sua mamma,
rimasta vedova qualche anno fa. Non mi chiede mai di accompagnarlo e,
quando gliel’ho proposto, ha declinato perché a lei non piaccio
molto. Ci siamo viste così poche volte che mi chiedo come abbia
fatto a dire che non le piaccio, ma tant’è.
A
James non piace ballare, andare al cinema, uscire con gli amici o
qualsiasi altra cosa implichi stare con altre persone o uscire di
casa. Quando non sono con lui sono sempre sola, in quanto non vuole
che io abbia delle amiche perché (parole sue) il
mondo lì fuori fa schifo, le ragazze sono tutte troie e i maschi
vogliono solo scopare, e noi siamo come due mosche bianche, molto
fortunati ad esserci incontrati.
È sicuro che le mie amiche siano solo invidiose della nostra storia
e che per questo mi vogliano allontanare da lui. Inutile ripetergli
che sono tutte sposate o fidanzate e che non sono interessate ad
altri uomini, ma solo a stare in compagnia delle proprie amiche. Devo
ammettere, però, che questa è una bugia perché ce n’è solo una
di fidanzata, Angela, che sta con Eric da ormai qualche anno e stanno
pensando seriamente di sposarsi.
James
è paranoico, ossessivo e possessivo: e se mi succedesse qualcosa? Se
venissi aggredita? Se mi ubriacassi? E se… E se… E se… Che
palle!
Io
odio questa vita.
E
allora perché sto con lui e la accetto?
Non
lo so, forse ho paura della solitudine. Io e James stiamo insieme
dall’ultimo anno delle superiori, è stato il mio primo e unico
ragazzo. A scuola era il più popolare, sempre circondato dalle
ragazze più belle, con i suoi capelli lunghi e biondi raccolti in un
codino. Tra tutte quelle che lo circondavano ha scelto me, la timida
e carina Bella Swan, senza particolari talenti né bellezze. Io
naturalmente ero attratta da lui come tutte le altre perché era
divertente ed estroverso, sempre al centro dell’attenzione. Ci
vedevamo poco anche allora perché era sempre preso da mille impegni
che avevano la precedenza e in cui io non ero contemplata. Nel corso
degli anni le cose non sono per nulla cambiate.
Per
fortuna ho il mio lavoro. Sono direttore creativo in un’agenzia
pubblicitaria nata da pochi anni e guadagno molto bene, i miei
colleghi sono tutti giovani e abbiamo formato una squadra affiatata e
che funziona molto bene, creando ottime campagne pubblicitarie.
Almeno con il lavoro sono riuscita a ritagliarmi un piccolo paradiso
da cui James è escluso, anche se mi ha già fatto promettere che,
una volta sposati, lo lascerò per dedicarmi solo alla casa e ai
bambini. Per fortuna, però, una volta che mi ha strappato questa
promessa, non ha più parlato di matrimonio. Non sono per niente
sicura di volerlo sposare e di voler passare tutta la vita con lui,
anzi, a volte non lo voglio proprio. Quando immagino il mio futuro
vedo un uomo e due bambini accanto a me, ma quell’uomo non è mai
lui.
In
questo periodo penso sempre più spesso a quanto sono infelice e
insoddisfatta con James e voglio riuscire a capire cosa desidero
davvero. In fondo non mi fa mancare nulla. Beh, quasi nulla: un po’
di libertà in più non mi dispiacerebbe. Neanche poter uscire con le
amiche senza sentirmi una puttana. E anche del sesso soddisfacente
non sarebbe male. Le mie colleghe al lunedì raccontano dei ragazzi
con cui sono state nel week-end e mi chiedo perché io non possa
provare quello che provano loro.
Il
rumore di un’auto nel vialetto mi strappa ai miei pensieri: è
arrivato. Una veloce occhiata allo specchio dell’ingresso per
assicurarmi di essere in ordine e gli apro la porta con un sorriso.
«Ciao
amore!» Lo saluto avvicinandomi per dargli un bacio.
«Non
è ancora arrivata la pizza? Ho fame, cazzo!» Risponde lui
passandomi davanti e andando dritto in bagno.
«Vedrai
che sarà qui a momenti,» sussurro richiudendo la porta.
Per
fortuna pochi minuti dopo arriva il ragazzo della pizzeria.
Naturalmente vado fuori io al freddo e alla pioggia a prendere la
cena. Il fattorino arriva bagnato fradicio perché è in scooter e mi
fa tanta tenerezza. È il tipico ragazzino timido, un po’ in
sovrappeso, col viso rovinato dall’acne e l’apparecchio ai denti:
avrà sicuramente un’adolescenza difficile, i ragazzi sanno essere
crudeli. Come ogni volta gli lascio il resto di mancia e lui mi
ringrazia con il sorriso.
«Ti
muovi?» Urla James, già seduto a tavola.«Gli hai lasciato il resto
anche stavolta? Lo sai che viene pagato per consegnare le pizze?»
Strilla appena rientro.
«Lo
so, ma fa questo lavoro per guadagnare qualcosa e potersi comprare
una macchina, mi fa piacere aiutarlo. Non mi costa nulla…»
Lui
continua a borbottare mentre mangia, io annuisco quando fa delle
pause e intanto penso a un collega, Laurant, e al suo sorriso
gentile. James non mi rivolge mai sorrisi così, sono sempre di
scherno o per farmi capire che è arrivato il momento di levarmi le
mutande e aprire le gambe.
A
volte sono così stanca di questa vita e mi chiedo come sarebbe
lasciare James e mettermi con Laurent. Il mio collega sembra un
ragazzo dolce, è beneducato e gentile e mi corteggia in modo
discreto da qualche mese. Poi per mi tornano in mente tutti i
discorsi di James sul fatto che gli uomini vogliono solo sesso e non
so se sarei davvero fatta per storie così, quindi evito di pensarci
e di pormi domande alle quali non so dare risposta.
Un’altra
settimana è passata, è di nuovo venerdì e, quando arriva il
ragazzino della pizzeria, James non è ancora qui. Anche questa sera
c’è un diluvio pazzesco e per fortuna gli hanno dato un’auto.
Rimango ad aspettarlo sotto il portico mentre apre il baule e tira
fuori le nostre scatole.
Ma
è dimagrito tutto di colpo? Ed è pure più alto. Che gli è
successo? Rimango ad
osservarlo incuriosita mentre viene verso di me.
Wow!
Che camminata sexy! Sulla testa ha il cappuccio della giacca che gli
copre buona parte del viso e, appena mette piede sotto il portico, lo
abbassa con la mano libera, mostrandomi il volto.
«Edward?!»
Resto imbambolata a fissare quel viso, quegli occhi verdi bellissimi
e quella bocca che mi hanno rapito il cuore al liceo.
«Bella?!»
Anche lui è sorpreso di trovarsi di fronte a me.
In
un istante torno indietro di dieci anni, quando ero una ragazzina
innamorata di lui, timido, introverso e solitario, che un pomeriggio,
mentre entrambi eravamo in punizione a scuola, mi rubò un bacio.
«Cosa…
cosa fai qui?» Gli chiedo sorpresa. Da quando abbiamo finito la
scuola non ho più avuto sue notizie e ora lo ritrovo qui, a Port
Angeles.
«Io…»
Ha
appena iniziato a parlare quando arriva James che, mentre parcheggia
sotto al portico, accanto a noi, mi lancia un’occhiata di fuoco. Se
ne accorge senz’altro anche Edward perché mi lascia le scatole e
se ne va senza aggiungere altro, senza prendere i soldi, senza
rimettersi il cappuccio sulla testa e lanciandosi sotto al diluvio.
«Chi
era quello stronzo? Che voleva?» Sbraita James appena scende
dall’auto.
«Era
Edward Cullen, te lo ricordi? Era al liceo con noi,» mormoro,
cercando di non osservare il suo sguardo carico di rabbia e facendo
finta che non sia così furioso.
«E
si è ridotto a consegnare pizze? Che fallito!» dice, con la voce
carica di disprezzo.
Mentre
mangiamo cerco di non pensare a nulla, se pensassi a Edward lui se ne
accorgerebbe e si arrabbierebbe ancora di più quindi, per la prima
volta da un sacco di tempo, lo ascolto, rispondo nel momento giusto e
rido alle sue battute. Quando finiamo di mangiare mi guarda in modo
strano, mi prende per mano e mi porta in camera. «Questa volta
voglio scoparti a letto,» mi dice, «sono stufo del divano,»
È
strano, è lui che ha sempre voluto farlo in divano. Quando arriviamo
in camera mi spinge sul letto, «Spogliati.»
Mentre
mi spoglio, lentamente, sentendomi tremendamente in imbarazzo per il
suo sguardo dissoluto, lui rimane a fissarmi finché resto
completamente nuda. «Ora mettiti in ginocchio,»
Deglutisco
a vuoto. «Cosa?»
«Vieni
sul bordo del letto, ti metti in ginocchio, me lo tiri fuori e lo
prendi in bocca,»
Il
suo sorriso è crudele, lo sa che non mi piace, e dice sempre che non
sono brava. «Leah, la mia segretaria, oggi ci ha provato. Voleva
farmi un pompino in pausa pranzo. Le ho detto che non ero
interessato, ma mi è rimasta la voglia. Quindi ora me lo prendi in
bocca e mi fai venire.»
«Lo
sai che non-» quasi balbetto.
«Non
ti piace, lo so. Allora vuol dire che la prossima volta accetterò,»
Per
un attimo penso di dirgli di sì, che se lo faccia fare da lei, poi
sopraggiunge la maledetta paura della solitudine, se lui mi lascia
non ho nient’altro. Allora abbasso la testa, mi avvicino e gli tiro
giù la cerniera, lo prendo in mano e inizio a leccarlo. Ha un brutto
odore, come di acido o di latte scaduto. Mi viene da vomitare e se
penso che mi verrà in bocca sento salire i conati. Appoggia una mano
sulla mia testa per tenermi ferma e me lo spinge in gola, poi se lo
fa leccare ancora un po’ e me lo ficca di nuovo in fondo alla gola.
Lo sento gemere e grugnire e ad alta voce mi ordina «Succhia!»
Cerco di scacciare la nausea immaginando di succhiare un ghiacciolo,
ma sento lo stomaco contorcersi e contrarsi. Finalmente viene e mi
schizza in gola quello schifo. Ormai ho le lacrime agli occhi e sto
per vomitare, mi tiro indietro e corro in bagno, mi inginocchio
davanti al water e rigetto tutto quello che ho nello stomaco.
Quando
finalmente il mio stomaco si convince che non c’è più niente da
espellere, lui è lì, sulla soglia del bagno, che mi guarda con
disgusto. «Non sai fare neanche un pompino, prima o poi mi troverò
una puttana migliore di te,»
Magari,
penso, almeno non mi
torturerà più con questo orrore.
Poi
si gira e se ne va, lasciandomi sola. Quando sento sbattere la porta
d’ingresso e la sua macchina lasciare il vialetto, scoppio a
piangere, ancora inginocchiata a terra.
Il
giorno dopo, sabato, non ho proprio voglia di restare in casa, così
vado a fare una passeggiata in centro e ne approfitto per fare un
salto in libreria, per prendere l’ultimo capitolo di una saga che
adoro e che aspetto da molti mesi.
Sto
camminando con calma, per assaporare questa bellissima e tiepida
giornata di sole. Mi guardo attorno per ammirare le vetrine in tutta
tranquillità, quando sento una risata familiare. Senza girarmi alzo
gli occhi e, sullo specchio all’interno del negozio, scorgo alle
mie spalle un uomo che riconosco all’istante.
James.
Tiene
per mano una ragazza dai lunghi capelli color rosso fuoco e la bacia,
un bacio lungo e appassionato. Io mi volto lentamente, in quel
momento si staccano e attraversano la strada, ridendo come ragazzini.
Quando arrivano a metà carreggiata lui mi vede. La sua espressione
cambia, il sorriso diventa duro, crudele.
«Che
cazzo ci fai tu qui? Chi ti ha dato il permesso di uscire?»
«Chi
è, amore?» Gli chiede la rossa.
In
quel momento ritrovo la parola, l’orgoglio e la forza per
rispondergli, «Finalmente hai trovato la tua puttana, eh?»
Non
aggiungo altro, mi volto e me ne vado con calma, senza fretta, per
non fargli vedere che sto bruciando di rabbia, frustrazione e
umiliazione.
I
giorni che seguono sono strani. Piango molto, ma non sento la sua
mancanza o il senso di vuoto che mi aspettavo, né il desiderio di
chiamarlo o di averlo accanto. Piango per l’umiliazione e per il
mio orgoglio ferito.
James
ha provato a chiamarmi un paio di volte ma non ho mai risposto, mi ha
mandato alcuni messaggi pieni di insulti e ingiurie ed ho ignorato
anche quelli e quando si è presentato qui, ho fatto finta di non
essere in casa.
Al
lavoro Angela e Jessica, le mie colleghe, hanno notato che c’era
qualcosa di strano, così mi sono sfogata. Non ho raccontato tutto,
ho solo accennato che ci siamo lasciati e che lui ha un’altra, così
mi hanno invitata fuori sabato sera per cercare di distrarmi ed io ho
accettato molto volentieri.
Il
venerdì sera ho un po’ di ansia, ho paura che James decida di
venire, ma fortunatamente non si fa vedere. Mi sforzo di non seguire
quella routine, amata e odiata allo stesso tempo ma, a prescindere da
James, io adoro la pizza e in quel locale la fanno buonissima: alta e
soffice con ottimi ingredienti. Così resisto fino alle ore 22:05 ma
poi cedo e chiamo, sperando che sia ancora aperto e soprattutto che
facciano ancora la consegna a domicilio. Fortunatamente la solita
ragazza risponde e, quando chiedo se sia ancora possibile ordinare, è
titubante, dice che la consegna a domicilio per questa sera è finita
perché il fattorino sta andando via, se voglio posso andarla a
prendere. Mentre rifletto, perché non ho proprio voglia di uscire,
la ragazza copre il ricevitore e parla con qualcuno, la sento fare il
mio nome. Dopo qualche istante, ritorna a parlare con me. «Va bene,
il fattorino non è ancora andato via, il tempo di prepararla e
gliela porta.» La ringrazio quasi in lacrime, mi rendo conto che
questa sera avevo bisogno di un punto fermo più di quello che
credevo.
Quando
sento arrivare un’auto mi vengono improvvisamente i brividi perché
ho il terrore che sia James, quindi scosto la tenda prima di aprire e
vedo che nel vialetto c’è un’auto che non conosco, una Volvo
color argento, ed apro lentamente la porta.
«Edward!
Cosa fai qui?» Mi ero completamente dimenticata che lavorasse per la
pizzeria.
«Ti
ho portato la pizza,» risponde con un sorriso e guardando
all’interno della casa con apprensione.
«Oh,
è vero. Scusa se ti ho fatto fare tardi, non era mia intenzione. A
proposito, l’altra volta sei andato via senza prendere i soldi!»
«È
vero, ma non volevo proprio vedere quello stronzo!» Risponde a bassa
voce.
Io
abbasso gli occhi, in imbarazzo.
«Oh,
scusa, voi due…» mormora.
«No,
non più.» Resto in silenzio, a disagio, poi mi rendo conto che
siamo ancora nell’ingresso, «Che maleducata, scusami, ti ho
lasciato sulla porta. Vuoi entrare? Posso offrirti qualcosa?»
«Volentieri,
mi fa piacere rivederti e fare due chiacchiere dopo tutto questo
tempo.»
Lo
faccio accomodare e lui insiste perché io mangi mentre
chiacchieriamo, altrimenti la pizza si raffredda. Acconsento e gli
chiedo se vuole cenare con me e lui accetta, infatti deve ancora
mangiare perché la serata è stata molto movimentata e non ne ha
avuto il tempo, così ci dividiamo la pizza.
Mi
piace averlo qui, la sua è una piacevole compagnia, ma tutti gli
anni passati con l’assurda gelosia di James non si possono
scacciare in una sola settimana e ora mi sento in colpa, come se
stessi facendo qualcosa di sbagliato o fosse inopportuno averlo qui.
Secondo lui infatti, non dovevo dare confidenza agli uomini, né
tanto meno sorridergli perché si sarebbero fatti idee sbagliate.
Stare in casa da sola con uno sconosciuto? Figuriamoci! Era
impensabile.
Spero
di riuscire a dimenticare in fretta tutti questi discorsi assurdi,
che mi hanno condizionata così tanto nel mio rapporto con gli altri.
La
voce di Edward mi strappa dai miei pensieri, «Non che mi faccia
piacere parlare di lui, ma se hai bisogno di sfogarti, sono qua.» Mi
dice serio.
«Grazie,
sei molto gentile. C’è poco da dire, ho scoperto che aveva
un’altra.»
Sembra
sollevato e fa un sospiro, «Oh, meno male. Finalmente l’hai
scoperto!»
«Come?
Vuoi dire che tu lo sapevi?»
Si
muove a disagio sulla sedia, «Ehm, sì. All’inizio è stata Bree,
la ragazza che prende le telefonate, ad avere il dubbio, perché quei
gusti assurdi non poteva averceli qualcun altro. Così Sam, quando
andava a fare la consegna all’altro indirizzo, un appartamento
nella zona “chic”, cercava di spiare in casa e qualche volta lo
ha visto in compagnia di una rossa. Io non lavoro lì da molto e non
sapevo che foste voi due, l’ho scoperto la settimana scorsa, quando
sono venuto a fare la consegna al posto di Sam.»
«Oh,»
non riesco a dire altro perché mi sento ancora una volta presa in
giro, usata e tremendamente stupida. Chissà da quanto tempo andava
avanti?
Senza
che me ne accorga mi si riempiono gli occhi di lacrime, tutta colpa
del mio stupido orgoglio ferito.
Edward
appoggia una mano sulla mia, «Eri davvero innamorata di lui, Bella?»
Lo
guardo e mi perdo in quegli occhi bellissimi, di un colore indefinito
tra il verde e l’azzurro, limpidi e chiari come l’acqua di
montagna.
«No,
non lo ero più da tanto tempo, forse non lo sono mai stata. Ma…»
Come spiegargli questa paura per il mondo esterno che mi ha inculcato
negli anni? Tutti quei discorsi che faceva sugli uomini, su quello
che vogliono davvero, come se lui fosse stato diverso. E la mia
inadeguatezza: secondo James sono sciocca, poco intelligente e
bruttina, come posso pensare di trovare qualcun altro?
Così,
liquido il discorso con un semplice «ormai era abitudine, tutto
qui.»
Lui
mi guarda intensamente, capisce che c’è dell’altro ma non indaga
oltre, così ne approfitto per cambiare argomento. «E tu? Che mi
dici di te? Come mai fai il fattorino per la pizzeria?»
«Beh,
non c’è molto da dire. Quando tu ti sei messa con James, io mi
sono messo con Rose, ti ricordi?»
Annuisco.
Quella zoccola!
Ci aveva provato anche con James appena ci eravamo messi insieme.
«Beh,
dopo la scuola tu sei andata all’università e, finita quella, ti
sei trasferita qui per lavorare, noi invece siamo venuti a Port
Angeles subito dopo la scuola, ma dopo un paio d’anni lei è
rimasta incinta.»
Resto
senza parole, non sapevo che fosse padre.
Il
suo sguardo si fa serio, quasi assente, come se ricordare gli facesse
male.
«Mi
diceva che prendeva la pillola, ma Mike, ti ricordi di Mike Newton?
Ecco, lui mi ha detto che giravano voci sul fatto che lei volesse
incastrarmi e rimanere incinta per avere il futuro assicurato, perchè
la mia famiglia era benestante. Comunque quando Tania, mia figlia,
aveva un paio d’anni, un bel giorno sono tornato a casa e ho
trovato una ragazzina a badare a lei. Mi ha dato una lettera in cui
Rose aveva scritto qualcosa tipo: ho
fatto una cazzata, non sono fatta per fare la mamma, tanti cari
saluti. Così ho preso
Tania, tutta la nostra roba e sono tornato a casa. Dopo poco, come
saprai, mamma e papà sono morti in un incidente d’auto. Io e Alice
abbiamo dovuto vendere la casa per pagare i debiti che aveva lo
studio, perché Aro, il socio di papà, aveva truffato la società e
rubato tutti i soldi ai clienti. Non avevamo più nulla.»
Il
suo sguardo si fa ancora più triste, quasi disperato ricordando il
dolore di quel periodo.
«Mi
è dispiaciuto molto sapere della morte di Carlisle ed Esme, erano
due persone stupende. Non riesco a immaginare come tu ti sia sentito
in quel periodo, e quando Rose se n’è andata,» questa volta sono
io a mettere una mano sulla sua.
Volge
lo sguardo verso di me, «La verità?»
Annuisco.
«Quando
Rose è andata via ero felice. E sollevato. Non ero innamorato di
lei, non lo ero mai stato, e come madre era pessima, ma cosa potevo
fare ormai? Non potevo cacciarla. Non faceva fisicamente del male a
Tania, solo che non stava mai con lei, la ignorava e quando le
prestava attenzione era solo per urlarle contro. Ora è Alice a
badare a lei. Per fortuna lavora in casa, è diventata una sarta
bravissima e con la sua passione per la moda realizza dei vestiti
stupendi, ha un sacco di clienti. Figurati che ha anche assunto un
paio di ragazze per farsi aiutare.»
Guardandomi,
fa un sorriso carico di orgoglio, ha sempre adorato Alice e anche io:
ai tempi del liceo eravamo amiche.
Edward
continua a raccontarmi la sua storia, «Io intanto avevo deciso di
iscrivermi all’università, così studiavo di notte per laurearmi e
di giorno lavoravo in un’azienda di trasporti, fallita un paio di
anni fa. Che culo, eh?»
Mi
rivolge un sorriso triste e riprende «Quindi ora sono alla ricerca
di un’occupazione stabile che mi permetta di stare con Tania. Per
il momento mi arrangio con un paio di lavori, il primo come fattorino
e, quando ho finito con le pizze, vado a fare il barista al
Pandemonium, lo conosci?»
Annuisco,
io non ci sono mai stata ma le mie colleghe ne parlano spesso, dicono
che ci sia un barista molto bello e sicuramente si riferiscono a lui.
«Per
concludere, dal lunedì mattina al mercoledì sto a Forks con Alice e
Tania e poi vengo qui a lavorare.»
Mi
guarda con il suo particolare sorriso sghembo e un velo di tristezza
gli attraversa gli occhi.
«Mi
spiace, non sapevo nulla. A James non piaceva che avessi delle amiche
così avevo tagliato i ponti con Forks, inoltre da quando ho litigato
con papà, non ci parliamo più.»
«Hai
litigato con Charlie? Come mai?» Chiede sorpreso.
Alzo
le spalle, «non piaceva a James. Diceva che non mi voleva bene
perché non mi aiutava economicamente e altre idiozie del genere. E
Charlie diceva che era lui a non amarmi. Ero così stufa di litigare
con entrambi che ho smesso di chiamare Charlie, che si è arrabbiato,
abbiamo litigato e ora è qualche anno che non ci sentiamo.»
«Lo
chiamerai?»
«Prima
ho bisogno di organizzare bene le idee perché per un periodo ho
creduto a James,»
Edward
si morde il labbro inferiore, capisco che vorrebbe dire qualcosa e
cerca di trattenersi.
«Dai,
dillo,» lo autorizzo con un mezzo sorriso.
«No,
non sono affari miei, io ho fatto le mie cazzate, tu le tue e
sinceramente non mi va di parlare ancora di quel coglione.»
«Ce
l’hai a morte con lui, perché?»
Continua
a mordersi il labbro inferiore, costringendomi a fissare la sua
bocca. La sua bellissima bocca e quelle labbra meravigliosamente
rosse e morbide. Lui non risponde ed io torno con la mente a quel
pomeriggio di dieci anni fa. Ero stata sorpresa a passare il compito
di algebra e lui a fumare in bagno. Eravamo solo noi due nell’aula
di punizione e il professore che doveva tenerci d’occhio andò via
prima perché la professoressa di inglese venne a chiamarlo dicendo
che c’era un’urgenza.
Alcuni
secondi dopo che fummo rimasti soli, Edward si alzò dalla sedia e
venne a sedersi sul mio banco, rimanendo a fissarmi in silenzio e
continuando a masticare un chewing-gum. Anche io lo guardai
intensamente, per nulla a disagio dall’insistenza del suo sguardo.
Ero incuriosita e allo stesso tempo incantata dal suo viso bellissimo
e perfetto e dai suoi occhi splendidi, vivi, dal colore indefinito ma
che cambiava intensità a seconda del tempo, variando verso il grigio
quando il cielo era nuvoloso e verso il verde/azzurro quando il sole
splendeva in cielo.
«Lo
sai dove sono andati, vero?» Mi chiese dopo alcuni lunghissimi
secondi. La sua voce era dolce e profonda e me la sentii scivolare
addosso come una carezza. Non era più la voce di un ragazzino ma non
era ancora da adulto e lo immaginai dire il mio nome. Oh, avrei così
tanto voluto sentirlo pronunciare il mio nome.
«Uhm…
no, non ne ho idea. Dovrei?» Gli risposi, ancora persa in quegli
splendidi occhi verdi. Spostai lo sguardo alla sua bocca, a quelle
labbra invitanti e rosse, non rosa come tutti i comuni mortali, ma
rosso vivo, acceso e sensuale. Edward deglutì, si inumidì il labbro
inferiore con la punta della lingua, poi si abbassò verso di me e
appoggiò le labbra sulle mie. Dopo un paio di secondi in cui non
riuscii a respirare a causa della bellissima sensazione che le sue
labbra mi trasmettevano, appoggiò una mano calda dietro la mia nuca,
la sua presa, forte ma delicata, fece battere ancora più forte il
mio cuore. Poi schiuse leggermente le labbra e la sua lingua cercò
la mia nel più dolce, meraviglioso, eccitante primo bacio che sia
mai esistito sulla faccia della terra. Fu lungo, delizioso e
incantevole. Il suo sapore era fresco e dolce, sapeva leggermente di
menta e mi resi conto che del chewing-gum non c’era più traccia.
La sua mano scivolò dalla nuca ad accarezzarmi la guancia, ed io
feci altrettanto, sfiorandogli il viso e soffermandomi sul profilo
della mandibola ricoperta da un leggero strato di barba appena
accennata. Gli passai una mano tra i capelli trovandoli morbidi e
lisci e lui mugolò. Il suo profumo di fresco e pulito mi riempiva le
narici e mi dette la sensazione che attorno a noi non ci fosse più
nulla.
Fu
il mio primo, bellissimo, bacio.
Edward
si schiarisce la voce riportandomi alla realtà. Per un attimo sento
ancora la sensazione della sua mano dietro la nuca e la carezza sulla
guancia. Divento paonazza perché credo possa leggere sul mio viso
ciò a cui stavo pensando. Lui fa il suo solito sorriso e guardando
l’orologio mormora «è tardi, ora devo andare, tra mezz’ora devo
essere al lavoro.» Si alza e si avvia verso la porta. «Una sera di
queste vieni a trovarmi, così mi vedi all’opera.»
«Contaci,»
rispondo. Mi appoggia un bacio sulla guancia e lo guardo andare via.
Era
da tantissimo tempo che non pensavo a lui e ora, sdraiata sul divano,
non riesco a togliermelo dalla mente. Il giorno in cui mi ha baciata
era il 5 maggio, ed era un mercoledì. Lui indossava una t-shirt
color grigio chiaro con lo scollo a “V” lasciata fuori dai jeans
neri, con sopra una camicia aperta, di un grigio un po’ più scuro
della maglietta e con le maniche arrotolate. I suoi capelli erano più
chiari di adesso, di una strana tonalità biondo ramato e li teneva
spettinati. Me li ricordo morbidissimi e ne rimasi sorpresa perché
ero convinta di sentirli duri a causa del gel, invece erano setosi e
folti e passarci le dita in mezzo era molto piacevole, quasi
rassicurante. E poi era bello, molto più di James o di chiunque
altro, di una bellezza sconvolgente e naturale, non ostentata ed
esibita, ma comunque era impossibile non accorgersi di lui, così
educato e con un’eleganza innata nell’atteggiamento, nel modo di
fare e di porsi con le altre persone.
Un
po’ alla volta affiorano altri ricordi di Edward: lo rivedo seduto
in terra a leggere in un angolo fuori dalla palestra o sotto un
albero a gambe incrociate e con gli occhi chiusi ad ascoltare musica
con le cuffiette. Era un ragazzo piuttosto solitario e rimaneva
sempre sulle sue, al contrario di sua sorella Alice che invece era
sempre al centro dell’attenzione e riusciva ad attaccare bottone
anche con le foglie secche. Edward non sorrideva spesso, anzi,
piuttosto raramente ma, quando lo faceva, risplendeva più del sole
ed io mi perdevo in quel sorriso. Non avvicinava mai le ragazze, non
attaccava bottone, non cercava la loro compagnia. Se lo avesse fatto,
ne avrebbe avute a decine tra cui scegliere. Ogni tanto lo
sorprendevo a fissarmi, o lui scopriva me a fissare lui, allora ci
scambiavamo un timido sorriso, ma niente di più, non si era mai
fatto avanti. Mai, fino a quel giorno in sala di punizione.
Pochi
giorni dopo quel bacio, durante una festa a casa di qualcuno, James
si era avvicinato, mi aveva detto che gli piacevo e mi aveva baciata,
ma non era stato per niente un bel bacio, anzi, era stato frettoloso
e con troppa saliva. Ma lui era James, il più desiderato, e aveva
detto che gli piacevo, invece Edward non si era più avvicinato, non
mi aveva più parlato. Dopo quel bacio, io e James uscimmo in
giardino tenendoci per mano, e incontrammo Edward. Ricordo ancora il
suo sguardo: era intenso e carico di delusione. Forse quella sera si
sarebbe fatto avanti ma io sono stata stupida, quando James si è
avvicinato ero talmente emozionata che non ho capito più nulla.
Dopo
qualche settimana, Edward faceva coppia fissa con Rose. Lei
raccontava di aver fatto il primo passo durante una festa in cui lo
aveva portato in una camera e lui aveva ceduto alle sue avances. Poi
la scuola era finita e da allora non avevo più pensato a lui.
Mi
addormento sul divano con il sorriso di Edward in mente, la sua voce
sensuale e pacata, il suo sorriso sghembo. Penso a com’era dieci
anni fa e a com’è adesso, più uomo, più maturo, i capelli più
scuri, un accenno di barba. Ancora incredibilmente e
inconsapevolmente sexy.
Il
trillo del cellulare mi sveglia di colpo. Sbadiglio.
«Ciao
Angela, buongiorno!» Spero di riuscire a nascondere di essermi
appena svegliata ma un altro sbadiglio mi smaschera.
«Oh,
scusa Bella, dormivi?»
«No,
tranquilla, ero sveglia. Dimmi tutto.» Dio che sonno! Allontano il
cellulare per cercare di nascondere l’ennesimo sbadiglio.
«Mi
chiedevo se volessi accompagnarmi a fare shopping, perché questa
sera io e Jessica pensavamo di andare al Pandemonium e volevo
prendere qualcosa di nuovo.»
Le
parole di Angela hanno su di me l’effetto di una secchiata d’acqua
gelida. «Certo! Ti accompagno volentieri. Anzi, ho bisogno anch’io
di fare acquisti, mi serve un guardaroba da single!»
«Ottimo!
Allora passo a prenderti prima di pranzo, così mangiamo assieme.»
Angela
mi piace molto, è simpatica ma non invadente, al contrario di
Jessica a cui manca il filtro tra il cervello e la bocca e lascia
uscire tutto quello che le passa per la testa, senza riflettere se ci
sia un modo più gentile di dire le cose o se, addirittura, sia il
caso di non dirle proprio.
Angela
passa a prendermi e andiamo a mangiare un’insalatona direttamente
al centro commerciale, per non sprecare tempo.
La
nostra sessione di shopping dura tutto il pomeriggio e dobbiamo
perfino prendere un carrello di quelli che si usano per la spesa per
caricare le nostre numerose borse piene di acquisti. Ho speso più di
un mese di stipendio ma ho preso di tutto: abbigliamento, scarpe,
intimo e trucchi.
Angela
mi guarda sbalordita «Wow! Era ora che non ti vestissi più come una
monaca di clausura! Sei così bella e hai un bel corpo, devi
valorizzarti!»
Arrossisco.
Nessuno mi aveva mai detto che ero bella, di sicuro non James che,
per farmi un complimento, diceva “oggi sei meno brutta del solito”.
Sono
impaziente di rivedere Edward. Per l’occasione indosso una
minigonna nera e un top rosso fuoco, con le scarpe rosse con il tacco
alto. Non so come farò a non rompermi una caviglia camminando su
questi trampoli. Angela è arrivata un po’ prima apposta per
truccarmi perché io non ne sono capace, le ho chiesto un trucco
leggero e quando mi guardo allo specchio, truccata e con i capelli
raccolti in uno chignon da cui ha lasciato libera qualche ciocca,
quasi non mi riconosco e mi trovo perfino bella.
Anche
Jessica rimane senza fiato dal mio nuovo look e ora sono ancora più
impaziente della sua
reazione.
Mentre
ci dirigiamo al locale, non posso fare a meno di pensare che questo è
l’inizio della mia nuova vita. Aver lasciato James è stato
chiudere quella vecchia, dire “addio” a quella Bella noiosa,
sottomessa e senza carattere che mi aveva imprigionata, ma uscire con
le amiche e farmi bella pensando a un uomo, questo è un inizio.
L’inizio della mia nuova vita. Ora ricomincio da me, voglio stare
bene, voglio ricominciare a vivere e a tirare fuori la vera Bella.
Al
nostro arrivo c’è già la fila per entrare, ma quando il
buttafuori si accorge di noi ci fa passare subito. Politica del
locale: le belle ragazze non fanno la fila.
Angela
e Jessica mi guidano subito al bar per prendere qualcosa da bere ma
il barista non è Edward, è un ragazzo coi capelli scuri e due
spalle grosse come un armadio.
«È
questo il barista di cui parlate tanto?» Chiedo urlando all’orecchio
di Angela, che fa segno di no con la testa e, bevendo da una
cannuccia, indica il soffitto con l’indice.
Ok,
aspetterò di andare al bar al piano di sopra.
Dopo
aver sorseggiato i nostri cocktails andiamo in pista a ballare. È
così tanto tempo che non ballo, che mi sento un tronco di legno.
Dopo quello che sembra un sacco di tempo, ho i piedi che mi fanno
malissimo e la gola secca come il Sahara, così le supplico di
lasciarmi andare a rinfrescarmi e a sedere. Decidono di fare una
pausa anche loro perché hanno incontrato dei ragazzi che conoscono e
vogliono andare al bar a bere qualcosa insieme. Con nonchalance
propongo di andare al bar al piano di sopra e nel momento in cui
appoggio il piede sull’ultimo scalino, lo vedo.
È
lui. Ed è splendido!
Ha
l’espressione concentrata e sta cercando di sentire gli ordini dei
clienti nonostante il volume alto della musica, ma ha un sorriso
fantastico che arriva a illuminargli gli occhi. Indossa una camicia
bianca, con qualche bottone sbottonato e le maniche arrotolate. Mi
siedo su uno sgabello alla sua destra, accavallo le gambe e inizio a
fissarlo sorridendo. Lui alza gli occhi e incrocia i miei, poi mi
guarda in viso, scende a guardare il mio top rosso fuoco e spalanca
ancora di più il sorriso in un’espressione incredula, «Ma sei
proprio tu?»
Annuisco
senza staccare gli occhi dai suoi, lui appoggia le bottiglie che ha
in mano sul bancone, appoggia un piede su un gradino o una pedana per
alzarsi, si sporge verso di me e allarga le braccia. Non lo faccio
aspettare e lo abbraccio. Si stacca dopo poco e riprende le bottiglie
in mano, con un sorriso ebete stampato in faccia, ma sempre
bellissimo. Si volta verso il ragazzo a cui stava preparando il
cocktail con l’espressione confusa, il ragazzo scoppia a ridere e
gli ripete l’ordine. Mentre gli prepara il drink, Edward continua a
sorridere.
«Non
pensavo saresti venuta, di sicuro non stasera!»
«Sono
qui con delle amiche,» in quel momento mi volto verso di loro e mi
accorgo che probabilmente sono rimaste a guardarci a bocca aperta per
tutto il tempo, così gliele presento.
«Posso
offrirvi qualcosa?» Chiede lui e ci facciamo preparare dei
cocktails, il mio analcolico perché non sono abituata all’alcool e
vorrei evitare di dare spettacolo.
«Senti,
alle tre mi sposto nel bar del privè che è molto più tranquillo di
questo. Vieni a trovarmi, lascio il tuo nome all’entrata.»
Annuisco
e lo saluto, ora è meglio che lo lasci lavorare.
Come
ci allontaniamo, Angela e Jessica mi assaliscono con mille domande,
così spiego che eravamo al liceo insieme e che, all’epoca, ci
eravamo scambiati solo un bacio.
Ritorniamo
a ballare e dopo un po’ Jessica si apparta con uno dei suoi amici
mentre Angela e io rimaniamo in pista aspettando le tre per andare da
lui. Sono carica di adrenalina e non vedo l’ora di andare da lui.
Non voglio sembrare troppo impaziente e riesco a resistere fino alle
tre e trenta, poi io e Angela ci dirigiamo al privè.
«Ti
piace, vero?» Chiede lei, mentre saliamo le scale.
Non
ho bisogno di chiederle a chi, o cosa, si riferisca. «Beh, sì, è
molto carino. Non credi?»
«Altroché!
È single?»
Mi
blocco con il piede sospeso a mezz’aria e sono travolta da un
ragazzo che mi seguiva e che non ha fatto in tempo a fermarsi. Mi
volto e mi scuso, poi riprendo a salire tra le risate di Angela. «Non
lo so. Non gliel’ho chiesto.»
«Allora
scopriamolo!» Dice ridendo.
È
lei a guidarmi al privè, una saletta con musica più soft, alcuni
tavoli e, in fondo, alcune porte chiuse. Quando dico il mio nome
all’armadio in giacca e cravatta che mi sbarra la strada, lui fa un
sorriso e ci lascia passare. Andiamo dritte al bar, da Edward.
«Te
la sei presa comoda, eh? Hai dovuto liberarti di qualche spasimante?»
chiede lui col suo sorriso sghembo mentre porge due bottiglie di
birra a un ragazzo.
Angela
mi anticipa, «Non ti preoccupare, li ha respinti tutti!»
Io
mi volto a guardarla imbarazzata mentre lei alza le spalle e si siede
per poi aggiungere, rivolta a lui, «E tu? Hai respinto le tue
corteggiatrici?»
Edward
fa un gran sorriso, «Certo!»
Lei
e Edward si scambiano qualche parola mentre io non riesco a levargli
gli occhi di dosso. Verso le cinque arriva Jessica in compagnia di un
ragazzo ed è sorpresa di trovarci qui, rimane a chiacchierare con
noi finché, alle sei, arrivano dei camerieri con dei vassoi carichi
di brioches che offrono per colazione ai pochi clienti rimasti e poco
dopo la musica viene spenta. Edward, dopo aver mangiato tre cornetti
di fila, esclama «e anche per stanotte è finita! Venite con noi?
Con lo staff andiamo a fare colazione in un bar qui vicino,»
Le
mie amiche rifiutano, ormai sono stanche e vogliono andare a letto ma
Angela non perde l’occasione di dire, naturalmente a voce alta «ma
tu vai pure Bella!»
Io
resto un attimo confusa, ed Edward non mi lascia il tempo di dir
nulla, «Certo, ti accompagno io a casa.»
«Allora
è deciso! Bella, buona… mattinata! Ci sentiamo nel pomeriggio!»
Saluto le ragazze con due baci sulle guance e se ne vanno.
Io
mi volto verso di Edward, «ma vai con lo staff, io cosa centro?»
«Beh,
mica ti mangiano. E si unisce sempre qualcuno che non lavora qui.»
Rassicurata,
annuisco. Non ho per niente sonno e l’idea di passare del tempo con
lui mi fa davvero piacere. Andiamo insieme al guardaroba a ritirare
le giacche, poi lo seguo verso la sua auto. Rimaniamo un po’ senza
parlare, per gustarci il silenzio. Inoltre sono agitata, è la prima
volta che sono da sola in un’auto con un uomo che non è James, mi
sudano le mani e sento una strana sensazione allo stomaco.
Ad
un semaforo rosso, Edward si volta verso di me, «Ti spiace se non
andiamo con gli altri? Non ho voglia di stare ancora in mezzo alla
confusione e quei pazzi ne fanno parecchia.»
«No,
certo,» Non ho capito cosa voglia fare, se riportarmi a casa o
andare da un’altra parte con me. Per fortuna è la seconda ipotesi,
infatti ferma l’auto davanti ad un bar più piccolo e intimo di
quello dove si sono fermati gli altri. Scendiamo e facciamo
nuovamente colazione.
Parliamo
di un sacco di cose, di quanto sia rimasto sorpreso di vedermi lì e
soprattutto del mio nuovo look. Mi rivolge uno sguardo molto intenso
facendomi arrossire e dice che, vestita così, sto davvero benissimo.
Quando
abbiamo finito di fare colazione mi riporta a casa, scende dall’auto
e mi accompagna fino alla porta. Superimbarazzata gli chiedo se
voglia entrare ma dice che deve andare a dormire perché il turno
alla pizzeria comincia a metà pomeriggio. Mi appoggia un bacio
delicato sulla guancia e se ne va, lasciandomi a fissare la sua auto
che si allontana.
Durante
la settimana penso spesso a Edward, sia al ragazzo del liceo che a
quello adulto e ogni volta mi accorgo che uno stormo di farfalle mi
svolazza nello stomaco. Ripenso a quell’unico bacio e mi sento come
non mi era mai capitato con James: eccitata.
Il
venerdì seguente ordino ancora la pizza e chiedo l’ultima
consegna.
Dal
venerdì seguente inizia la nostra routine: me la porta direttamente
Edward quando ha finito il turno, si ferma a cenare con me e poi va
al Pandemonium.
In
quelle settimane mi racconta molto di lui: è single e non ha più
avuto storie dopo Rose, solo qualche sporadica avventura, sia perché
le donne scappano a gambe levate quando lui dice che ha una figlia,
ma soprattutto perché con Tania non può permettersi passi falsi,
non può portare a casa una donna, far sì che lei ci si affezioni e
poi scoprire che le cose non vanno e lasciarla, la bambina ne
soffrirebbe troppo e dopo l’abbandono della madre Edward non vuole
che soffra ancora.
Ci
vediamo qualche volta anche al Pandemonium, spesso mi accompagna a
casa dopo la colazione, ma nient’altro. Non mi ha mai chiesto di
uscire, non ci vediamo in altri momenti e soprattutto non mi ha mai
baciata. Colgo qualche segnale d’interesse da parte sua, a volte mi
fissa negli occhi, oppure avvicina, mi prende per mano o mi fa una
carezza sul viso. Una volta si è avvicinato, mi ha fatto una
accarezzato la guancia ed è rimasto a fissarmi, spostando il suo
meraviglioso sguardo dai miei occhi alle mie labbra, ripetutamente,
ma invece di baciarmi, ha tolto la mano, si è schiarito la voce e ha
fatto un passo indietro. Inutile dire che quando fa così non riesco
neanche a respirare, il mio cervello va in tilt e mi eccito da
morire.
In
queste settimane sto cercando di capire me stessa. Mi sento cambiata,
finalmente l’insicurezza che mi dominava quando avevo James vicino
se ne sta andando. Sono tornata a essere allegra e solare, mi piace
ridere e scherzare, cose che non facevo più da molto, moltissimo
tempo. Al lavoro un paio di colleghi, tra cui Laurent, mi hanno
chiesto di uscire, ho accettato mettendo in chiaro che sarebbe stata
una serata tra amici, che non mi sento ancora pronta ad una storia e
che non sono tipo da avventure. Loro, per fortuna, non hanno superato
il limite e si sono limitati ad un saluto con un bacio sulla guancia
a fine serata.
La
verità è che sto aspettando Edward. Ho accettato di uscire con loro
per capire se quello che sento per lui sia un normale attaccamento
dovuto al vuoto lasciato da James o se sia qualcosa di più profondo.
E naturalmente ho capito che mi piace davvero. È lui che aspetto di
vedere, di sentire, è lui che mi fa sospirare e immaginare le sue
mani sul mio corpo, la sua bocca sulla mia.
È
il compleanno di Jessica e lo abbiamo festeggiato al Pandemonium. Ho
bevuto qualche bicchiere di spumante di troppo, così, quando Edward
mi accompagna a casa la domenica all’alba, sono ancora piuttosto
ubriaca. L’alcool mi fa essere più disinibita e loquace e questo
non va per niente bene.
O
sì?
È
lui ad aprire la porta di casa mia perché non io riesco a inserire
la chiave nella serratura. Edward vorrebbe lasciarmi nell’ingresso
ma inciampo nel tappeto rischiando di cadere a terra, così mi prende
in braccio e mi porta in camera. Io sto continuando a ridacchiare,
strascico le poche parole che mi escono dalla bocca e lui fa qualche
risatina imbarazzata.
Accidenti!
Sono io che dovrei essere imbarazzata di me stessa!
Edward
scosta le coperte e mi adagia sul letto, mi appoggia un bacio in
fronte ma quando fa per andarsene lo trattengo per una mano. Ora,
all’improvviso, mi sento perfettamente lucida e non voglio che se
ne vada, ma che rimanga qui con me.
«Edward,»
sussurro, «Ma io…ti…ma tu…mi…» Vorrei chiedergli se gli
piaccio, se mi desidera, ma dirlo ad alta voce mi imbarazza troppo.
«Accidenti!» borbotto, lo afferro per il colletto della camicia e
lo tiro verso di me e lui, colto alla sprovvista, fa solo in tempo ad
appoggiare le mani sul letto, ai lati della mia testa, per non
cadermi addosso di peso. Appoggio le labbra sulle sue e ne assaporo
la morbidezza. Lui rimane immobile per qualche istante, ma appena
schiudo le labbra e la mia lingua cerca la sua si lascia andare, mi
bacia con passione, con foga. Ha un sapore dolce, fresco, piacevole.
Gemo al contatto con la sua bocca, il suo corpo sul mio mi eccita, la
sua gamba destra è tra le mie e spinge contro di me, contro la mia
intimità facendomi vibrare di desiderio. Anche la mia gamba preme
contro la sua eccitazione, così dura,
così grossa…
Ommioddio! Vorrei solo accoglierlo dentro di me, unirmi a lui, godere
e farlo godere. Tento di infilare le mani sotto la sua camicia ma è
aderente e non ci riesco, provo a sfilargliela ma è troppo attillata
anche per questo, così appoggio una mano sulla sua spalla e lo
spingo indietro, con dolcezza. Lui spalanca gli occhi ma quando si
accorge che le mie mani stanno slacciando i bottoni della camicia si
rilassa, mi lascia fare accarezzandomi il viso, la testa, appoggia
una mano dietro la mia nuca per piegarmi la testa e baciarmi il
collo. Io faccio lo stesso, appoggio le labbra sul suo collo, lo
lecco e lo bacio, la sua pelle è leggermente salata e non riesco a
staccarmene. Intanto sono riuscita a sbottonare la camicia così gli
appoggio le mani sul petto caldo e tornito, non eccessivamente
muscoloso ma quel tanto che basta per essere sexy da morire. Tiro
indietro la camicia scoprendogli le spalle e passo le dita sulla sua
schiena, su ogni muscolo, su ogni centimetro di pelle. Ci guardiamo
negli occhi un lungo momento, poi mi sfila il top dalla testa e
slaccia il reggiseno, me lo toglie e con un bacio mi spinge giù. È
tra le mie gambe e preme la sua eccitazione su di me, rendendomi
difficile respirare. Stringe i miei seni tra le mani, li bacia
avidamente come se si stesse dissetando e la sua lingua gioca con i
miei capezzoli, poi scende giù verso l’ombelico, si mette in
ginocchio e sfila gonna e perizoma rimanendo a guardarmi per un lungo
momento.
«Oddio,»
mormora, «sei bellissima,».
Guardo
il suo viso, i suoi splendidi occhi che brillano contemplando e
desiderando il mio corpo.
Lentamente
si stende su un fianco accanto a me, io mi giro per mettermi di
fronte a lui, ci baciamo ancora mentre mi accarezza la schiena
lentamente, poi ancora il seno. Passa il braccio sinistro sotto la
mia testa, io faccio scivolare il mio braccio destro sotto il suo per
appoggiare la mano sulla sua schiena perché ho bisogno di sentire la
sua pelle sotto le dita. Con un bacio mi fa rotolare sulla schiena
poi la sua mano destra scende, scende, scende. Il mio corpo reagisce
subito al suo, apro le gambe e la sua mano scivola tra le mie labbra,
sfrega il clitoride facendomi gemere vergognosamente con il viso sul
suo collo, immersa nel suo profumo dolce e speziato. Geme anche lui e
con la voce roca e tremendamente sexy bisbiglia al mio orecchio «sei
completamente bagnata.»
«Sei
tu che mi fai questo effetto, solo tu…» non riesco a dire altro
perché le sue dita mi entrano dentro e si muovono, dentro e fuori,
dentro e fuori. Col pollice stuzzica il mio clitoride, lo preme e
quando inizia a compiere dei piccoli cerchi, sento che non ce la
faccio più, quello che provo è troppo grande e troppo intenso. Alza
lievemente il busto per baciarmi il collo e questo è la scintilla da
cui si scatena l’incendio: inarco la schiena verso la sua mano e un
piacere immenso scoppia da quel piccolo luogo al centro del mio
corpo, toccato splendidamente da Edward e si irradia in ogni punto
del mio essere, in ogni cellula, ovunque. Un urlo liberatorio mi
sfugge, poi l’unico suono della stanza è il nostro respiro veloce,
affannato. Le sue magiche dita mi stanno ancora accarezzando con
dolcezza facendomi mugolare e il suo viso è ancora sul mio collo, a
baciarmi deliziosamente. Quando sono quasi completamente rilassata,
il suo pollice ricomincia a girare lentamente sul mio clitoride
provocandomi un’altra fortissima ondata di estremo piacere.
Questo
mi manda letteralmente fuori combattimento, mi addormento
praticamente all’istante, certa di essermi lasciata sfuggire in un
sospiro «Ti amo, Edward.»
-EPOV-
«Ti
amo, Edward.»
Mi
si mozza il respiro, lo ha detto davvero.
Sono
dieci anni che lo sogno, che lo aspetto e ora finalmente l’ha
detto. È crollata addormentata subito dopo, forse addirittura mentre
lo diceva, con ancora le mie dita dentro di lei, dentro il suo
piccolo, caldo, bellissimo corpo.
Resto
ancora qualche istante così, immobile, con il viso sul suo collo a
respirare il suo profumo e le dita dentro di lei. Non vorrei più
uscire, vorrei solo aspettare il suo risveglio per fare l’amore con
lei.
Invece,
lentamente, scivolo fuori e mi pulisco sui jeans. I jeans. Cazzo. Ho
fatto un macello, sono venuto nelle mutande come un ragazzino. Ma i
suoi gemiti, il suo piacere, i suoi orgasmi hanno travolto anche me.
E poi è talmente tanto che non sto con una donna che non sono
riuscito a trattenermi.
Mi
alzo, la copro con immenso dispiacere, prendo la camicia e la
indosso, abbottonando quei bottoni che con le sue piccole mani ha
slacciato in fretta, in preda al desiderio. Sorrido. È così bella,
con i capelli arruffati, il viso arrossato e le labbra sode, rosse e
gonfie.
Non
voglio scappare come un ladro, devo lasciarle almeno un biglietto,
così scendo al piano di sotto sperando di trovare carta e penna, ma
in questa casa sembrano entrambe inesistenti. Dove accidenti le
tiene? Per fortuna trovo una matita mangiucchiata e una vecchia
agenda in un cassetto della consolle dell’ingresso, strappo un
foglio, quello della data di oggi e sorrido quando mi rendo conto che
è il 5 maggio. Mi siedo al tavolo della cucina e inizio a scrivere,
poi torno da lei, appoggio il biglietto piegato sul comodino, le
appoggio un bacio sulle labbra e me ne vado.
-BPOV-
Mi
stiracchio lentamente, mi sento intorpidita, tutti i muscoli del mio
corpo sono doloranti, come se avessi fatto una lunga corsa. E che mal
di testa! Non mi sembrava di aver bevuto tanto. Nonostante
l’intorpidimento e il mal di testa, mi sento meravigliosamente bene
e ho un buon sapore sulle labbra. Mi metto a sedere sul letto e mi
rendo conto di essere completamente nuda, tutti i miei vestiti sono
sparpagliati sul letto e sul pavimento e all’improvviso ricordo il
travolgente orgasmo che mi ha provocato Edward.
Sorrido,
allora l’orgasmo non è una leggenda metropolitana, esiste davvero.
Solo io sono arrivata all’età di ventisette anni senza averlo mai
provato. Non sono mai stata curiosa di sperimentare l’autoerotismo
e senz’altro a James non interessava procurarmi piacere.
Mi
guardo attorno ma Edward-dio-del-piacere-Cullen non c’è. Sono le
tre del pomeriggio, probabilmente sta ancora dormendo.
Sul
comodino c’è un foglio piegato a metà, lo prendo e lo leggo, so
già che è suo.
Buongiorno
Piccola,
grazie
di ogni gemito, di ogni respiro e di ogni momento di piacere che hai
condiviso con me.
Ogni
istante è stato un regalo immenso.
Avrei
voluto poter rimanere fino al tuo risveglio ma non mi è stato
possibile.
Un
bacio,
E.
Leggo
e rileggo il suo biglietto, come se, continuando a leggerlo, lui
possa saltarne fuori come il genio dalla lampada.
Sorrido.
Non c’è un motivo in particolare, ce ne sono mille.
Rivivo
le sue carezze, i suoi baci, le sue mani e soprattutto le sue dita su
di me, dentro
di me. Mi sto eccitando ancora, mi basta pensarlo per bagnarmi.
“Sei
completamente bagnata.” Ricordo
la sua voce roca quando ha detto queste parole, il suo fiato
sull’orecchio, solo il pensiero mi fa scorrere un brivido lungo la
schiena. Mi manca già tantissimo.
Mi
sento tremendamente in colpa: lui mi ha fatto impazzire e io mi sono
addormentata. Bella cretina che sono! Mi do un paio di manate sulla
fronte ripetendo “Cretina! Cretina! Cretina!”, poi sbuffo, mi
alzo e vado a fare la doccia, ma prima scendo a recuperare il
cellulare perché devo mandargli almeno un messaggio, altrimenti
chissà che idea si farà di me.
Buongiorno anche a
te!
Sono io a
ringraziarti per ogni momento di piacere che hai voluto regalarmi.
Scusa se mi sono
addormentata, scusascusascusa!
Mi manchi già.
Mi
risponde subito
Non ti sei
addormentata, sei caduta in letargo!
Comunque non ti
preoccupare, davvero.
Mi manchi anche
tu.
Resto
a fissare il telefono: gli manco. Questo vuol dire che ci vedremo
prima di venerdì? Spero di sì, è un’eternità aspettare così a
lungo. Muoio dalla voglia di chiedergli di vederci ma non vorrei che
si sentisse col fiato sul collo e non so come comportarmi.
Inoltre
non ci siamo solo noi due, c’è anche Tania. Il tempo che potrà
dedicarmi è poco visto che si deve dividere tra due lavori e la
figlia ed io devo cercare di non assillarlo, di non essere troppo
insistente. Per di più è stato da solo per tanto tempo, non vorrei
farlo sentire in gabbia.
*knok-knok-knok*
Al
suono di notifica di arrivo di un sms, riprendo il cellulare in mano.
È troppo presto
per rivederti?
Hai impegni per
cena?
Beh,
se è lui a volermi rivedere, di sicuro non lo faccio sentire in
gabbia!
Assolutamente no a
entrambe le domande. Soprattutto alla prima
La
sua risposta arriva veloce.
Passo a prenderti
alle 8, andiamo fuori a cena, ti va?
Rispondo
solo
Non vedo l’ora
È
da almeno un’ora che sono pronta ed è da venti minuti che sono
davanti alla finestra ad aspettarlo, con il cuore che batte a mille.
Edward
arriva con qualche minuto di anticipo.
Osservo
ogni suo movimento come se fosse di vitale importanza, non riesco a
staccargli gli occhi di dosso neppure per battere le ciglia.
Spegne
il motore, si morde il labbro inferiore (sì, sto già bagnando il
mio nuovissimo perizoma) lancia un’occhiata veloce alla casa ma non
mi scorge perché sono nascosta dietro alla tenda. Apre la portiera e
le sue gambe chilometriche fanno la loro apparizione fasciate in un
paio di jeans neri. Ho la salivazione azzerata e la bocca secca come
se fosse rivestita di sabbia. Anche la sua camicia è nera, aderente
sul fisico perfetto, con un paio di bottoni aperti, le maniche
arrotolate su braccia perfette.
Sto
ansimando. Mi vergogno di me stessa ma lo sto facendo davvero. Dovrò
anche cambiarmi la biancheria perché il perizoma è praticamente
zuppo. Le sue bellissime mani dalle dita lunghe e affusolate, che
questa mattina mi hanno accarezzata e fatta godere all’inverosimile,
prendono dal sedile posteriore un piccolo bouquet di roselline blu e
bianche. Poi viene verso la casa sorridendo e i suoi indecenti occhi
verdi hanno uno sguardo così sensuale e così magnetico che smetto
di respirare. Non l’ho mai visto così. Ormai sono due mesi che ci
vediamo tutte le settimane, quando viene a casa a portarmi la pizza o
quando lo vedo fare il barista sexy, è sempre bello, anzi,
bellissimo, sprizza sesso da ogni poro della pelle ma questa sera ha
qualcosa in più che non riesco a definire. È più uomo, più sexy,
più… mio. Probabilmente dipende solo dal fatto che, dopo quello
che è successo, dopo quello che mi ha fatto, lo sento finalmente più
mio.
Il
suo leggero bussare alla porta mi risveglia dal senso di trance in
cui sono precipitata, faccio un paio di respiri profondi e vado ad
aprire con un sorriso.
«Ciao,»
mormora con voce roca e un sorriso che mi manda in poltiglia il
cervello. La sua voce è sempre stata così sensuale?
«Ciao,»
rispondo con una vocina quasi stridula che fatico a riconoscere come
mia. Sono eccitata e affamata. Di lui, non di cibo. Se avessi lui, se
potessi fare tutto quello che ho in mente e che il mio corpo
desidera, non avrei più bisogno di null’altro, cibo compreso.
I
suoi meravigliosi occhi verdi mi fissano, non si staccano dai miei ed
io non riesco a liberarmi e a distogliere lo sguardo. Fa un passo
avanti, si abbassa leggermente per sfiorare con un bacio la mia
guancia. Poi si stacca di poco, giusto lo spazio perché i nostri
occhi si catturino ancora e le sue labbra sono sulle mie. Le muove
dolcemente mentre posa una mano sul mio fianco, due dita trovano la
mia pelle sotto al top leggero e guidano tutte le altre. Gli sfugge
un gemito, fa un altro passo avanti costringendomi ad indietreggiare,
poi un altro e un altro ancora. Sento la porta chiudersi alle sue
spalle, mi spinge verso destra e mi appoggia al muro, continuando a
baciarmi. Ora anche l’altra mano è su di me, dietro la nuca e mi
piega dolcemente la testa per baciarmi il collo, facendomi gemere ed
eccitare all’inverosimile. L’ultima volta che mi ha baciata lì
stavo godendo in modo vergognoso. Preme il suo corpo contro il mio e
sento quanto anche lui sia eccitato. Vorrei solo inginocchiarmi e
sbottonare i suoi jeans e…
Oddio!
A cosa sto pensando? Io odio fare quello.
E
allora perché sto morendo dalla voglia di farlo a Edward?
Un
suono cupo e profondo gli esce dalla gola, indietreggia leggermente e
appoggia la fronte alla mia. «Mi mandi fuori di testa. Devo… devo
fermarmi sennò rischio…»
Aspetto
qualche istante ma non finisce la frase, così lo incalzo, «rischi?»
Ancora
con gli occhi chiusi fa uno dei suoi sorrisi pazzeschi. «Non
importa,» sussurra.
«A
me importa,» dico a bassa voce, vorrei essere seria ma non ci
riesco, sto sorridendo con lui.
«Rischio
di venire un’altra volta nei pantaloni.» Il suo bellissimo sorriso
sexy si fa imbarazzato ed io divento rossa come un pomodoro.
«E…
quand’è che saresti… » deglutisco a vuoto, non riesco neppure a
finire la frase, solo l’idea mi fa impazzire di desiderio.
«Questa
mattina. Sono venuto con te, mi eccitavi da matti,» sussurra con la
fronte ancora appoggiata alla mia, il suo fiato sulle mie labbra.
Aspiro
velocemente, come se non avessi respirato per tutto il tempo. La
trovo una cosa dolcissima e, non so perché, mi si sta formando un
groppo in gola, come se non meritassi di ricevere una cosa così
bella, così personale.
Lui
intuisce qualcosa e si scosta, mi guarda in viso e, accarezzandomi
una guancia, mormora, «Dai, andiamo a cena. Abbiamo bisogno di
parlare,»
Annuisco.
In quel momento mi porge il bouquet che aveva appoggiato sulla
consolle dell’ingresso, «Tieni, questi sono per te. Non so se sia
passato di moda portare fiori a una ragazza, ma ne avevo voglia.»
Scoppio
a ridere. «Oh, non so se sia di moda o meno, ma grazie. Mi fa
piacere!» Li metto in un vaso, poi prendo la giacca e la borsa ed
esco davanti a lui, che come un cavaliere d’altri tempi tiene
aperta la porta di casa per me e apre quella dell’auto.
In
macchina parliamo di qualche sciocchezza, come la serata di ieri sera
o le giornate che si stanno allungando.
Ha
scelto un ristorante carino, non molto grande e piuttosto intimo. I
tavoli sono abbastanza distanziati da lasciare la giusta privacy ai
clienti.
Ordiniamo
e mentre gustiamo un aperitivo, sento crescere in me un po’ di
inquietudine, così butto fuori tutto d’un fiato, «Allora, di cosa
volevi parlare?»
«Di
noi,» risponde, con un sorriso un po’ incerto.
«Forza,
non tenermi sulle spine,»
Mi
guarda negli occhi, intensamente, come se volesse farmi capire cosa
prova solo con lo sguardo. «Tu mi piaci. Molto.»
Sorrido.
Wow! Come inizio, direi che è ottimo! Inizio a rilassarmi un
pochino.
Però
lui non continua il discorso e sembra nervoso.
«C’è
un “ma”, vero?» Chiedo, con una sensazione di gelo che mi sta
lentamente entrando nella pelle.
Lui
è ancora serio mentre giocherella con il tappo della bottiglia
d’acqua sulla tovaglia, poi alza gli occhi verdi nei miei, «No,
non c’è un “ma”. Tu mi piaci molto. Voglio che questo sia
chiaro. Mi piaci da più di dieci anni, da prima di quel bacio in
sala punizioni. Quello che sento per te è superiore al mi
piaci. In queste settimane
abbiamo passato del tempo insieme, anche se non quanto avrei voluto,
e posso dire di averti vista ritornare un po’ alla volta. Sono
passate solo poche settimane ma non sei più com’eri quando ci
siamo incontrati, sei più rilassata, più spontanea, più a tuo agio
quando sei sola con me. Stai tornando com’eri prima di lui, ma con
la maturità di adesso. Am-» si schiarisce la voce, «Adoro quello
che stai diventando,»
Sono
felice che si sia accorto del mio cambiamento. Quella non ero io, la
vera me stessa sta uscendo da quando James non è più nella mia vita
e sono contenta che Edward mi conosca per quella che sono veramente.
Siamo
interrotti dal cameriere che porta i nostri piatti e, appena se ne
va, lui fa un sospiro e riprende. «Bella, ho una figlia, che amo più
della mia stessa vita.»
Annuisco,
«lo so,»
«Sto
facendo due lavori per mantenerla, per darle tutto il necessario per
farla star bene, per farla crescere serena. Non ho il tempo e neanche
la disponibilità economica per…»
«Per
avere una donna accanto?» Lo interrompo, cercando di trattenere le
lacrime perché l’idea di perderlo mi sta spaventando a morte.
Mi
guarda spalancando gli occhi. «Che? NO! Oddio, nonono! Non stavo
dicendo quello,» appoggia la mano sopra la mia e mi guarda
intensamente. «Non volevo farti capire quello, scusami.»
Faccio
un piccolo sospiro. «Allora cosa?»
«Intendevo
che non potrò viziarti come vorrei per conquistarti e per farti
capire… cosa provo per te…» Abbassa timidamente lo sguardo,
continuando a tenere la mano sulla mia.
Mi
sistemo meglio sulla sedia e sposto la mano sopra alla sua. «Edward,
tu mi hai conquistata dieci anni fa, con i tuoi sguardi, i tuoi
sorrisi e con quel bacio. Poi non so perché mi sono completamente
rimbambita e abbia buttato nel cesso tutto questo tempo!»
Lui
scoppia a ridere, «Mia principessa,» dice in modo ironico.
Io
riprendo, seria «Non mi interessano i tuoi soldi e per quanto
riguarda il poco tempo, ecco, questo mi spiace, ma so che sarà solo
una cosa passeggera, perché quando avrai acquistato sicurezza in
noi, potremo passare più tempo insieme, tutti e tre.»
A
queste parole gli si illumina lo sguardo e gli occhi gli diventano
lucidi.
«Dici
sul serio? Per te non è un-»
Lo
interrompo ancora, «Non dirlo. No, non lo è. Qualsiasi parola ti
fosse passata per la mente, non lo è. Tania è un dono. Per te,
innanzitutto, e lo sarà anche per me, ne sono sicura.»
Mi
guarda per un attimo soltanto, poi si alza e viene da me, mi tende le
mani, io mi alzo e mi abbraccia così stretta che non riesco a
respirare.
Quando
ci rimettiamo seduti, la nostra cena prosegue a meraviglia. Ci
teniamo la mano in ogni momento possibile altrimenti ci sfioriamo con
i piedi sotto al tavolo, perché entrambi abbiamo bisogno del
contatto fisico.
Quando
usciamo dal ristorante, mi chiede se voglio andare al cinema o a fare
una passeggiata.
«La
verità?» gli chiedo.
«Certo!
Sempre! Vorrò sempre la verità da te, ricordalo.» Mi dice serio
guardandomi negli occhi, per farmi sentire l’intensità di quello
che ha detto.
Mi
fermo in piedi, accanto alla sua macchina e lo guardo negli occhi
anch’io, «A casa. Vorrei andare a casa.»
Lui
rimane un attimo interdetto, «Oh! Certo, subito,» mormora con un
po’ di delusione nella voce, spostandosi verso la portiera per
aprirla per me.
«Non
hai capito,» gli dico, tenendolo per mano e facendolo voltare
nuovamente verso di me, «Voglio stare da sola con te, senza gente
attorno, senza essere costretti a stare in piedi.» Non riesco a
trattenere un’alzata di sopracciglio.
Il
suo magnifico sorriso sghembo gli spunta sulle labbra. «Per un
attimo ho pensato che ci avessi ripensato,»
«Mai,
Edward Cullen!» Gli appoggio un bacio sulle labbra e poi salgo in
macchina.
Di
nuovo, il tragitto in auto trascorre tranquillo finché, guardandomi
attorno, mi accorgo che non stiamo andando a casa mia. «Hai
sbagliato strada?»
«Ovviamente
no, pensi che non mi ricordi più dove vivi?»
«Ma
di qua non si va a casa mia,»
«Lo
so,»
«Allora
dove mi stai portando?»
«Sorpresa!»
Siamo
diretti in periferia, in una zona tranquilla e curata. Ferma la Volvo
davanti a un piccolo condominio giallo a due piani, prende dal
portaoggetti un mazzo di chiavi, scende e viene ad aprire la portiera
dalla mia parte.
«Dove
siamo?» Chiedo.
«Non
l’hai ancora capito?»
«Casa
tua?» Ho sempre voluto vedere dove vive, ma non gliel’ho mai
chiesto perché lui non ha mai tirato fuori l’argomento.
«Mmh,
vedremo,» dice con un sorriso.
Mi
guida su per le scale continuando a tenermi per mano e io mi sento
emozionata come se stessi andando a conoscere i suoi genitori.
Quando
arriviamo al primo piano, siamo in un piccolo pianerottolo con 3
porte, una su ogni lato, lui infila la chiave in quella a sinistra e
apre la porta, accende la luce e mi guida all’interno. «Non è
molto grande ma vivo solo e per il momento mi basta.»
Entriamo
in un piccolo ingresso da cui inizia un corridoio che probabilmente
porta alla zona notte e il salotto si trova sulla sinistra. Per
essere di un uomo che vive solo, è molto pulito e ordinato e
riconosco qualche tocco femminile.
«Ti
ha aiutato Alice ad arredarlo?»
Lui
scoppia a ridere. «Si vede?»
Annuisco.
«Mmh, i tessuti. A parte il divano in pelle, tende e tappeti non mi
sembrano del tipo che sceglierebbe un uomo, quindi o ti ha aiutato
lei, o una commessa. La terza possibilità naturalmente non è
contemplata. Ed io mi rifiuto di pensare che Alice avrebbe lasciato
che chiedessi aiuto ad una commessa, quindi sicuramente c’è il suo
zampino.»
«Ottima
deduzione, Watson!»
«Grazie,
Sherlock!»
Mi
appoggia un bacio leggero sulle labbra ma io lo trattengo,
approfondisco quel bacio perché ho bisogno di lui. E delle sue mani
su di me. Non ne ho solo bisogno, lo desidero, lo voglio. Voglio
riprendere da dove abbiamo interrotto questa mattina, voglio essere
io a dargli piacere, voglio sentire la sua pelle, i suoi muscoli
sotto le dita. Lui non si tira indietro, ci mette un attimo a farsi
trascinare dalla passione. Gli passo le dita tra i capelli morbidi e
setosi e perennemente spettinati mentre lui infila le sue sotto al
top, appoggiandomele sui fianchi. Mi stringo a lui e mi alzo in punta
di piedi per sussurrargli all’orecchio «portami in camera tua,»
Senza
dire nulla si abbassa, passa un braccio sotto le mie ginocchia e mi
prende in braccio. Continuando a baciarci percorriamo il corridoio
fino ad arrivare a una porta chiusa, lui vi si appoggia con la
schiena per aprirla e una volta dentro fa qualche passo, poi mi
adagia sul letto. Scalcia via le scarpe, io mi alzo mettendomi seduta
e gli tocco il petto, afferro i lembi della sua camicia sollevandola
e lui non esita un attimo a sfilarla dalla testa. Vederlo mezzo nudo
è un vero spettacolo, il torace è tornito e muscoloso ed io non
riesco a fare a meno di toccarlo, di baciarlo e leccargli il petto,
lo stomaco, i fianchi, gioco con un suo capezzolo tra le labbra
mentre con le mani gli accarezzo la schiena. La sua pelle è morbida
e profuma di agrumi. Lui geme alle mie carezze e dopo qualche istante
mi sfila il top e mi aiuta a sfilare il reggiseno. Mi spinge
delicatamente indietro, sdraiandosi sopra di me.
«Aspetta,
devo togliere i sandali, non vorrei sp-» sporcare
la coperta, questo avrei
voluto dire, prima che la sua bocca fosse sulla mia quasi con forza.
Le sue mani scorrono lungo le mie gambe, dalla coscia alla caviglia,
mentre lui scivola indietro inginocchiandosi, afferra il mio piede e
se lo appoggia sulla spalla. Bacia e lecca il polpaccio mentre con le
mani slaccia il cinturino del sandalo. Quando finalmente l’ha
tolto, risale lasciando dietro le sue labbra una scia di baci fino
all’interno della coscia, su fino ad appoggiare un bacio sul
tessuto del mio perizoma vergognosamente fradicio, poi ridiscende
sull’altra gamba verso la caviglia appoggiando anche questa sulla
spalla e slacciando l’altro sandalo. Non ho fatto altro che gemere
e sospirare per tutto il tempo. Le sensazioni delle sue mani sul mio
corpo sono infinite e tutte meravigliose, sto impazzendo dal
desiderio di averlo dentro di me, credo addirittura che il cuore
salti qualche battito. Non mi sono mai sentita così emozionata,
agitata ed eccitata, ma allo stesso tempo è la cosa più naturale
del mondo essere qui con lui, come se ci conoscessimo da sempre.
Edward
abbassa la testa e i capelli gli cadono sugli occhi mentre viene in
ginocchio verso di me, con le mani abbassa la cerniera della gonna e
la sfila insieme al mio perizoma.
Ecco,
sono di nuovo completamente nuda di fronte a lui che mi guarda con
avidità, mi metto a sedere e il mio sguardo è subito attratto dalla
sua eccitazione che preme contro il tessuto dei jeans, così li
sbottono e li abbasso, lui sospira e geme quando con le mani sfioro
il tessuto e quello che c’è sotto. Gli dico di sdraiarsi e lui
esegue, mi inginocchio sopra di lui e gli sfilo jeans e biancheria in
un unico gesto, scoprirò domani mattina se porta gli slip o i boxer.
Ommioddio!
L’unico paragone che io possa fare è con James ma Edward è… è…
tanto! Cerco
di non rimanere lì impalata a fissare la sua punta che sfiora
l’ombelico, così mi abbasso e lo lecco su tutta la lunghezza. Lo
sento gemere, con le mani stringe la coperta e mormora «Oh! Dio! Sì,
Bella!» Lo prendo in mano per portarlo alla bocca e lo sento
meravigliosamente duro, lecco la punta con dolcezza, profuma di
pulito e di… Edward. Mi muovo con naturalezza, lo accarezzo, lo
lecco e lo succhio facendolo gemere di piacere. Lo metto tutto in
bocca. Oddio, tutto
è un parolone, non mi ci starà mai tutto!
Comunque lo metto in bocca e sento Edward trattenere il respiro per
alcuni secondi, poi riprende a respirare e mormora «Bella mi fai
impazzire!»
Ora
il suo respiro aumenta e anche i suoi gemiti. È vicino all’orgasmo
e sono così eccitata che probabilmente se mi sedessi sopra alla sua
gamba basterebbe solo un piccolo sfregamento per farmi venire
all’istante. La sua voce roca è poco più di un sussurro, «Bella…
spostati Bella…OddioBellassì!» Lo accolgo dentro la mia bocca e
poi dentro la mia gola, assaporo il suo gusto salato come fosse la
cosa più naturale del mondo, non ho nessuna difficoltà a ingoiarlo,
anzi, farlo mi eccita e lo lecco delicatamente finché Edward non è
più scosso dagli spasmi del piacere.
«Vieni
qui,» sussurra.
Salgo
verso di lui, mi accoccolo sul suo petto col viso nell’incavo del
suo collo a farmi inebriare dal suo profumo. Ha ancora gli occhi
chiusi e un meraviglioso sorriso soddisfatto stampato in faccia. Con
le dita gli sfioro il petto, su e giù, facendogli venire i brividi
sulla pelle.
«Sei
stata fantastica,»
«Grazie,»
rispondo mentre mi alzo lentamente per baciargli il collo. «Ma…
questo segno che hai qui?» Con il dito sfioro un livido violaceo sul
suo collo, «Sembra un…» Succhiotto.
Mi invade un panico assurdo perché sembra recente, molto recente.
Ma…
«Già.
È proprio un succhiotto, me l’hai lasciato stamattina,»
«Cosa?»
«Mi
hai marchiato come una mucca,» dice col sorriso.
«Io…io…
davvero sono stata io? Non me ne sono accorta,»
«Diciamo
che eri un po’ distratta. Cos’è quella faccia, non mi credi?»
Si gira su un fianco e si appoggia su un gomito, sostenendo la testa
con la mano e l’espressione seria «Stai scherzando, vero? Non
penserai davvero che-»
«No!
Che stai dicendo? No, non penso che tu… Oddio, non mi ci far
neanche pensare a te con un’altra, ti prego! Stavo pensando che mi
piacerebbe, ecco, mi piacerebbe se me ne facessi uno anche tu.» Lo
dico un po’ sottovoce perché mi sento sciocca a chiedergli una
cosa simile.
«Mmmhh,
sarei felicissimo di farlo. Però decido io dove, va bene?» Il suo
sorriso dovrebbe essere considerato fuorilegge, costringerebbe
chiunque a fare qualsiasi cosa, soprattutto me.
Annuisco
e lui viene sopra di me, con le ginocchia accanto ai miei fianchi, si
abbassa e mi dà dei piccoli baci sul collo, «Mmh, no, qui no, è
troppo scontato,» i suoi baci scendono, alternati a piccole carezze
fatte con la punta del naso. I suoi capelli mi sfiorano e mi fanno il
solletico mentre tra un bacio e l’altro si ferma su un seno, «No,
neanche qui, sarebbe un peccato intaccare questa perfezione,»
approfitta dell’occasione per baciare e stringere entrambi i miei
seni e per stuzzicare i capezzoli con la lingua, facendomi gemere
ancora una volta. Poi scende ancora soffermandosi sulla pancia e poi
sul fianco, ma neanche questi posti sono di suo gradimento, quindi
scende lungo la gamba fermandosi a baciare un punto nell’interno
coscia, molto, molto in alto. «Qui è perfetto! Non lo vedrà
nessuno tranne me.»
Si
mette all’opera baciando e succhiando la mia pelle ma non riesco a
trattenermi dal ridere perché in quella zona così delicata mi sta
facendo il solletico e così, per farmi star ferma, il suo pollice va
sul mio clitoride, facendomi ansimare e gemere in modo assurdo.
Quando sente che mi irrigidisco e che l’orgasmo è vicino, ferma il
dito e facendo schioccare la lingua mormora, «Non ancora, non ho
finito,»
«No!
No, ti prego, non fermarti!»
Riprende
il succhiotto ma il suo dito rimane fermo e preme leggermente. Ha
deciso di torturarmi usando l’indice e il medio: mi accarezza, mi
sfiora, li fa entrare un pochino e poi li tira fuori. Io inarco la
schiena per cercare più contatto, ma lui continua la sua lenta
tortura per accrescere la mia agonia.
Dopo
alcuni secondi si alza soddisfatto della sua opera e si volta verso
di me con un sorriso.
«Ti
prego,» mormoro.
Mi
guarda, questa volta ghignando, «Cos’è che vuoi? Questo…» dice
infilandomi di colpo due dita dentro.
«Oddio!
Sì, questo! Questo!» Urlo.
«O
questo?» Chiede, tirando fuori le dita e riprendendo a torturare il
mio clitoride.
«Anche
questo! Sì!» Ansimo.
«E
questo?» Si inginocchia tra le mie gambe e affonda il viso tra le
cosce, prendendo tra le labbra il clitoride, succhiandolo e
stringendolo delicatamente tra i denti.
In
un colpo solo aspiro così tanta aria che i miei polmoni vanno in
tilt e smetto di respirare per alcuni secondi e poi, semplicemente,
le sue labbra mi fanno disintegrare in mille pezzi. Una potente
scarica elettrica esplode dal centro della mia intimità e sconvolge
tutto il mio corpo. Mi sento come se fossi stata investita da un’onda
d’urto che ha completamente trasformato il mio corpo in un puro e
fortissimo orgasmo. Il piacere è così intenso, profondo e totale
che non ho neanche la forza di urlare, riesco solo a bisbigliare il
suo nome.
Lui
appoggia una mano sulla mia e intrecciamo le dita mentre con la
lingua continua ad accarezzarmi con dolcezza, causando altre piccole
scosse di piacere.
Poi
si stende sopra di me e mi stringe forte in un abbraccio. Anche’o
gli metto le braccia attorno al collo ma non ho la forza necessaria
per stringerlo. Veramente non ho la forza neanche per aprire gli
occhi o per parlare.
Lui
rimane abbracciato a me, mi accarezza il viso e i capelli, mormora
parole dolci e mi posa piccoli baci sul collo e sul viso.
Dopo
qualche minuto i suoi baci si fanno più intensi, più caldi, giro il
viso verso di lui e la sua bocca si posa sulla mia, poi le nostre
lingue danzano insieme. Le mani ricominciano ad accarezzare il corpo
dell’altro come a volersi assicurare che sia effettivamente lì,
sotto quelle dita impazienti e fameliche.
«Ti
voglio,» gli sussurro guardandolo in quei meravigliosi occhi verdi,
intensi e caldi.
«Anche
io,» risponde Edward, dandomi un altro bacio profondo. Sento il suo
braccio muoversi verso il comodino e aprire un cassetto, lentamente
si mette in ginocchio e strappa la bustina in alluminio. Mentre lo
fa, ne approfitto per stringere la sua virilità con una mano e
prenderla in bocca ancora una volta, facendolo gemere. Poi lo lascio
e mentre lui infila il preservativo, traccio una scia di baci dalla
sua coscia fino al fianco, tirandolo verso di me con una mano sul suo
sedere. Quando ha finito, passo il braccio dietro al suo collo e mi
lascio cadere all’indietro portandolo con me. I suoi baci sono
intensi e impetuosi e, lentamente, diventiamo uno solo. Quando è in
me restiamo immobili, senza neanche respirare per un secondo o due,
ad assaporare la sensazione di essere finalmente tutt’uno. Non
avrei mai immaginato di poter provare un tale senso di completezza e
di pienezza, i nostro corpi combaciano perfettamente, sembriamo fatti
apposta per stare insieme. Mi sento come se, unita a lui, avessi
finalmente trovato la mia vera essenza.
Edward
si muove dentro di me avanti e indietro, all’inizio lentamente ma
aumentando di volta in volta il ritmo e l’intensità dei suoi
affondi, mandandomi in estasi. Non riesco a fare a meno di guardarlo,
rapita dalla sua espressione. Ha la testa leggermente piegata in
avanti con i capelli a coprirgli gli occhi chiusi, la bocca
leggermente aperta ma mentre lo guardo si morde il labbro inferiore e
aumenta ancora il ritmo. Mormora «Oddio, Bella, sei fantastica,»
poi esce del tutto lasciandomi una fredda sensazione di vuoto, ma
dura solo un attimo perché torna subito in me, con un affondo veloce
che mi lascia senza fiato.
«Ancora…»
lo supplico,
E
lui lo fa, ancora e ancora, alternando il vuoto alla pienezza, la
desolazione al sollievo. Mi alza una gamba mettendo una mano sotto al
ginocchio e appoggiandosela su un fianco e così, quando affonda
ancora in me, lo sento ancora più in profondità. Tiro su anche
l’altra gamba incrociandole sul suo sedere e lui solleva la testa
guardandomi negli occhi. La sua espressione è uno stupendo miscuglio
di estremo piacere e stupore. Incolla gli occhi ai miei, non li
chiude e non distoglie lo sguardo, sembra incantato da quello che sta
vedendo.
«Sei
stupenda,» mormora, «vieni con me,»
«Sì,»
ansimo, attirandolo a me e baciandolo avidamente senza smettere di
guardarci negli occhi. Sento arrivare l’orgasmo, a ogni suo affondo
è più vicino.
«Oddio,
sì» sussurra chiudendo gli occhi per un attimo e riaprendoli subito
dopo per puntarli ancora nei miei, per gli ultimi colpi sempre più
veloci e profondi. Ed ecco che arriva, così simultaneo e perfetto,
non può che trattarsi di un unico e potente orgasmo, così forte da
travolgere entrambi.
Non
riesco a staccare gli occhi dal suo bellissimo viso, dall’espressione
di estasi, con gli occhi chiusi e la bocca un po’ aperta, i suoi
gemiti a riempire l’aria. È stupendo sentirlo pulsare dentro di
me.
Poi
lentamente si lascia andare e si appoggia a me, con il viso accanto
al mio, il suo respiro e le lunghe ciglia a solleticarmi la pelle. Io
lo stringo forte con le braccia e con le gambe ancora attorno a lui,
sento il suo cuore battere forte insieme al mio.
«-ano,»
borbotta.
«Cosa?»
«Mano,»
ripete, sollevando e agitando la sua mano destra.
Tolgo
la mia mano sinistra dalla sua schiena e lui la prende subito e
intreccia le dita alle mie, stringendo forte.
Dopo
non più di trenta secondi, il suo respiro regolare, la bocca aperta
e un filino di saliva sulla mia spalla, mi fanno capire che si è
addormentato. Sorrido e con la mano libera gli accarezzo piano i
capelli per non svegliarlo e, senza rendermene conto, mi addormento
anche io.
«Oddio!
Che imbecille! Scusami!» Si alza di scatto svegliandomi di colpo e
procurandomi un mezzo infarto.
«Cosa?»
Mi guardo attorno senza capire.
«Sono
imperdonabile! Scusami!» Mi sta fissando appoggiato sui gomiti, con
un’adorabile espressione addolorata dipinta su quel meraviglioso
viso. «Mi sono addormentato, ti prego, scusami!»
Gli
accarezzo il viso e affondo una mano tra i suoi capelli arruffati.
«Non preoccuparti, non c’è nessun problema,» mormoro guardando i
suoi occhi verdi e cupi che fissano un punto sulle lenzuola.
«Sì
che c’è.»
«Edward,»
solo quando mi guarda negli occhi, riprendo «Quante ore hai dormito
negli ultimi tre giorni?»
Borbotta
una risposta incomprensibile.
«Non
ho capito.»
«Meno
di una decina.»
«Io
l’ho trovata una cosa dolcissima,» solo in quel momento mi accorgo
che è ancora in me, siamo ancora tutt’uno.
«Ti
ho anche sbavato addosso!» Dice, con un’espressione imbronciata
come un bambino di cinque anni. Adorabile!
Io
scoppio a ridere e lo tiro verso di me per baciarlo, lui si rilassa e
si abbandona tra le mie braccia.
Poi
si stacca, mette una mano tra i nostri corpi e si sfila da me, «Sarà
meglio che vada a lavarmi. Vuoi fare una doccia?»
Piuttosto
che lavarmi di dosso il suo profumo camminerei sui carboni ardenti,
ma mi ritrovo ad annuire.
«Vuoi
andare prima tu?»
«Vai
pure,» dico, così resto ancora un po’ a sniffare il suo profumo
dalle lenzuola.
Si
allunga in avanti per lasciarmi un bacio delicato sulle labbra, va in
bagno e dopo pochi secondi sento scorrere l’acqua della doccia. Mi
dico che sono una scema e che non posso perdermi Edward nudo sotto la
doccia neanche per tutto l’oro del mondo, così busso alla porta
del bagno e, una volta avuto il permesso di entrare, mi appoggio col
fianco al lavandino e guardo questo splendido dio greco lavarsi.
Naturalmente quando è il mio turno di fare la doccia, anche lui sta
lì a guardarmi, con solo un asciugamano avvolto attorno ai fianchi.
Quando torniamo a letto siamo entrambi così svegli che di dormire
non se ne parla e ci abbandoniamo a coccole e carezze. Lo faccio
sdraiare sulla schiena e mi metto a cavalcioni sopra di lui, lo bacio
e lo accarezzo ancora e ancora, le sue mani mi scivolano su e giù
sulla schiena e le mie lo cercano, il
mio corpo lo cerca. Siamo
entrambi così eccitati che i nostri corpi non hanno bisogno del
consenso della nostra ragione e, spingendo il mio bacino indietro, lo
faccio scivolare lentamente dentro di me, poi mi abbasso in avanti
col viso nell’incavo del suo collo. Il nostro respiro è
accelerato, le nostre mani quasi immobili, i nostri occhi chiusi.
Ogni tanto mi muovo avanti e indietro, sempre lentamente, per
sentirlo dentro me e farlo gemere.
«Non
esagerare,» bisbiglia, «non ho… sono senza…»
«Lo
so, ma volevo sentirti,»
Si
lecca le labbra e dopo qualche secondo trova la voce, «sentirmi
come?»
«Senza
barriere. Solo noi,»
Altri
secondi di silenzio, mentre muovo lentamente il bacino avanti e
indietro, «Perché?»
«È
sbagliato?» Chiedo, tirandomi su per guardarlo in viso.
Anche
lui mi guarda serio. «Ti ho chiesto perché,»
«Perché
ti amo, Edward,»
Il
suo sguardo rimane impassibile per qualche istante, durante i quali
mi ripeto quanto sia stata idiota a dirglielo. Se volevo farlo
scappare da me, questo è stato senz’altro il modo più veloce per
farlo.
Faccio
per alzarmi ma le sue mani mi scendono veloci sui fianchi tenendomi
lì, su di lui.
«Ti
prego, ripetilo,» bisbiglia.
Incredula,
con un tono di voce appena udibile, ripeto, «Ho detto che ti amo,
Edward,»
I
suoi occhi guizzano, le sue mani mi scivolano di nuovo sulla schiena
e mi tirano giù, verso di lui in uno splendido bacio. «Ti amo anche
io, Bella» mormora riempiendomi il cuore di gioia.
Con
le braccia mi stringe a sé e rotola su un fianco, fino a trovarsi
sopra di me. «Però è troppo presto per avere un piccolo Cullen che
gattona per casa,» sussurra con un sorriso e mentre, mi bacia ancora
con passione, dà qualche spinta dentro di me, solo per il gusto di
torturarmi. Poi si allunga e tira fuori un involucro di alluminio dal
cassetto del comodino, esce lentamente da me, infila il preservativo
e rientra con un colpo secco, per poi ricominciare a danzare insieme.
Il tutto senza mai staccare gli occhi dai miei. Dopo poco, avvolge
una gamba attorno alle mie, con un braccio mi stringe a sé e rotola
nuovamente sulla schiena, fino a trovarsi ancora sotto di me. «Ti
prego, amore mio, ora continua quello che stavi facendo,»
Mi
risveglio lentamente, con un braccio intorpidito e con la sensazione
di far fatica a respirare, la parte destra del corpo bollente. Apro
gli occhi e la prima cosa che vedo mi lascia senza fiato. Il viso di
Edward, ancora sprofondato nel sonno e con gli occhi chiusi, il
respiro regolare e una bellissima espressione rilassata, i lineamenti
addolciti. Metà del suo corpo è sopra al mio, bloccandomi e
infondendomi il suo calore.
Rimango
immobile, rapita ancora una volta dalla sua bellezza. Incapace di
muovermi, respirare e parlare, riesco solo a guardarlo.
Dopo
qualche minuto sento i muscoli della sua schiena e delle braccia
contrarsi, poi lentamente si stiracchia e mugugna, apre un occhio e,
quando mi ha vista, spalanca di colpo anche l’altro. Un delizioso
sorriso gli incurva le labbra e subito dopo si sporge in avanti per
baciarmi. Un bacio all’inizio dolce e tenero ma che diventa ben
presto profondo e impetuoso. Ci lasciamo travolgere dal desiderio e
finiamo un’altra volta per fare l’amore.
«Vieni
con me.»
«Cosa?
E dove?»
È
appena uscito dalla doccia, ancora tutto bagnato e con le gocce
d’acqua che, scivolando verso il basso, gli accarezzano il corpo.
«Da
Tania.»
Lo
guardo incredula, con gli occhi spalancati. «Ma… ma…»
Rimane
appoggiato allo stipite della porta, con l’asciugamano annodato in
vita pericolosamente basso, da cui non riesco a spostare lo sguardo.
«Lo so cos’ho detto a cena. Ma so anche che ti amo. Da morire. E
anche tu mi ami.
Ti
presenterò come un’amica. Niente baci e dolcezze di fronte a lei,
poi vedremo come evolve la situazione. Che dici?»
«Hai
pensato proprio a tutto. È un’idea meravigliosa ma oggi è lunedì!
Devo tornare al lavoro.»
«Chiama
e avvisa che ti prendi qualche giorno di ferie! Dai, sei un boss lì
dentro, possono sopravvivere senza di te per qualche giorno!»
I
suoi occhi brillano, il suo sorriso è sincero, splendido, ha le
braccia incrociate sul petto, i capelli ancora bagnati e arruffati. È
felice come un bambino il giorno di Natale davanti a un pacco regalo
più grande di lui.
Come
dirgli di no? Con un sorriso afferro il telefono senza dire nulla e
lui fa un balzo sul letto, atterrando vicino a me e incollando le
labbra bagnate sulle mie, mi afferra il viso tra le mani e tra un
bacio e l’altro mormora «Ti amo,» facendomi sciogliere come neve
al sole.
Faccio
la mia telefonata mentre lui si asciuga e quando io sono sotto la
doccia, si veste e prepara una sacca con alcuni vestiti, poi mi
accompagna a casa perché possa prendere i miei.
Non
ha smesso di sorridere per un solo momento, nemmeno durante il
viaggio. È bellissimo con indosso una camicia bianca leggera che
lascia fuori dai jeans chiari dall’aria vissuta.
Durante
il viaggio, il mio cellulare squilla. È James e non rispondo. In
queste settimane ha chiamato qualche volta, ma non ho mai risposto,
per me la storia è chiusa e non voglio più né vederlo né
sentirlo, ormai dovrebbe averlo capito anche lui.
Arriviamo
a Forks giusto in tempo per pranzo ed io sono agitatissima. Edward ha
avvisato Alice che avrebbe portato una persona ma non ha specificato
chi. Io e lei eravamo amiche ai tempi del liceo e poi ci siamo perse
di vista, e sarà bello rivederla.
Inoltre
tra poco conoscerò Tania e sono molto nervosa perché ho paura di
non piacerle.
«Stai
tranquilla, la conquisterai,» Edward sembra leggermi nel pensiero e
per tranquillizzarmi prende la mia mano tra le sue e appoggia un
bacio a fior di labbra sul palmo. Parcheggiamo davanti ad una
villetta a un piano, al limite del bosco.
Scendiamo
dalla sua Volvo argentata ma non facciamo in tempo a fare pochi passi
che la porta di casa si spalanca e una bimba bionda, all’incirca di
sette o otto anni corre fuori, con le braccia spalancate urlando
«Papà!»
Lui
le corre incontro e, quando sono vicini, Tania spicca un salto,
Edward l’afferra al volo e abbracciandola stretta fa qualche giro
su sé stesso. È una scena commovente e, senza che me ne accorga,
sento le lacrime pungere gli occhi per uscire.
Dopo
un lunghissimo abbraccio, dal quale non sono riuscita a distogliere
lo sguardo neppure per un istante, Edward la mette a terra poi si
gira verso di me.
Con
un sorriso radioso le dice con dolcezza «Tania, vorrei presentarti
una mia cara amica. Lei è Bella,»
La
piccola mi scruta seria, io abbozzo un sorriso e allungo la mano. Lei
sembra pensarci su e alla fine fa un timido sorriso, prende la mia
mano e con una dolce vocina mormora il suo nome, poi trotterella
dietro al suo papà che si sta avviando dentro casa.
Rivedere
Alice e Jasper è piacevole, per Alice il tempo sembra essersi
fermato, ha ancora i capelli neri e corti e il viso da folletto, con
il mento a punta e gli occhi azzurri e vispi. Mentre Jasper si è
fatto più uomo, ora ha i capelli corti e uno sguardo attento e
curioso.
Mentre
pranziamo, Alice mi racconta che si sono rivisti per caso qualche
anno dopo la fine del liceo e non si sono più lasciati. Poche
settimane dopo sono andati a vivere insieme e si vede lontano
chilometri che sono molto innamorati.
A
tavola mi siedo di fianco ad Edward mentre Tania è dall’altro
lato. Praticamente non sta zitta un attimo, gli racconta tutto quello
che ha fatto da quando lui è ripartito per tornare a Port Angeles.
Quella
bimba è bellissima. Ha sette anni, gli stessi capelli lunghi e
ondulati di Rosalie, anche il viso ha i suoi lineamenti ma il
bellissimo sorriso e gli occhi verdi sono quelli del padre. È alta
per la sua età e longilinea come Edward. Tania è uno splendido
incontro tra i migliori cromosomi di entrambi. Sotto al tavolo Edward
sfiora spesso il mio ginocchio col suo e a volte mi accarezza la
mano. Noto lo sguardo che ci rivolge Alice e, fortunatamente, è
gentile e allegro.
Dopo
pranzo, fratello e sorella decidono di andare a fare la spesa e a
prendere del gelato da mangiare nel pomeriggio, quindi lasciano me e
Jasper a sparecchiare e la piccola Tania a sonnecchiare in divano.
«È
bello vederlo sorridere ancora, immagino sia merito tuo,» azzarda
Jasper dopo qualche minuto, mentre mi passa i piatti sporchi da
sciacquare e mettere in lavastoviglie.
Io
sono di fronte al lavello, mi volto verso di lui ma non dico niente,
non so cosa rispondere a quest’affermazione, così lui continua, un
po’ imbarazzato. «Quando viene qua si sforza di essere sorridente
per Tania, ma quando lei non c’è si vede che gli manca qualcosa: è
pensieroso, nervoso, stanco, ha lo sguardo spento. Invece da un paio
di mesi è più sereno e oggi gli brillano addirittura gli occhi. Non
lo vedevo così da… oddio! Boh! Non so neanche se sia mai stato
così! Forse quando è nata quella piccola scimmietta,» lo dice con
affetto, si vede che le è molto affezionato. Poi riprende, «da
quant’è che vi frequentate?»
Divento
rossa e imbarazzata rispondo, «più o meno un paio di mesi,»
Lui
sorride ancora e aggiunge, «è bello vederlo così, davvero.» Poi
annuisce guardandomi ancora per un paio di secondi ed esce in
giardino.
Pochi
istanti dopo sento la porta d’ingresso sbattere violentemente alle
mie spalle, mi volto spaventata e mi trovo davanti James, con gli
occhi spiritati e una pistola tra le mani. Rimango shoccata e
immobile, non riesco a parlare, non riesco a capire cosa ci faccia
lui qui, per di più armato.
«Jasper
non verrà in tuo soccorso, quindi è inutile che lo aspetti. E
neppure quello stronzo. Quando arriverà, sarà già tutto finito,»
«Co-»
ho la bocca secca e non riesco a parlare, deglutisco a vuoto, «Che
cosa fai qui? Che cosa vuoi?»
«Avevo
ragione, sei una puttana come tutte le altre! Ma non gli permetterò
di averti!» Ringhia rabbioso.
Cerco
di mantenere la calma e di pensare, devo farlo parlare e prendere
tempo. «Che cosa stai dicendo? Di chi parli?»
«Ti
ho già portata via da lui una volta e ora lo farò di nuovo! Ma non
te ne andrai da sola, oh no! Questa volta voglio distruggerlo! Dov’è
quel mostriciattolo?» James si guarda attorno cercando la bambina,
ma fortunatamente di lei non c’è traccia. Le sue urla devono
averla svegliata perché non sta più dormendo sul divano, la coperta
è a terra e la piccola non c’è più. Nella stanza non ci sono
altre porte o finestre aperte da cui possa essere uscita, è per
forza nascosta lì dentro e devo cercare di distrarre James per
permetterle di fuggire.
«Si
può sapere perché odi così tanto Edward?» chiedo, cercando di non
far trasparire la mia paura.
«Perché
ha spezzato il cuore a mia sorella e lei si è uccisa per questo!»
Urla con rabbia.
«Cosa
stai dicendo?»
«Neanche
ti ricordi di lei, vero?» Ormai la sua furia sta lasciando il posto
a qualcos’altro, forse commozione?
«Non…
non mi sembra. Raccontami qualcosa di lei, aiutami a ricordare,»
Lui
sembra addolcirsi ai ricordi, per un momento dai suoi occhi scompare
la rabbia e compare l’affetto. «Si chiamava Victoria, era più
grande di noi, andava all’università e noi eravamo ancora
all’ultimo anno. Il suo ragazzo la lasciò e lei cadde in
depressione, tentò anche il suicidio. Poi, non so come, si innamorò
di quello stronzo di Edward,» sputa fuori il suo nome con tale odio
che sembra stia parlando di un demonio. Si zittisce per alcuni
secondi, forse perso in qualche ricordo, poi riprende, «sono stati
insieme per qualche settimana, poi lui la lasciò, senza uno schifo
di spiegazione! Vic provò a cercarlo per chiedergli almeno dei
chiarimenti ma lui non gliene ha mai dati! E dopo due giorni la sua
mente cedette, mescolò alcool e sonniferi e si tagliò le vene nella
vasca da bagno! Era l’8 maggio! Domani è l’anniversario della
sua morte, dieci anni esatti.» Fa una pausa in cui inizia a
singhiozzare ed io non posso fare a meno di pensare che Edward
l’abbia lasciata dopo aver baciato me.
«È
morta per colpa di quel coglione! E ora pagherà! Voglio che soffra
ogni giorno della sua vita per il male che ha fatto a lei e alla mia
famiglia! E gli toglierò le cose che ha di più care al mondo: sua
figlia e te!»
Poi
si dirige a passo svelto verso il salotto dove dormiva la piccola
Tania.
Ho
solo un’idea per guadagnare un po’ di tempo e non ho il lusso di
chiedermi se sia una buona idea o no, agisco e basta. «Fermo! Lei
non è…»
Basta
questa frase per farlo fermare. «Cosa? Lei non è cosa?»
«Sua…
sua figlia! È la figlia di Alice e Jasper! È identica a Jasper! La
figlia di Edward è andata via con loro!»
Mi
guarda sospettoso, ma l’importante è che si sia fermato. Per il
momento sta andando bene.
«Non
c’era nessuna bambina con loro. Stai mentendo.»
«No!
Non sto mentendo! Forse non l’hai vista. La figlia di Edward è con
loro, non è qui. Lei è rimasta perché si era addormentata,»
indico con un cenno del capo il salotto. Rimaniamo a guardarci in
silenzio per qualche secondo e sono sicura di sentir piangere Tania.
Devo distrarlo ancora, devo prendere tempo, non me lo perdonerei mai
se facesse del male a quella bambina.
«Era…
era solo un ragazzo. E anche tu, non puoi sapere com’è andata
veramente. Tra ragazzi succede di-»
Non
mi lascia finire e mi interrompe con un urlo furioso. «Non ci
provare! Non provare a difenderlo! Perché credi che abbia passato
tutti questi anni con te? Solo per non lasciarti a lui! Perché
sapevo che ti voleva! A scuola ho visto quando vi siete baciati e
quando Victoria si è uccisa, ho capito!»
Non
che pensassi che lui mi avesse amata davvero, ma sapere che era stato
con me tutto questo tempo solo per ferire Edward, mi fa montare una
rabbia enorme, provo per lui ancora più schifo e mi chiedo come
abbia io fatto a non accorgermene. Rimango a fissarlo con uno sguardo
carico d’odio per quanto mi abbia usata e per tutto quello che
stiamo vivendo adesso. Odio anche me stessa, per averglielo permesso.
«Sei
solo un bastardo!» Urlo.
Lui
scoppia a ridere, «Non avrai creduto sul serio che fossi innamorato
di una come te, senza carattere, senza personalità. Mi facevi pena.»
Provo
una gran rabbia, ma non posso permettermi passi falsi perché devo
pensare a Tania. E la domanda a cui dare risposta adesso è: quanto è
pazzo James? Quanto siamo realmente in pericolo?
Un
forte rumore nell’altra stanza fa correre sia me che James. Tania è
a terra, probabilmente stava cercando di cambiare nascondiglio ma è
inciampata nel tappeto ed è caduta.
«Bene,
bene, bene,» mormora lui.
Mi
avvicino a Tania e, sotto lo sguardo divertito di James, mi
inginocchio davanti a lei per asciugarle le lacrime e rassicurarla.
«Non
ti preoccupare, andrà tutto bene.» Poi abbasso la voce per non
farmi sentire da James e aggiungo, «e non mi contraddire mai.» La
abbraccio forte, poi la sposto dietro di me, in modo che il mio corpo
le faccia da scudo e le impedisca di vedere quello che succede.
«Ora
veniamo a noi, sono stufo di aspettare. Ho deciso che ucciderò anche
lei, a sua figlia penserò un’altra volta. Voglio farlo soffrire il
più possibile!»
«Lei
non centra!» Urlo, «lasciala andare. Uccidi me.»
James
sembra riflettere ed io, con la coda dell’occhio, noto un movimento
alle sue spalle, verso la porta d’ingresso che dà nell’altra
stanza. Ce la metto tutta per non spostare lo sguardo da lui, è
difficile ma devo riuscirci, l’effetto sorpresa è l’unica arma a
nostro vantaggio. Mi sposto cercando di coprire completamente la
visuale di Tania, lei non riuscirebbe a mantenere il segreto se
vedesse qualcuno.
Lentamente
la porta d’ingresso di apre e nella figura che intravedo alle
spalle di James riconosco Edward, che avanza molto lentamente per non
farsi né sentire né vedere.
Devo
fare qualcosa, distrarlo. «James, parliamone. Non è ancora successo
niente, sei ancora in tempo per andartene. Sei addolorato e
arrabbiato, lo capisco, ma non fare una stupidaggine, verrai scoperto
e andrai in galera. È questo che vuoi? Tua sorella vorrebbe che ti
macchiassi di questo crimine?»
«Victoria
non la devi neanche nominare! Non ne sei degna! Nessuno di voi lo è!
E non ti preoccupare, non mi scopriranno mai perché quando avrò
finito con voi due darò fuoco a tutto quanto! E ora basta, mi hai
stufato! Vuol dire che inizierò da te!» In quel momento alza il
braccio destro puntando la pistola contro di me. Rimango immobile,
pietrificata, con lo sguardo incollato alla canna della pistola.
Scorgo un movimento dietro di lui, poi un’esplosione, come di un
grosso petardo, riempie la stanza e James cade a terra con un tonfo.
Alzo
gli occhi su Edward, il suo viso è una maschera di orrore. Mi cedono
le gambe, non so perché non riesco più a stare in piedi e cado a
terra in ginocchio, poi mi accascio su un fianco. Edward è subito
vicino a me per afferrarmi e non farmi sbattere la testa, mi adagia
delicatamente sul pavimento.
Un
urlo di bambino riempie la stanza, sento Edward mormorare «Scappa!
Vai al fienile, c’è zia Alice!» poi volge nuovamente lo sguardo
carico di angoscia su di me.
All’improvviso
sento freddo e un dolore lancinante mi invade l’addome. Faccio
fatica a respirare, non riesco a tenere gli occhi aperti ma Edward
continua a ripetere «Stai con me, Bella. Resta sveglia,»
Lo
sento premere forte da qualche parte sulla mia pancia, ma il dolore è
così esteso che non riesco a capire dove mi stia toccando.
È
difficile rimanere sveglia ma la sua voce è così disperata che ce
la metto tutta per ascoltarlo e continuare a guardarlo. Capisco dal
movimento della sua mano che mi sta accarezzando il viso, ma non lo
sento. Quando si passa la mano tra i capelli in modo nervoso mi rendo
conto che è completamente sporca di sangue.
«Sei…»
non riesco a parlare, sento dolore dappertutto e ho la bocca secca,
ma devo sapere, «sei ferito?»
Lui
si guarda la mano, come se finora non si fosse accorto di nulla, «Non
è niente, tranquilla,»
Lentamente
il dolore scivola via, ora non provo più nulla, solo una sensazione
di freddo che dall’addome si propaga per il resto del corpo e il
suo sguardo su di me. In lontananza ancora il pianto di un bambino.
Non riesco a tenere gli occhi aperti, devo dormire, solo… solo per
un po’.
-EPOV-
«Dai
Alice! Abbiamo perso solo pochi minuti, ormai siamo a casa! Ho solo
dimenticato il portafoglio. E no, non dirlo neanche, non voglio che
sia tu a pagare, almeno quando sono qui, lascia fare a me,»
Siamo
dovuti tornare indietro e per Alice è una perdita di tempo, non
riesce mai a rilassarsi. Le faccio una linguaccia sperando di farle
fare un sorriso, ma lei ha lo sguardo fisso di fronte a sé.
«Edward!
Guarda!»
Con
lo sguardo seguo la direzione del suo dito e, proprio davanti alla
porta di casa, c’è qualcosa di grosso a terra. Sembra…
«Jasper!»
Alice pronuncia il suo nome quasi urlando.
Accosto
dietro al vecchio fienile, ora adibito a laboratorio di Alice, per
nascondere l’auto. «Alice, chiama la polizia e digli di mandare
un’ambulanza. E resta qui!»
Lei
tenta di protestare ma la zittisco, «Chiama il 911!»
Mi
abbasso e mi avvicino velocemente alla casa, a Jasper. Gli tasto il
polso, per fortuna è solo svenuto. Ha un’escoriazione sulla
tempia, evidentemente ha perso i sensi per aver ricevuto un colpo
alla testa. Alzo il pollice in segno di OK ad Alice, che tira un
evidente sospiro di sollievo mentre è ancora al telefono. Io mi
avvicino alla finestra del salotto e sbircio all’interno, ma le
tende non mi permettono di vedere molto, solo una sagoma in piedi.
Devo
entrare, non ho altra scelta. Mi avvicino alla porta d’ingresso e
la apro silenziosamente verso l’esterno, spiando riesco a vedere
Bella che fa scudo col suo corpo a Tania, nascosta dietro di lei e
aggrappata alla sua gamba. Vedo un uomo di spalle, ma non riesco a
capire chi sia perché ha il cappuccio della felpa sulla testa, ma
quello che vedo mi lascia shoccato: tiene stretta in pugno una
pistola, anche se, fortunatamente, tiene il braccio abbandonato lungo
il fianco.
Bella
è terrorizzata e pallida come un lenzuolo, sicuramente mi ha visto
ma non mi guarda, non vuole che il pazzo che ha di fronte mi scopra
mentre mi avvicino lentamente a lui.
«James,
parliamone. Non è ancora successo niente, sei ancora in tempo per
andartene.»
James?
Quel
James? Cosa ci fa qui? Vuole convincerla a tornare con lui? Non
riesco a capire e lo stupore per aver scoperto che è lui il pazzo
armato mi ha fatto perdere una parte del discorso di Bella.
«Tua
sorella vorrebbe che ti macchiassi di questo crimine?»
Sua
sorella? Ma che cavolo…
«Victoria
non la devi neanche nominare! Non ne sei degna! Nessuno di voi lo è!»
James
è furioso. E chi cavolo è Victoria? Che centra adesso?
Non
ho il tempo di farmi altre domande: in quel momento James alza il
braccio destro puntando la pistola contro Bella. Unisco le mani e le
alzo sopra la testa con l’intenzione di abbassarle con tutta la mia
forza sul braccio di James per impedirgli di sparare ma, un attimo
prima di colpirlo, il silenzio è scosso da un fortissimo boato che
mi stordisce ma che non m’impedisce di colpire ugualmente James con
violenza, prima al braccio e poi con un pugno in faccia. Lui, colto
di sorpresa, perde l’equilibrio e cade a terra, sbattendo
violentemente la testa sul pavimento e perdendo immediatamente i
sensi.
Sposto
gli occhi su Bella, una grossa macchia scarlatta si sta formando
sulla sua maglietta, all’altezza dell’addome, e capisco
all’istante.
In
quel momento cade in ginocchio e mi precipito verso di lei per
sorreggerla, ma riesco solamente a tenerle la testa prima che la
sbatta a terra, cadendo su un fianco.
Delle
urla rimbombano nella stanza e mi rendo conto che Tania sta gridando
con tutto il fiato che ha in gola. Le urlo di uscire di qui, mi
assicuro che lo faccia veramente, poi guardo ancora Bella. Sta
tremando e fa fatica a respirare, dalla sua bocca esce un piccolo
rantolo ogni volta che inspira.
Non
so cosa fare, la tengo stretta e aspetto da un momento all’altro di
svegliarmi da quest’incubo, ma non succede, cazzo! Non succede!
Tampono
la ferita con uno strofinaccio ma sta perdendo troppo sangue, ormai
le ha intriso tutta la maglia e sotto di lei si sta allargando una
pozza rossa.
«Stai
con me, Bella. Resta sveglia,» glielo ripeto come una preghiera,
continuamente, mentre le accarezzo delicatamente la guancia. Deve
sentirmi, deve sentire che sono con lei e che tutto andrà bene.
Perché
andrà tutto bene, vero? Deve andare tutto bene. Dio, ti prego! Non
lei! Non lei! Non così! Ti prego Dio! Ti prego!
«Sei…»
La
sua voce mi riporta da lei, ma giunge così flebile che faccio fatica
a sentirla anche se accosto l’orecchio alla sua bocca,
Si
passa la lingua sulle labbra, poi riprende, «sei ferito?» Sta
guardando la mia mano, che mi accorgo essere completamente sporca del
suo sangue.
«Non
è niente, stai tranquilla,»
Sta
tremando, mi guarda ancora per un istante e poi chiude gli occhi.
«Bella!
Bella! Apri gli occhi!»
I
suoi dolcissimi occhi, quegli occhi che mi hanno fatto innamorare più
di dieci anni fa, continuano a rimanere chiusi. Il suo petto non si
solleva più.
«Noo!»
La mia voce giunge lontana, come se non fosse mia. La stringo a me
più che posso, «Bella, amore, apri gli occhi! Apri gli occhi,
Bella!» Continuo a ripeterlo cercando di scuoterla delicatamente, ma
non succede niente, non riapre gli occhi e un dolore atroce mi
stritola il petto impedendomi di respirare.
La
adagio nuovamente a terra, mi rendo conto che sto piangendo e il mio
corpo è scosso dai singhiozzi. Cerco di ricordare quello che ho
imparato al corso di primo soccorso e le pratico il massaggio
cardiaco e la respirazione bocca a bocca.
Ho
la vista annebbiata, anche se asciugo continuamente le lacrime,
queste continuano a sgorgare. Non so per quanto tempo vado avanti,
ormai sono esausto, i muscoli delle braccia mi fanno così male che
credo siano sul punto di esplodere ma non posso fermarmi, è l’unica
speranza che ho di salvare Bella.
Sono
appena consapevole delle voci alle mie spalle perché mi giungono
lontanissime, poi delle braccia mi afferrano e tentano di portarmi
via da lei e io resisto, urlo e scalcio, non posso permettere che mi
impediscano di aiutarla. Piango ancora, di dolore e rabbia, tiro
pugni a destra e a sinistra imbrattando col sangue di Bella qualsiasi
cosa riesca a toccare.
È
la voce di Alice a riportarmi alla realtà, lei, così piccola e
fragile, che mi arriva a malapena al petto, mi abbraccia con così
tanta forza che credo stia per spezzarmi in due. Continua a piangere
e allo stesso tempo a canticchiare per me la ninna nanna che le
cantavo sempre quando eravamo piccoli, quando si svegliava nel cuore
della notte per un brutto sogno o per un temporale e veniva da me,
invece che correre da mamma e papà.
Lentamente
mi calmo, Alice mi trascina fuori e, come varchiamo la soglia, una
voce urla «Papà!»
Tania!
Mi ero completamente dimenticato di lei, come ho potuto?
Si
divincola dal poliziotto che la sta tenendo in braccio e corre verso
di me, abbracciandomi stretto e ricominciando a singhiozzare. Tra le
lacrime mi racconta di quando si è svegliata e dell’idea folle di
James di uccidere lei e Bella, poi mi racconta di quando Bella gli ha
detto che non era mia figlia per salvarle la vita e di come poi
l’abbia rassicurata e protetta.
Oh,
Bella, amore mio!
Cerco
di calmare Tania dicendole che andrà tutto bene e che Bella starà
meglio presto, ma mentre lo faccio cerco di trattenere le lacrime e
di convincere anche me stesso.
In
quel momento escono due poliziotti trascinando James con le mani
ammanettate dietro la schiena.
Non
penso a nulla, solamente mi avvento su di lui e gli metto le mani al
collo: deve morire, deve pagare per quello che ha fatto. Tania urla e
i poliziotti mi trascinano indietro. È per mia figlia che lo lascio,
lei non merita di soffrire ancora.
Guardo
James, «Non ne vale la pena. Non vali neanche la carta igienica con
cui ti pulisci il culo!»
Poi
prendo in braccio Tania e con Alice e Jasper mi allontano verso il
vecchio fienile perché ho bisogno di sedermi all’ombra, sento che
mi stanno cedendo le gambe e qualche puntino nero mi danza già
davanti agli occhi. Faccio giusto in tempo a sedermi a terra quando i
puntini neri si ingrandiscono fino ad inghiottirmi e nel buio, in
lontananza, sento le grida di James farneticare su una vendetta
portata a termine e su sua sorella che ora potrà finalmente riposare
in pace.
Fine
MIGLIOR EDWARD-
MIGLIOR BELLA -
MIGLIOR FIGLIO -
PAPA' PIU' SEXY (DILF) -
STORIA PIU' HOT -
STORIA PIU' DIVERTENTE -
STORIA PIU' ROMANTICA -
STORIA PIU' DRAMMATICA -
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -
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LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -
MA!
RispondiEliminaATTENZIONE SPOILER! SE NON VOLETE SAPERE NIENET NON LEGGETE QUESTO COMMENTO, MA IO LO DEVO FA! DEVO!!!
ma!!! ma nuooooooooooooooooooooooooo!!!
no! ma mi rifiuto!
famo così: io, Sparviero Nero, co-admin contest Daddyward ti do il permesso speciale di scrivere il resto. Un resto soddisfacente per meeeeeeeeee!
hahahaahahaahahahah!!!
oddio quanto so rimasta maleeeeeee!
E ho una spiegazione altamente scientifica a tutto questo: Bella porta sfiga. Per forza! Pensaci un attimo: Bella bacia Edward a scuola poi lui si mette con una che le smolla una figlia e i suoi genitori muoiono, nel frattempo Victoria, sempre dopo il bacio "mortale" di Abbella, si ammazza e James impazzisce. No, dico: Edward! Peccaritàdiddio, fatte portà indietro nel tempo e quando ti trovi in punizione con Abbella, al massimo stringile la mano!!! Eh???!!!
Hahahahahahaahahahhah! Scherzo :D
Allora, storia luuuuuuuuuunghissima e densa di tanta parte delle loro vite. E densa di sesso!! (mi piace moltissimo quando Edward viene, in tutti i modi che hai descritto!) All'inizio mi hai confusa, nel senso che credevo fossi un'altra, ma credo di aver individuato anche te. Comunque, storia lunga e ricca di particolari, con dei casini che in teoria lasciavano sperà almeno in un lieto fineee???!!!
Te possinooooooooooooooooooooooo!!! haahahahahahahahahahah!!!
Beh, sei riuscita a spiazzarmi!
Brava!
-Sparv-
Bella storia, complimenti per la tua fantasia. A mio avviso però (e sottolineo che è solo il mio parere e per cui di nessuna rilevanza particolare), questa è più una storia d'amore che di un padre, anzi ho sentito il suo essere padre molto marginale. Inoltre mi sembra un pò eccessivo il non lieto fine, non so, come se avessi cercato l'angst per forza. Ma ribadisco è solo la mia opinione, per il resto, bravissima!
RispondiEliminaMa no dai non può finire così!!! Uno shock.. 😂.. Comunque bellissima storia molto coinvolgente.. Bravissima chi l'ha scritta
RispondiEliminaPrima di tutti complimenti per l'impegno con cui questa storia è stata scritta. E' una storia lunga, articolata, che si dipana tra passato e presente e in cui gli attori principali sono molti: Edward, Isabella, Rose, Tania, James, Victoria. La storia inoltre ha molto sesso, nella prima parte la cosa è disturbante (quello con James) nella seconda invece fa parte della storia d'amore ed è intrigante. Il finale mi ha turbata ma ci poteva anche stare.Alla fine era anche il racconto di un rapporto sbagliato con un uomo malato (altrimenti perchè inserire quella prima parte?) Forse l'unico neo potrebbe stare nel fatto che quasi ci si dimentica che sia una "daddyward". Brava a chi l'ha scritta. Cristina.
RispondiEliminaTroppa carne al fuoco. Nella storia ci sono diversi nuclei tematici troppo compessi per venir sviluppati nel breve respiro di un racconto e quindi fanno a botte fra di loro.
RispondiElimina1. Storia del rapporto tra James e Bella, basato sull'abuso psicologico. E' un tema interessante e di grande attualità. Come è possibile che una donna intelligente e creativa diventi succube di una persona spregevole, arrivando ad isolarsi completamente dal mondo circostante, privandosi di amicizie e piccole gioie della vita quotidiana? Bella non è priva di risorse intellettuali né emotive, eppure accetta che la sua vita venga trasformata in un arido deserto privo di relazioni significative. La risposta, credibile, è la paura della soltudine, la scarsa autostima che spinge Bella a credere di non poter interessare davvero a qualcuno, a sentire di dover essere grata a James per quel poco di attenzione che le elargisce.
2. Storia d'amore tra Edward e Bella. Storia nata tra i banchi di scuola, dismessa e dimenticata, e rifiorita dopo un incontro casuale. Tutto troppo veloce e poco giustificato da un punto di vista psicologico.
3. Il passato di Edward. Apena delineato, mentre (dato il titolo del contest) sarebbe stato forse il più interessante. Come vive un uomo molto giovane la paternità se essa è legata all'inganno e all'abbandono da parte del proprio partner? Quale tipo di rapporto affettivo può svilupparsi tra un padre che lavora giorno e notte e una figlia non cercata che viene cresciuta da una zia? E in ogni caso, non era possibile cercare di combattere la tentazione irresistibile di riempire la vita del povero Edward di terribili disgrazie per rederci simpatetici nei suoi confronti? E' proprio necessario far morire i genitori e far sparire tutto il patrimnio familiare ad opera del cattivissimo e ignobile Aro? Non bastava la fuga di Rose a destabilizzare il mondo affettivo del consegnatore di pizze?
4. La tragedia finale. James psicopatico che tortura Bella per dieci anni con l'unico scopo di punire Edward (che per altro non sapeva nulla di tutta la faccenda) mi sembra davvero uno spunto narrativo sprecato. L'idea è intrigante, ma così, out of the blue, diventa quasi comica, nonostante il finale insanguinato.
Conclusione: qui c'era materiale per almeno quattro storie diverse (quindi complimenti per la fantasia creativa), tutte in grado di attirare l'interesse l'attenzione del lettore, ma compresse in questo modo perdono la loro identità e potenzialità. A volte l'autore deve trovare il coraggio di negare il diritto di parola ai personaggi che gli si presentano alla mente, anche se sono insistenti nella loro richiesta di vedere la luce.
Dai colpi di scena presenti nella storia penso di averti individuata anche stavolta.
RispondiEliminaE anche stavolta mi ritrovo a dirti le stesse cose, che ovviamente sono solo una mia opinione.
Hai delle idee veramente brillanti ma messe tutte insieme si perdono nel racconto e non trovano lo giusto spazio.
Non hanno modo di esprimersi come dovrebbero ed è un vero peccato perchè meriterebbero veramente.
Grazie mille.
Un Bacio
JB
Sono rimasta a bocca aperta... senza respirare... a leggere l'ultima parte di questa storia che si scatena in un batter d'occhio. E sono rimasta male... non mi aspettavo nulla di simile.
RispondiEliminaLa storia l'ho dovuta leggere in più giorni, era lunga e il tempo non era sempre a mio favore. Lunga ma scorrevolissima. Però concordo con chi prima di me ha detto che hai messo troppa carne al fuoco. Forse scegliere una delle varie idee che sei stata in grado di metter giù, avrebbe dato più spazio allo sviluppo di alcune situazioni e, dato che il contest parlava di Edward papà, sarebbe stato meglio dare ampio spazio a questo punto di vista, non credi? E' stato trattato con troppa superficialità, anche se con poche righe hai sottolineato quanto amore intercorresse tra i due. Ciò comunque non toglie che la tua storia si legga benissimo, sia ricca di particolari e ben scritta.
Brava e complimenti...
SONO SENZA PAROLE!!!!! Ho solo lacrime, ho riletto il finale almeno 5 volte sperando che lei si salvasse!!!! Ma poverina ... Non aveva già sofferto abbastanza???
RispondiEliminaBravissima perché mai e poi mai mi sarei aspettata un simile colpo di scena
MIGLIOR BELLA - 2
MIGLIOR EDWARD - 3
MIGLIOR FIGLIO - 1
PAPA' PIU' SEXY (DILF) -3
STORIA PIU' HOT -3
STORIA PIU' DIVERTENTE -1
STORIA PIU' ROMANTICA -3
STORIA PIU' DRAMMATICA -4
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -2
Allora, direi che la prima parte della storia è molto interessante, anche se il rapporto padre-figlia è quasi inesistente per tutto il racconto. E' più una storia d'amore o comunque incentrata su Edward in generale. Il finale invece mi ha lasciata a bocca aperta e un po' scontenta. Come dicono su ci sono troppi elementi che scoppiano in brevissimo tempo e che, soprattutto in una One Shot, stonano un pochino. L'idea sarebbe buona per essere sviluppata nel lungo periodo, così perde molto.
RispondiEliminaCiò non toglie che è stato carino leggerti e che qualche passaggio mi è piaciuto tanto.
Grazie per aver partecipato
Aly
MIGLIOR EDWARD-4
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA -3
MIGLIOR FIGLIO -1
PAPA' PIU' SEXY (DILF) -3
STORIA PIU' HOT -2
STORIA PIU' DIVERTENTE -1
STORIA PIU' ROMANTICA -3
STORIA PIU' DRAMMATICA -4
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -1
MIGLIOR EDWARD-3
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA -2
MIGLIOR FIGLIO -1
PAPA' PIU' SEXY (DILF) -3
STORIA PIU' HOT -2
STORIA PIU' DIVERTENTE -1
STORIA PIU' ROMANTICA -3
STORIA PIU' DRAMMATICA -5
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -1
Che dire? Il finale è spiazzante e sconvolgente.
RispondiEliminaNell'insieme molto bella ma troppe idee, alcune ben narrate e sviluppate, come la molto ben definita relazione tra James-Bella con la sottile e dettagliata descrizione della violenza psicologica, molto, troppo spesso più intensa e dannosa di quella fisica. Una Bella troppo remissiva, soggiogata da un essere abietto.
Un papà poco padre, manca forse un approfondimento sulla sua condizione, infatti pesa più la storia d'amore inespresso con Bella, che data dai tempi del liceo.
Forse un po' debole il pretesto per un finale così violento e una vendetta a lungo meditata.
Nel complesso mi è piaciuta, è ben scritta, solo un paio di svarioni/refusi, spero!
JO
MIGLIOR EDWARD- 3
MIGLIOR BELLA - 2
MIGLIOR FIGLIO - --
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 3
STORIA PIU' HOT - 2
STORIA PIU' DIVERTENTE - 1
STORIA PIU' ROMANTICA - 3
STORIA PIU' DRAMMATICA - 5+
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 2
MIGLIOR EDWARD- 3
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA - 3
MIGLIOR FIGLIO - 2
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 3
STORIA PIU' HOT - 2
STORIA PIU' DIVERTENTE - 1
STORIA PIU' ROMANTICA - 3
STORIA PIU' DRAMMATICA - 5
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 4
MIGLIOR EDWARD- 4
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA - 3
MIGLIOR FIGLIO - 2
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 3
STORIA PIU' HOT - 2
STORIA PIU' DIVERTENTE - 2
STORIA PIU' ROMANTICA - 3
STORIA PIU' DRAMMATICA - 4
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA 2
Vince categoria : Miglior finale a sorpresa
Luisa
MIGLIOR EDWARD - 3
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA - 2
MIGLIOR FIGLIO - 1
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 1
STORIA PIU' HOT - 2
STORIA PIU' DIVERTENTE - 1
STORIA PIU' ROMANTICA - 3
STORIA PIU' DRAMMATICA - 5
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 1
Troppo all'inizio, poco alla fine, senza spiegazioni e con la sensazione di una gran fretta.
RispondiEliminaMIGLIOR EDWARD-1
MIGLIOR BELLA -1
MIGLIOR FIGLIO -1
PAPA' PIU' SEXY (DILF) -1
STORIA PIU' HOT -1
STORIA PIU' DIVERTENTE -1
STORIA PIU' ROMANTICA -1
STORIA PIU' DRAMMATICA -3
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -1
Ecco i miei voti:
RispondiEliminaMIGLIOR EDWARD - 2
MIGLIOR BELLA - 1
MIGLIOR FIGLIO - 1
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 1
STORIA PIU' HOT - 2
STORIA PIU' DIVERTENTE - 1
STORIA PIU' ROMANTICA - 1
STORIA PIU' DRAMMATICA - 5
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 1
JB
I Miei Voti:
RispondiEliminaMIGLIOR EDWARD 3
MIGLIOR BELLA 3
MIGLIOR FIGLIO 1
PAPA' PIU' SEXY (DILF) 3
STORIA PIU' HOT 4
STORIA PIU' DIVERTENTE 1
STORIA PIU' ROMANTICA 3
STORIA PIU' DRAMMATICA 3
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA 3
MIGLIOR EDWARD - 4
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA - 4
MIGLIOR FIGLIO - 0
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 4
STORIA PIU' HOT - 5
STORIA PIU' DIVERTENTE - 1
STORIA PIU' ROMANTICA - 4
STORIA PIU' DRAMMATICA - 4
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 2
La storia è scorrevole e bella, mi è piaciuto come hai descritto la differenza tra il rapporto malato con James e quello, dolce perfetto e potenziale, con Edward. Davvero da psicopatico il comportamento di James: Bella non vede mai più Edward, il quale ha una figlia con un'altra persona, dunque è assurdo che James porti avanti la cosciente distruzione di Bella per ben 10 anni senza sapere se a Edward interessi ancora! Unica critica, per me, il finale. Rispetto al resto della storia, descritto con dovizia di particolari, è come se fosse troncato. Non si capisce se Bella sia viva o morta, la frase di Edward a James è volgare e non mi pare adatta alla reale drammaticità della situazione, James farnetica, Edward sviene...e... poi????
RispondiEliminaLa storia mi è piaciuta molto, tanti fatti narrati e l'hai fatto bene. Onestamente mi aspettavo una concentrazione maggiore del fattore papà che qui si avverte ma non abbastanza secondo me, verte molto più si Bella/James e Bella/Edward.
RispondiEliminaLa fine mi ha lasciato abbastanza interdetta, speravo in un lieto fine ma questo non toglie bellezza alla storia.
Complimenti molto bella.
MIGLIOR EDWARD- 4
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA - 3
MIGLIOR FIGLIO - 2
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 3
STORIA PIU' HOT - 4
STORIA PIU' DIVERTENTE - 1
STORIA PIU' ROMANTICA - 3
STORIA PIU' DRAMMATICA - 5
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 3
Ma si piange coi singhiozzi qui!!!!!!
RispondiEliminaPoverina!!!!!!
Mi piace l'idea dell'abuso psicologico e della follia di James, ma il finale mi ha ammazzato!
Brava davvero per come mi hai sorpreso.
MIGLIOR BELLA - 2
MIGLIOR EDWARD - 3
MIGLIOR FIGLIO - 1
PAPA' PIU' SEXY (DILF) -3
STORIA PIU' HOT -1
STORIA PIU' DIVERTENTE -1
STORIA PIU' ROMANTICA -1
STORIA PIU' DRAMMATICA -5
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -3
Il commento alla storia lo metterò con più calma oggi metto solo i voti:
RispondiEliminaMIGLIOR EDWARD-3
MIGLIOR BELLA -2
MIGLIOR FIGLIO -1
PAPA' PIU' SEXY (DILF) -3
STORIA PIU' HOT -2
STORIA PIU' DIVERTENTE -1
STORIA PIU' ROMANTICA -3
STORIA PIU' DRAMMATICA -5
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -3
MIGLIOR EDWARD- 3
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA - 2
MIGLIOR FIGLIO - 1
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 3
STORIA PIU' HOT - 4
STORIA PIU' DIVERTENTE - 1
STORIA PIU' ROMANTICA - 3
STORIA PIU' DRAMMATICA - 4
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 3
Okay... che dire... la storia è molto bella, scorrevole e piena di colpi di scena; mi intriga la differenza tra il rapporto che Bella ha con James (un rapporto malato, con lui maniaco, ossessivo e che la abusa psicologicamente per vendetta) e poi con Edward (un amore sincero e puro... che resiste a tutto).
RispondiEliminaSpunti intriganti che andrebbero approfonditi in una long... perché per una one-shot c'è troppa carne al fuoco, come hanno detto le altre.
Comunque sia :) sei stata bravissima!!
MIGLIOR EDWARD - 4
MIGLIOR BELLA - 4
MIGLIOR FIGLIO - 2
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 3
STORIA PIU' HOT - 4
STORIA PIU' DIVERTENTE - 1
STORIA PIU' ROMANTICA - 3
STORIA PIU' DRAMMATICA - 5
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 3
MIGLIOR EDWARD - 3
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA - 3
MIGLIOR FIGLIO - 1
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 3
STORIA PIU' HOT - 4
STORIA PIU' DIVERTENTE - 1
STORIA PIU' ROMANTICA - 4
STORIA PIU' DRAMMATICA - 5
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 2
-Sparv-
MIGLIOR EDWARD- 4
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA - 3
MIGLIOR FIGLIO - 1
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 2
STORIA PIU' HOT - 3
STORIA PIU' DIVERTENTE - 1
STORIA PIU' ROMANTICA - 3
STORIA PIU' DRAMMATICA - 5
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 3
Te lo perdono questo finale... però non farlo mai più!!! Scherzo ;) Complimenti anche a te,
Aleuname.
Dieci anni
RispondiEliminaMiglior Edward - 2
Miglior Bella - 3
Miglior figlio – 1
Papà più sexy (DILF) - 3
Storia più hot - 3
Storia più divertente - 1
Storia più romantica - 3
Storia più drammatica - 4
Storia Daddyward preferita - 2
Finale di m***a per una storia mediocre, che hai cercato di risollevare con il finale drammatico. Lo scopo è stato evidentemente quello di spiazzare e ottenere più punti.
RispondiEliminaHai sbagliato contest perché la paternità c'entra poco o niente. Semplicemente si dice che Edward ha una figlia, ma nulla del loro rapporto.
Bella è un personaggio patetico, una donna senza carattere e dignità. Sta con uno che in fondo neppure le piace, si sente obbligata a farci sesso, lui la tratta male e la insulta. Perché sta con lui non si capisce. Lei dice per non essere sola, ma è sola. Vede lui due ore a settimana e per il resto del tempo lavora o sta in casa. Più sola di così!
E poi non si muore in pochi minuti per un colpo all'addome. Sono le ferite più dolorose proprio perché puoi sopravvivere per ore. Informati!