"Il
tocco magico"
"Domani
andiamo al palco. Domani andiamo al palco. Velo che domani mi polti
al palco?"
Anthony
zompava in piedi sulla seggiolina al centro della sala, felice. I
boccoli biondi che saltellavano insieme a lui, le guance rosse di
eccitazione, sembrava un cherubino che avesse alzato un po' il
gomito…
"Non
domani, Anthony. Dopodomani, che è domenica. Ora però calmati e
scendi dalla sedia."
Edward
era indaffarato a preparare la colazione al suo buffissimo, adorabile
bambino. Tre anni di chiacchiere e coccole che lo avevano sfinito e
finito di resuscitare dai non-morti viventi. Un terremoto come sua
madre, impossibile da ignorare. Ti faceva star bene anche se non
volevi.
"A
vedele Pippo?"
"Sì,
a vedere Pippo. Ora scendi dalla sedia, An."
"E
mi compli lo zuccolo filato?"
"Solo
se scendi dalla sedia, An."
Antony
finalmente scese, ma continuò a saltellare per la camera.
"An,
basta ora. Calmati. La mamma sta dormendo…"
"Io
batta dolmile. Pecché la mamma ancola domme?"
"Perché
stanotte era di turno e non ha potuto."
"In
oppi…oppe…pippodale?"
Edward
rise forte. "In pippodale, sì. Adesso vieni qui, puffo."
Adorava
quel ragazzino terribile che stava zitto e calmo solo quando era
malato. Quindi, fortunatamente, mai. Nemmeno quando dormiva:
mugugnava, si girava e rigirava tipo frittella, si incastrava nelle
sbarrette del lettino, rideva, parlava nel sonno.
Da
quando era nato, la notte e il giorno si erano confusi in una
girandola di cose da fare, risate da godere, spiegazioni da dare, e
amore da acchiappare al volo e restituire.
"Papà,
pecché tu non baboli mai?"
L'uomo
visualizzò tutte le cose da fare, ogni giorno, tutti i giorni, che
manco uno schiavo…
"Io,
tesoro, ora sono in congedo. Ho lavorato per molti anni per il nostro
Paese. Ora lavoro per il mio bambino. Non sei contento?"
"Io
cì. Il paesce no ela contento?"
Edward
rise di nuovo. Quel bambino era un piccolo comico naturale. "Credo
che sì, il Paese fosse contento, tesoro, ma servono sempre forze
nuove e soldati giovani. Gli altri, finito il lavoro, vanno a casa
dai loro bambini…"
Ma
Anthony già non ascoltava più, perso ad inseguire col cucchiaino
una bollicina nel latte. "La debo plennele plima che i fiocchi
la muolono…"
Edward
si avvicinò alla testolina bionda e ci stampò un bacio. "Prima
che i fiocchi la facciano affondare… Non si dice 'la muoiono'."
"Cì.
Plima che la fonnano."
"Affondano,
An," rise Edward, ma la sua voce venne coperta da una risata
argentina proveniente dal corridoio. Anthony si coprì la bocca con
la manina. "Uh? Mamma beglia!"
"Chi
sfonda cosa, oltre alle mie orecchie, in questa cucina, stamattina?"
Bella era sveglia, sì, con le chiacchiere e le risate di quei due.
Si fermò incantata a guardarli, dalla soglia della porta. Adorava le
due teste vicine dei suoi uomini, quella castana ramata del marito e
quella biondissima del figlio.
"Lascia
stare. Nella tazza del puffo è sempre in corso una battaglia
navale…Buongiorno, cara."
Edward
le si avvicinò e si salutarono con un bacio.
"Sembra
interessante," disse Bella, prendendo in braccio il bambino.
"Forza papà, riempi anche la mia tazza e vediamo questi grandi
combattimenti…"
Edward
riempì una tazza e la passò a sua moglie. Poi se ne tornò in
salotto, tirò fuori l'armonica a bocca e lasciò liberi insieme alla
melodia i propri ricordi sbiaditi, finalmente non più dolorosi.
Galleggiavano leggeri sul cicaleccio di Anthony che descriveva con
ricchezza di particolari la storia della piccola bollicina che i
cornflakes volevano affondare.
-Una
donna come te avrebbe bisogno di un lavoro vero, Swan.- Edward la
guardava mentre gli piegava con delicatezza le ginocchia e gli
massaggiava i polpacci flaccidi. Si faceva schifo da solo e non
capiva come lei potesse tenergli addosso quelle splendide, morbide,
bellissime mani.
-Io
ho un lavoro vero, Cullen.
-Dico
un lavoro che dia soddisfazione, in cui si frequentino le persone, in
cui si possa far carriera…- Possibile che non capisse che lui non
la voleva lì? E che la voleva con tutto il proprio corpo martoriato
e la propria mente a pezzi?
-Questo
lavoro mi dà soddisfazione. Frequento una persona che vale da sola
per dieci. Non mi interessa far carriera. È tutto, Cullen, o pensi
di continuare ancora?
No,
non capiva. Probabilmente non lo considerava nemmeno un uomo, ma solo
un paziente ricco e noioso. Probabilmente la sera, quando lo lasciava
al suo niente odiato e se ne andava a casa a dormire, telefonava a
un'amica, assolutamente femmina, a cui raccontava quanto rompesse le
palle quell'idiota storpio di ex-soldato per cui lavorava…
Il
rumore del libro che gli era caduto dalle ginocchia lo svegliò di
soprassalto. Si guardò intorno frastornato e notò che era solo.
-Swan?-
sbraitò.
-Eccomi,-
la testa sorridente faceva capolino sulla veranda baciata dal sole,
che le incendiava i capelli di un alone rossastro. -Ti serve
qualcosa?
-No,
niente.- Sì, tutto, in realtà, ma non lo avrebbe ammesso nemmeno
sotto tortura. Era un uomo, un duro, era stato in guerra, lui. Aveva
combattuto, lui. Ora era un po' a pezzi, ma si sarebbe rimesso in
piedi. In piedi, insomma, si fa per dire. Ma si sarebbe ripreso.
Stava già molto meglio rispetto alle settimane prima di Bella, no?
Anche
quel cretino ciarlatano di analista lo stava aiutando, un po'.
A
lui raccontava i cazzi suoi, ogni giorno. Cosa pensava, cosa sognava,
cosa lo faceva tanto arrabbiare. Di cosa aveva paura.
-Di
niente. Io non ho paura. Se avessi avuto paura…
-Sei
un uomo, Edward?- gli chiedeva il dott. Crowley.
-Che
domanda è? Ti sembro una donna, Doc?
-Intendo
un uomo umano. Vero. In carne e ossa. Capace di provare dolore,
gioia, rabbia. E paura.
-Io
non ho paura.
-Ma
sei un uomo.
-Sono
un uomo che non ha paura.
-E
se ti scaraventassi giù da quella sedia e ti lasciassi a terra, da
solo, chiudessi la porta e me ne andassi, non avresti paura di morire
di fame? Di non riuscire a raggiungere un telefono per chiedere
aiuto?
-Mi
tirerei a sedere. Striscerei fino alla scrivania. Mi tirerei su.
Troverei qualcosa con cui spaccare la finestra. Riuscirei a salvarmi.
E tu saresti un uomo morto, Doc.
****
La
voce di Edward che si lamentava nel sonno fu una doccia fredda per
Bella. Era da tanto che non capitava più.
-Ferma,
ti ho detto.
La
voce mi arriva da subito oltre l'angolo della casa semidiroccata,
proveniente dal grosso corpo di un soldato, con i pantaloni abbassati
sopra le ginocchia, che si muove ritmicamente, con foga, contro il
bordo del pianale di un carro.
Non
riesco a vedere altro, ma sento delle grida soffocate, femminili.
-Che
cazzo sta succedendo qui?- Urlo.
Nessuna
risposta, mentre il movimento frenetico continua, così come le grida
e la voce dura e terribilmente bassa dell'uomo. -Zitta. Sta' zitta.
Zitta!
-Soldato!
Dico a te!- Con due falcate gli arrivo dietro e lo prendo per la
spalla, girandolo. -Che cazzo stai facendo? Pezzo di merda!
Con
un pugno in pieno viso lo allontano dal carro su cui c'è un bozzolo
di stoffa rossa. Ma non è un bozzolo, singhiozza e ha due mani,
piccole. E due gambe che si rannicchiano, stringendosi contro il
resto della stoffa.
-Ehi,
piccola!- Quello che provo è indescrivibile. Cerco di raggiungerla,
ma lei arretra, tirandosi dietro il bozzolo, e piantandomi negli
occhi uno sguardo folle di paura, spiritato. Avrà sì e no dieci
anni.
Non
ci vedo più dalla rabbia. Mi giro indietro e guardo la bestia che ho
scaraventato in terra, senza vederlo davvero. Gli corro incontro, o
per meglio dire sopra, e lo colpisco alla cieca.
-Brutto
cane,- sono furioso.
Inizio
a prenderlo a calci. -Maiale.
Pugni.
-Schifoso sacco di merda!
Ancora
calci. -È una bambina! È solo una bambina, lo capisci?
Ancora
pugni. -Disgraziato.
Quello
si gira per ripararsi come può e cercare di scappare, tirandosi su
alla meglio i suoi schifosi pantaloni sulle sue schifose palle di
pedofilo.
Lo
colpisco col calcio del fucile alla schiena e lo fermo.
Lui
tossisce, rantola. -È solo… una schifosa… irachena… Che ti
frega... di lei?
Osa
parlarmi e io vedo buio. Poi rosso.
Lo
colpisco violentemente di nuovo col calcio del fucile in pieno viso,
fracassandogli i denti. -Maledetto! Trascina le tue merdose gambe in
caserma, soldato! Giuro su Dio che ti faccio avere la corte marziale!
Se non ti ammazzo prima io stesso.
Lo
spingo in avanti con un calcio in culo, indirizzandolo verso la
salita che porta alla nostra caserma.
Guardo
indietro e vedo che il fagotto rosso sta correndo, zoppicando, verso
una casa dall'altro lato della strada. Penso che sia in salvo.
Quando
guardo di nuovo davanti a me, una nube di polvere si alza dalla cima
della salita e ci viene incontro.
Sembra
troppo piccola per essere una tempesta di sabbia. E quando capisco è
ormai tardi.
Un
camion.
-Sono
Mujaiddin! A terra, soldato!- Grido, un attimo prima che quelli che
sembrano lapilli partano dalla cima della strada e ci crollino
addosso.
Intorno
a noi saltano pietre e sabbia. Sulla strada si forma un buco più
scuro, mentre accanto a me lo schifoso rantola, con il ventre
squarciato e un braccio penzolante. La sabbia si tinge di rosso
intorno a me e in bocca ho un gusto metallico, amaro, salato. So che
è sangue.
Poi
le forze mi abbandonano.
"Edward…
Tesoro… Svegliati… Edward?"
I
grandi occhi spaventati e smarriti si aprirono nella luce fioca del
primo mattino e la fissarono assenti per un attimo, poi le sorrisero,
riconoscendola. "Ciao…"
"Scusa
se ti ho svegliato. Sognavi e ti lamentavi…"
"Mi
dispiace."
"Dispiace
più a me. Era da tanto che non succedeva. Soliti brutti ricordi
dell'Africa?"
Lui
l'abbracciò annuendo. "Ieri chiacchieravo del mio lavoro con
Anthony. Probabilmente è per questo."
"Qui
siamo tutti al sicuro, tesoro."
"Lo
so. Ma so anche che vi amo. E che sarei capace di qualunque cosa, se
voi foste in pericolo. Penso a te, a Anthony. A quel maiale che il
destino ha sottratto a una giusta condanna. Agli innocenti che
saltano in aria per una guerra che non hanno mai voluto. Al futuro
che domani avrà in mano Anthony. Non vorrei che fosse lo schifo che
ho vissuto io."
Bella
gli accarezzò piano viso, collo, petto, braccia. Il suo magnifico
uomo ferito. Perso e ritrovato. Colpito ma mai affondato.
"Anche
Anthony ha avuto un incubo stanotte," gli comunicò con tono
fintamente distratto. Non si era svegliato quando il bimbo aveva
chiamato la mamma, gridando spaventatissimo.
"Davvero?
Quando? Non me ne sono accorto. Non è mai successo prima…"
Edward era profondamente scosso. Temeva che il bimbo avesse ereditato
la 'maledizione' dello zio. Non avrebbe mai voluto che vivesse certi
terribili momenti. Mai.
Ripensò
al giorno prima, al tempo veloce e fantastico passato col bimbo, il
suo meraviglioso, tenerissimo bambino. Il suo faccino allegro e
curioso mentre lui suonava l'armonica a bocca. Le sue domande acute e
divertenti.
"È
fasile suonale quella?"
"Abbastanza,
An. Vuoi provare?"
I
suoi occhioni spalancati e il visetto che faceva velocemente su e
giù.
"Arrampicati,
ometto."
Se
l'era preso in braccio, pulendo l'armonica sui pantaloni e poi
posizionandogliela sulle labbra rosse. "Soffia, An."
Era
uscito un suono gracchiante e stridulo e Anthony aveva riso felice.
"Sciono
capase, papà! Sciono capase!"
"Certo
che sei capace. Guarda qua."
Gli
aveva mostrato le fessure e insegnato a chiuderne alcune con le
piccole dita, per cambiare il suono. Il bambino era estasiato.
Ad
un certo punto, mentre Edward ricordava chi anni prima avesse
insegnato a lui a suonare l'armonica, Anthony gli aveva toccato la
mano per prendere lo strumento e l'aveva ritratta di scatto, come se
avesse preso la scossa.
Edward
aveva sentito un brivido lungo la schiena come quando era il proprio
fratello a toccarlo, e il fiato gli era mancato. Poi però aveva
guardato il bimbo, sorridente e sereno come sempre, e si era
tranquillizzato.
Non
poteva avere trasmesso quella…'cosa' anche a suo figlio. Si
rifiutava di crederlo. Non voleva nemmeno pensarci.
Ora
l'incubo avuto dal bambino rimetteva tutto in discussione.
"Cosa
ha sognato?", chiese a sua moglie.
"Fantasie,
Ed. Solo fantasie. Topolino gigante lo inseguiva per fargli mangiare
la minestra. Pensa te!"
Risero
e lui sembrò rilassarsi.
"E
se fosse come me e Jasper?", le chiese invece, dopo un po',
rivedendo nella mente il proprio gemello che quando lo toccava
riviveva i suoi incubi come fossero i propri. A lui Edward trasferiva
fotografie in più dimensioni, trasmettendo non solo le immagini, ma
anche la sofferenza provata, l'odore della paura, il dolore sulla
pelle, la rabbia nelle vene. Una vera maledizione.
"È
stato solo un incubo, Ed." Bella se lo strinse al seno e gli
accarezzò i capelli, amandolo con tutta se stessa. "Dormi,
tesoro. Vi proteggo io." Era la sua missione. Aveva lavorato
tanto per arrivare a quel punto. Non si sarebbe mai arresa. Non
avrebbe permesso alla paura e alle ombre di riprendersi il suo uomo.
Eppure
più tardi, quando Edward si era svegliato ancora abbracciato al
corpo caldo di sua moglie, la sua preoccupazione era ancora lì,
tanto evidente che lei non poté ignorarla. "Pensa più piano,
tesoro. Così forte mi disturbi…", gli disse, cercando di
farlo ridere. "Che puoi fare per evitarlo, se anche fosse così,
Ed? Pensaci."
"Nulla,
immagino," sospirò lui.
"Allora
accetta questa cosa come un regalo."
"È
una maledizione, non un regalo. Una disgrazia orribile. Tu sai cosa
ho vissuto, Bella. Tu sai che tipo di sogni sono i miei… Non li
voglio nella mente di mio figlio, o nella tua."
"Lo
so. Tuttavia… se fosse così, e non ne siamo certi, non potrebbe
essere Jasper ad aver trovato il modo per starti vicino, anche da
dov'è ora? Non credi che in questo caso sarebbe una benedizione?"
Edward
sospirò ancora. Poteva essere vero. Se anche Anthony avesse
ereditato la stessa particolarità dello zio, ovvero vedere nella sua
mente toccandolo, non poteva farci nulla.
Pensò
al proprio fratello, così altruista, comprensivo, buono, sempre
presente. Gli mancava come l'aria, soprattutto quando ne parlava con
Anthony: lo zio qui, lo zio là, lo zio faceva, lo zio diceva. Non
poteva accettare che non si sarebbero mai conosciuti, mai amati. E si
somigliavano così tanto. Erano come trivelle, nella sua vita.
Scavavano e chiedevano, fino allo sfinimento, finché lui si
arrendeva e parlava.
Concentrandosi,
riusciva ancora a sentire la voce di Jasper che lo chiamava dalla
porta.
"Edward?
Edward, sei in casa?"
"Dove
cazzo vuoi che sia? E poi grida più piano, stronzo!" Era sempre
così arrabbiato a quel tempo.
"Buongiorno,
fratello! Vedo che siamo di nuovo di ottimo umore!" Entrando,
Jasper aveva inciampato su un groviglio di stoffa e cuoio: giacca,
scarpe, una camicia, una cravatta, una cintura, una canottiera. "Ma
che cazzo…?", gli diceva sempre. "Vivi come un barbone,
Ed."
Lo
aveva guardato, sulla seggiola accanto al divano, a torso nudo, con
la faccia sconvolta, i capelli un disastro, a terra una bottiglia
vuota di whiskey. Edward era molto semplicemente penoso. Un uomo alla
deriva, prigioniero di se stesso e del proprio passato.
"Perché
devi ridurti così?"
"Credi
che sia stata una mia scelta, tutto questo?" Con un ampio gesto
della mano Edward aveva indicato se stesso e la stanza.
"Hai
rotto il cazzo, Ed. Ora ti porto fuori di qui."
"Non
voglio uscire. Sto bene qui."
"A
frignare come una ragazzina? A bere fino a svenire? E io devo stare a
guardarti?"
"Puoi
andare affanculo, tu. La strada la sai."
"Ci
vado, ma ti porto con me."
Lo
aveva trascinato fuori, quella come innumerevoli altre volte.
Gli
aveva strappato confessioni e qualche risata, ogni dannata volta.
"Basta che non mi tocchi, eh? Non li voglio vedere i tuoi film
del cazzo," scherzava. "Come regista fai schifo."
Invece
lui come fratello era il migliore. E il suo più grande rimpianto era
non averglielo mai detto.
Era
anche stato sempre Jasper a portare Bella nella vita schifosa,
depressa e alcolica di Edward.
"Sai,
ti ho trovato compagnia," aveva buttato là una mattina,
passando a trovarlo.
"Un'altra
puttana? No, grazie."
"Ma
no, scemo. Che puttana? Menatelo da solo, l'uccello. Ho pensato a
qualcuno che possa tenerti compagnia. Accompagnarti al cinema, per
esempio, o magari cucinarti qualcosa quando io sono via."
Si
era arrabbiato, aveva minacciato di non aprire la porta a nessuno, di
far cambiare la serratura, di scappare in Svizzera in qualche clinica
dove praticassero l'eutanasia.
Jasper
non aveva riso. "Non faresti mai una cosa così vile come
lasciarmi da solo. Non dire stronzate, Ed."
Era
stato invece lui a lasciarlo solo, pensando bene di precipitare col
suo cazzo di paracadute. Ma non prima di avergli regalato lei, bella
come il sole, forte come la vita, calda come il fuoco, tagliente come
il vetro.
Edward
sospirò, ricordando tutto quanto. Si stava convincendo che Bella
avesse ragione, come sempre. Se fosse riuscito a trovare un modo,
Jasper sarebbe stato di sicuro ancora intorno a loro, come un angelo
custode, presente, silenzioso, attento.
Si
girò di scatto e tirò un pugno all'aria. Poi alzò il dito medio,
come era solito fare sempre, con suo fratello.
"Quanto
vorrei che mi parlassi, Jazz."
****
"Papà?
Papà? Mi plenni i Lego? Fasso tolle alta alta fino a selo."
"Una
torre alta fino al cielo? Certo, cucciolo, che ti prendo i Lego."
Era
un martello, suo figlio. Se lo vedeva distratto, lo chiamava al
presente. Non aveva alcuna possibilità di perdersi nei ricordi
troppo a lungo. Anthony era la propria benedizione.
"Sei
tliste? Pecché sei tliste? Non essele tliste. Guaddiamo i clocconi."
E
Edward rideva, stringendosi forte quell'angelo biondo.
"Accendiamo
i 'clocconi', An. Spongebob va bene?"
Impossibile
resistere alla forza dei cartoni, soprattutto se uniti a Anthony.
Più
tardi il bimbo era di nuovo arrampicato su una sedia a guardare fuori
dalla finestra.
"Papà
anche al palco piove?"
"Certo
Anthony."
"Ma
domani, no. Velo?"
"Spero
di no, An."
In
realtà le previsioni non lasciavano presagire nulla di buono, ma
sperava si sbagliassero. Del resto, se anche fosse piovuto, avrebbe
dovuto trascinare suo figlio in quel cavolo di parco.
"Una
promessa è un debito, An. Non puoi tirarti indietro e
rimangiartela."
Pensò
che forse non avrebbe dovuto avere premura di insegnargli quella
regola, ma ormai il danno era fatto. Parco doveva essere e parco
sarebbe stato, pioggia o no.
La
domanda del bambino gli arrivò all'improvviso e lo ammazzò.
"Chi
è la bambina sul callo, papà?"
"Quale
bambina su quale carro?" Chiese Edward, con un filo di voce.
"No
lo so. Ogni tanto la vedo. Quando la vedi tu."
Si
prese due secondi per coordinare battito cardiaco e respiro, poi
prese in braccio il piccolo, non sapendo bene se servisse più a
confortare se stesso o lui. "Era una bambina che ho aiutato
quando lavoravo in Africa, An. Penso spesso a lei. Chissà se va a
scuola. Se è cresciuta. Se sta bene. Se oggi è felice…"
"Lei
no ha uno papà sciuo?"
"Ogni
bambino ha un suo papà, puffo. Ma non sempre i papà passano la vita
insieme ai loro bambini…"
"Pecché
muolono?"
"Perché
muoiono, sì. Ma non solo. A volte lavorano lontano. Oppure sono
malati."
Anthony
scese dalle braccia di suo padre e riprese a costruire la sua torre
di mattoncini, non sentendo per ora il bisogno di sapere altro.
Era
del tutto inconsapevole che la più grande paura di Edward si era
appena materializzata.
"Mio
figlio ha ereditato da mio fratello la maledizione", disse al
dottor Crowley più tardi, per telefono.
Era
stato in cura da lui per la Sindrome da Stress Post Traumatico e,
superata l'ostilità iniziale, durata settimane, i due avevano
sviluppato una forte amicizia.
"Come
lo sai?"
"Mi
ha chiesto chi fosse la bambina sul carro."
"Sicuro
di non essere stato tu a parlargliene?"
"Dottore,
non trattarmi da pazzo visionario, per piacere."
Risero
entrambi.
"Okay,
okay. Era scosso Anthony?"
"No,
tranquillo. Però ha avuto un incubo."
"Che
tipo di incubo?"
"Topolino
gigante lo inseguiva per fargli mangiare la minestra."
Risero
di nuovo.
"Credo
che questo sia un normale sogno da bambino di tre anni. Non da figlio
di reduce-di-guerra-pazzo-visionario"
"Grazie,
Doc."
"Davvero,
Edward. La mente umana è così complessa che tutto ciò che
sappiamo, ed è davvero moltissimo, non sarà mai abbastanza per
capire certi meccanismi, certe visioni. Troppo spesso, molto
semplicemente, non ci sono spiegazioni razionali per le cose che
vediamo con gli occhi della mente."
"Quindi
cosa devo fare con Anthony?"
"Stare
sereno. Parla sempre con lui, come se commentassi un documentario, un
film alla televisione. Con tranquillità. I bambini sono spugne,
Edward, assorbono i nostri stati d'animo come le nostre reazioni e le
nostre informazioni. Tu piuttosto, come ti senti a proposito di
questa novità?"
"Nervoso.
Spaventato. Non voglio che veda quello che ho visto, ma non posso e
non voglio smettere di toccare, abbracciare, accarezzare, coccolare
mio figlio… Mi sono anche tornati gli incubi di guerra. Rivedo la
scena dell'attentato. Sono terrorizzato, Doc."
"Il
fatto che ne parli serenamente mi fa pensare il meglio per te. Se
vuoi venire a parlarne con me, quando vuoi, Edward, lo sai. Ma non
credo che si stia ripresentando la tua vecchia malattia."
Edward
sospirò forte. "Grazie, Doc."
"Di
niente, amico."
****
"Salimi
addosso. Ora, Bella." Il tono deciso e fermo, l'aria espirata
forte dal naso, le pupille dilatate.
Quello
era il suo uomo.
Bella
sorrise e fece passare una gamba sopra lo stomaco di Edward, mentre
lui le artigliava le cosce con quelle dita lunghe e possessive. La
spinse lungo la propria carne nuda fino all'inguine. La sollevò
appena per permettere al proprio cazzo prepotente di immergersi in
lei, senza pazienza né dolcezza. Come quando la odiava, perché
l'amava già e non avrebbe mai voluto.
"Così
ti voglio. Duro, veloce, tempestoso."
"Sei
tu, la tempesta," le parlava tenendo la bocca contratta nella
smorfia del godimento, facendo uscire secche le parole, come sparate
da un mitra. La stava usando per neutralizzare la paura e i ricordi.
"Per questo sei arrivata nella mia vita, no? " Parlava e
spingeva con gli addominali, seguendo un ritmo sempre più sostenuto.
"Per rovesciarmela addosso e farmi sentire di nuovo caldo e
freddo."
La
stringeva per i fianchi strizzandole la carne, facendole male,
perfino. Usava tutta la forza che aveva per schiantarsela su e giù
sulla pelle tesa e arrossata, ipersensibile, del glande. Non poteva
averne mai abbastanza. La voleva sempre più furiosamente, sempre più
a fondo. Sempre di più. "E allora adesso scaldami. E
raffreddami. E dammi anche da bere, Bella."
Erano
sudati come fossero al sole del deserto. Quel maledetto, fottuto,
odiato deserto.
Finché
lei esplose con violenza, in mille pezzi. "Santa. Porca. Merda."
Bella
gli si contraeva intorno ansimando e gemendo, coi capelli gettati in
avanti a coprirgli il viso bellissimo, quegli occhi che brillavano
vita, energia, forza, nonostante tutto. Un dio in terra, il suo uomo.
"Ti
amo," gli disse.
"Io
di più."
Bella
rise. "Devi sempre fare meglio tu?"
Lui
le strizzò un occhio. "L'hai detto, tesoro."
"O
stai ancora recuperando dai tempi dell'odio?"
"Scherzi?
Ti amavo alla follia anche allora, piccola."
"Sembrava
di più che volessi darmi fuoco."
"Reagivo
al troppo che mi facevi sentire…"
"Troppo?"
"Troppa
vita. Troppo caldo. Troppo desiderio. Troppa mancanza. Troppo, Bella.
Tutto di te era troppo, per me."
Le
accarezzava pigro la schiena, ora, rilassato come un gatto. La furia
placata col sesso si stava trasformando in un lento sorriso, nel
buio.
La
rivide arrabbiata come la gatta selvatica che era, mentre le ordinava
di sparire dalla propria casa e dalla propria vita. Per sua immensa
fortuna quella testarda non l'aveva fatto.
-Non
fare il cagacazzi, Cullen.- Gli aveva spostato indietro la sedia con
una botta al bracciolo.
-Cosa
credi di fare?- La sfidava lui, mento in su, come un ridicolo
bambino.
-Alterno
il funzionamento del cervello a quello dei sensi. Cosa che non sai
fare tu...
-E
chi cazzo lo dice?
-Io
lo dico. E posso anche dimostrartelo.- Aveva sollevato una gamba
sopra le sue, scavalcandolo e oltrepassando il bracciolo, poi gli si
era seduta in grembo, fissandolo negli occhi. -Respira Cullen. Stai
diventando cianotico.
Gli
si strusciava apposta contro le cosce, lentamente, tenendosi con le
mani alle ginocchia di lui. Serissima. A gambe larghe.
Lui
non riusciva più a pensare, a respirare, a muovere un muscolo,
tranne uno, che si riempiva da solo di vita e di attesa. La maggior
parte di quelli nella sua condizione avevano un pezzo di carne
flaccida, tra le gambe. Non lui. Quel coso era direttamente collegato
al suo cervello malato e ossessionato da lei. La guardava muoversi,
gli veniva duro. Lei lo sgridava, a lui veniva duro. Se sudava e si
tirava su i capelli? Gli veniva duro. Quando mugolava per qualcosa
alla televisione o per una musica che le piaceva? Ovviamente gli
veniva duro.
Avrebbe
voluto spostarla, ora, scrollarsela di dosso, schiaffeggiarla,
scuoterla, ma le mani non rispondevano ai comandi, finché non
presero vita propria, indipendente, e si posarono sulle cosce sode e
lunghe di lei, a strizzarle la carne. Così calda, anche da sopra la
stoffa leggera dei leggins, che lo stava mandando a fuoco. La maglia
lunga e sbilenca le era salita in vita. La stoffa sul cavallo era più
tesa, più fine. Quasi trasparente. Sotto, Edward intravedeva della
stoffa più chiara. Indossava uno slip rosa? Era un perizoma, forse?
Riuscì a malapena ad ingoiare un respiro.
Chissà
se l'aveva liscia o gasata? Chissà se aveva il pelo scuro come quei
capelli d'ebano?
Era
passato tanto di quel tempo dall'ultima volta che aveva toccato una
donna… Che una donna aveva toccato lui…
All'improvviso
si sentì privo di forze, disperato, esposto, fragile. E diventò
furioso. La solita reazione, prevedibile. Gestibile. Amata.
Dominava
la paura, con la rabbia. Domava i ricordi, con la rabbia. Sopportava
anche quell'arrogante bastardo del suo analista, con la rabbia.
Questa
stronza lo stava massacrando. Voleva entrargli sotto la pelle, nelle
vene, fottergli il cervello.
-Alzati.
Immediatamente. Non mi interessano le avances di una troia,- sputò
quelle parole forzatamente schifato.
E
lo schiaffo gli arrivò fortissimo, fulmineo, in pieno viso,
girandogli la faccia di lato e riscaldandogli la guancia.
-Sei
un patetico idiota, Cullen.
Si
era alzata agilmente da lui, ma gli si era fermata vicino. Aveva
piegato il viso fino a sfiorarlo, respirandogli nell'orecchio.
Lui
aveva continuato a tenere la faccia girata nella direzione dello
schiaffo. Gli bruciava tutta la guancia, ma non sapeva se per il
ceffone o per il calore della vicinanza di lei.
-Non
puoi nasconderti per sempre. Prima o poi qualcuno ti troverà.- Gli
aveva sfiorato la guancia col naso. -Lascia che sia io a trovarti...
L'erezione
furiosa di lui era impossibile da celare sotto quegli orribili
pantaloni di tuta, grigi, da patetico e puzzolente vecchio malato.
Era solo un penoso idiota. E reagì di nuovo nell'unico modo che
conosceva.
-Levati
dal cazzo, Swan. Subito.
Le
aveva parlato senza girarsi verso di lei, senza nemmeno guardarla.
Tirava
le parole come fossero stati schiocchi di frusta. E lei si era alzata
di scatto, quasi scottata.
-Credevo
che ci fosse qualcuno con me in questa stanza,- aveva risposto,
amara. -Invece c'è solo un freddo polare e neanche un'anima viva.
Si
era avviata alla porta con passo stanco.
Perché
doveva essere così difficile?
Perché
era così ostinata? E così maledettamente affascinante?
-Swan?-
L'aveva richiamata, tenendo gli occhi fissi alla finestra.
-Sì?
-Non
tornare domani.
-Vaffanculo,
Cullen.
Sorrise
di nuovo nel buio, sentendola addormentarsi sul proprio petto.
Per
fortuna invece era tornata. Puntuale come il sole, ogni domani.
****
"Papà
chi ela più blavo a scionale la mmonica?"
Padre
e figlio stavano di nuovo giocando a cercare le note sull'armonica a
bocca.
"Tra
me e lo zio?"
Il
bimbo annuì, felice.
"Lo
zio. Era più bravo lo zio, a suonare. È lui che mi ha insegnato."
"Lui
non babolava in Affica?"
"No.
Io lavoravo in Africa. Lui lavorava qui. Era un istruttore."
"Cos'è
un…isotole?"
Edward
rise. "Un istruttore è un insegnante. Insegnava ai soldati a
gettarsi col paracadute."
"Wow!
Belliscimo! Acche io bollo iettalmi. Da glanne."
"Tu
non vuoi gettarti da nessuna parte, piccoletto. Né adesso, né da
grande. Ti getto io, sul letto. E pure senza paracadute!"
Se
l'era caricato in spalla e lo aveva portato nel lettino, ridente e
scalciante.
Ci
mancava solo che il nanerottolo ereditasse pure la mania per aerei,
paracadute, parapendio e diavolerie del genere. "Sul mio corpo
morto!" pensò.
"Facciamo
una sorpresa alla mamma?"
"No.
Io labbiato."
A
Edward scappava da morire dal ridere. Era la fotocopia di sua moglie,
quando non gli sembrava la fotocopia del proprio fratello. Guardò il
figlio sogghignando: un puffo arrabbiato, con le manine sui fianchi,
di nuovo in piedi sulla seggiolina, davanti alla finestra, a guardar
piovere. "Con chi sei arrabbiato, ometto?"
"Col
selo."
"Il
cielo fa bene a mandare la pioggia, An. Serve a far crescere i fiori,
a dar da bere alle paperelle, a lavare gli alberi…"
"E
a no fal andale i bimbi al palco." Era proprio arrabbiato.
"Vieni
qui, piccoletto di papà." Lo tirò appena per una gambetta e
Anthony gli volò in braccio aggrappandosi con le manine paffute al
suo collo spesso.
"Tu
scei folte, papà?"
"Forte
quanto?"
"Come
Spaidelmen!"
"Non
so saltare da un palazzo all'altro come Spyderman. Ma se devo
prendere a pugni i cattivi…, bè, quello lo so fare."
"Cacci
e punni ficché no muolono?"
Oddio.
Cosa aveva visto nella sua mente?
"An.
Non ho ucciso a calci e pugni quel cattivo che hai visto tu."
Anche se lo meritava. Anche se in battaglia ne aveva uccisi molti
altri. Anche se ancora oggi avrebbe voluto uccidere chi illude poveri
ragazzi di conquistarsi il paradiso facendosi saltare in aria in
mezzo alla strada, o ai mercati, o davanti alle caserme delle forze
alleate…
Anthony
rideva. "Ma lo scio, papà! Ela in tele che lo mazzavano!"
Edward
tirò un sospiro di sollievo. Non aveva visto niente, per ora. Ma
prima o poi sarebbe capitato e per An sarebbe stato terribile vedere
il proprio placido papà trasformarsi in una macchina spara morte.
"An,
tu sai che papà guidava i carri armati, vero?"
"Celto.
Il mio papà è folte e va velosce sul calloalmato."
Edward
rise di nuovo, scuotendo la testa. "I carri non sono veloci.
Sono solo pericolosi. Uccidono le persone, An. Come le armi."
"Plima
che le pezzone cattive ussidono te. Così si fa!" Anthony alzò
il pugnetto al cielo.
Non
era molto semplice spiegare una cosa così complessa come la guerra a
un bambino. Edward prese il pugnetto di suo figlio e lo baciò,
decidendo di rimandare la discussione a quando il bambino avesse
fatto altre domande. Ne aveva sempre così tante e la sua attenzione
rimaneva ferma solo per pochi minuti sulle risposte.
"Ora
spiegami perché, se sei arrabbiato col cielo, non vuoi fare una
sorpresa alla mamma."
"Sci!
Fassamo sopplesa!"
Aveva
già cambiato idea, diavolo scatenato d'un ragazzino.
"Una
totta?"
"Vuoi
fare una torta? Io pensavo di andare a prenderla quando finisce il
turno in ospedale. La torta possiamo farla questo pomerigg…"
"No.
Tetto pomelizzo anniamo al palco."
"An.
Piove, questo pomeriggio… Come facciamo ad andare al parco?"
"Tu
mi hai plomesso il zuccolo filato e Pippo!" Gli occhioni blu
erano già completamente pieni di lacrime. Dov'era Bella? Quando An
piangeva voleva solo la mamma. Quella giornata si preannunciava
lunghissima.
"Hai
ragione, tesoro. Te l'ho promesso. Ma come faccio a tenerti per mano,
spingere la carrozzina e tenere anche l'ombrello?"
"La
callozzina fa la luzzine?"
Edward
cominciò a ridere come un pazzo, senza quasi riuscire a riprendere
fiato. Dove si stava nascondendo in quel momento il fottuto Jasper?
Edward era certo che avesse suggerito lui quella domanda al bambino.
Lo aveva sempre preso per il culo con la storia della ruggine.
"Ti
fa la ruggine il cervello, Ed."
"Non
è mica fatta di ferro, la testa."
"La
tua sì."
"Piantala
di ragliare come un asino. Porta quello stupido culo di ferro sulla
mia macchina prima che ti faccia la ruggine."
"Vorrei
che ti si arrugginisse di colpo, completamente, quella fottuta
carrozzina, Ed! Impareresti forse che non esiste solo la tua cazzo di
carrozzina! Ci sono le persone, Ed! Le cazzo di persone! C'è la
cazzo di vita! Hai solo due ruote al posto delle gambe, tutto qui.
Chissenefrega! Sopra c'è attaccato un uomo! Sempre lo stesso! Un
cuore, un cervello, due braccia, una vita. E due palle! Ce l'hai
ancora le palle, fratello? Per Dio, muoviti o ti sollevo di peso e ti
lancio per le scale!"
Quando
era arrabbiato, Jasper metteva le mani sui fianchi, mentre predicava
all'aria. Come Anthony.
"Non
ti avlebbe mica buttato davvelo pelle zcale…"
Il
bimbo lo riscosse dai suoi ricordi. "Cosa, An?"
"Lo
zio. Mica ti avlebbe buttato davvelo pelle zcale."
Li
aveva visti, An aveva visto i suoi ricordi. Non sapeva cosa dire, ma
il bimbo già gli tirava su la manica della camicia e gli toccava il
braccio muscoloso, dove era tatuato il numero e il simbolo del suo
battaglione. "Fammi vedele accola lo zio, papà."
Voleva
vedere 'ancora' lo zio, e Edward, gli occhi lucidi di emozione,
riandò ai tempi d'infanzia, quando lui e Jasper giocavano a fare la
lotta, a saltare sui letti, a impennare con la bicicletta, a
scivolare sul corrimano della scala, saltando l'ultimo pezzo. Quando
costruivano arco e frecce con rami e spago e giocavano agli indiani.
"Bollo
acche io uno acco colle flesse!"
"Vuoi
anche tu un arco con le frecce? Va bene. Ne costruiremo uno."
"Plomesso?"
"Promesso."
"Ola
anniamo a fale sopplesa. Poi al palco."
Cazzo,
una trivella. Se il piano era distrarlo con qualcos'altro, era
destinato a fallire.
Era
spiovuto, mentre Edward guidava verso l'ospedale.
"Tu
odi il pippodale, papà?"
Edward
rise. "No, puffo. Non odio l'ospedale. Se non esistessero gli
ospedali io oggi sarei morto, come lo zio. Non avrei mai conosciuto
la mamma. Tu non saresti mai nato. Io amo l'ospedale."
"Io
sciono nato allo... ppedale?"
"Sì,
An. Proprio lì." Indicò con la mano la grande costruzione
bianca che si stagliava in fondo all'ampio parcheggio, mentre
proseguiva fin davanti l'ingresso principale e posteggiava.
"Ecco
la mamma, An," disse Edward al bambino, mentre erano fermi
vicino alla macchina.
Bella
stava uscendo dalla porta a vetri, la grande borsa sulla spalla, il
cappotto sul braccio. Aveva sempre caldo e correva sempre, sempre
sorridente. Ma quel sorriso non c'era sempre stato.
Se
la ricordava quando era triste e tesa, a causa sua. Quando qualche
breve sorriso era destinato solo a lui. Quando cercava di convincerlo
che doveva farsi svegliare da una donna, e che quella donna era
proprio lei. Quando si era addirittura travestita da badante
sessantenne… Sorrise e sollevò una mano a salutarla. Era testarda
come un mulo. Anzi, come un toro. Caricava a testa bassa, e passava,
ovunque, come il sole tra le nuvole.
Anthony
schizzò verso di lei, girato indietro a guardare suo padre.
"Muovi
quelle luote in fletta, papà!"
"Muovi
quelle cazzo di ruote, fratello!" Gli
aveva detto diverse volte anche Jasper.
Suo figlio era l'esatto mix esplosivo di sua madre e di suo zio.
****
Quella
mattina era stata più dura del solito. E tutto era cominciato per
colpa della colazione.
Quando
Bella arrivava, di solito lui si era già lavato, sistemato, il letto
già rifatto, il tavolo a posto, i piatti nella lavastoviglie. Teneva
da morire a farsi vedere indipendente. Un conto era che una bella
donna venisse a fargli compagnia, o lo accompagnasse a fare la spesa,
o a teatro. Un conto che quella stessa bella donna dovesse fargli da
badante.
Erano
stati chiari patti fin dall'inizio.
-Non
mi serve una badante. Chi viene a farmi le pulizie ce l'ho già,
quindi sono a posto. Addio.
Bella
e Jasper lo avevano guardato fisso: una come se fosse un noioso
vecchietto con le bizze. L'altro incazzato nero come le due di notte.
-Sii gentile, Edward, per favore. Eravamo d'accordo...
-Che
non mi serviva una badante. Sì, eravamo d'accordo.- A braccia
conserte, sembrava proprio un bizzoso novantenne. Le sciolse subito,
poggiando le mani sui braccioli.
-Non
faccio la badante io, Mr Cullen,- li aveva interrotti lei.
Cristo!
Aveva anche la voce di una sirena, oltre al corpo di una dea. Ed era
già duro come una pietra. Ci mancava che l'amichetto dicesse la sua.
Jasper
lo aveva incenerito, intimandogli di restare zitto con la forza dello
sguardo. Figuriamoci.
-Certo,
signorina. Deve capire che mio fratello è spesso iroso, per colpa
dei medicinali che prende...
-Non
prendo nessun medicinale che mi renda "iroso".
-Quindi
è proprio simpatico naturalmente?- Aveva ribattuto lei, per nulla
ironica.
Erano
scoppiati a ridere tutti. Poi si erano calmati davanti a tre tazze di
buon tè, al termine della quali Edward aveva accettato "in
prova per una settimana" la compagnia di Bella.
La
settimana più intensa di litigi, battibecchi, odio, antipatia,
dispetti, veleno, e vita, di tutta la sua fottuta esistenza,
dall'Africa in poi.
La
settimana era finita e la "compagnia a tempo" era diventata
"compagnia costante". Alterchi e piccole battaglie, che lo
facevano svegliare allegro la mattina e andare a dormire sereno la
sera, erano garantiti.
Dopo
quella sola settimana, Edward stava già decisamente meglio. Mangiava
di più, beveva di meno, parlava con l'analista, anziché guardarlo
in cagnesco per tutto il tempo, interagiva con chi gli stava intorno,
che erano appunto lei, Bella, la signora Coope che si occupava della
casa a giorni alterni per due ore al mattino, e quel santo di suo
fratello.
Ma
quella mattina Edward aveva messo di nuovo tutto in discussione.
-Buongiorno,
Rosaspina!- Lo chiamava così Bella, prendendolo in giro già dal
primo saluto, per i suoi modi da primadonna e il suo umore da
"zitella acida che non scopa manco un vibratore", come gli
aveva spiegato. Ma quella mattina lui non aveva grugnito la solita
risposta -Cattivo giorno a te.
-Che
succede, Edward?- Si era subito allarmata lei, entrando in cucina.
Lui
era a terra, la sedia rovesciata, latte, cornflakes e cocci di tazza
ovunque.
-Rosaspina
handicappata fa cadere le cose,- amaro come caprino rancido.
Lei
aveva preso dal mobile scopino e paletta, senza rispondere nulla.
-Da'
qua e vattene in salotto, Bella.
Gli
aveva passato i due oggetti sempre in silenzio.
-Grazie.
Parlargli
quando era così incarognito era come dare fuoco alla polvere da
sparo. Meglio tacere e aspettare che gli passasse.
Mezz'ora
più tardi Edward era emerso dalla cucina, di nuovo sulla sedia a
rotelle, le maniche della camicia arrotolate, la fronte appena velata
di sudore. E Bella dovette darsi una calmata, giacché si rendeva
conto di non poter trovare così sexy un uomo in carrozzina con
l'umore di una vipera tenuta a digiuno per un mese.
-Ti
sei tagliato?
Lui
non aveva nemmeno risposto, si era avvicinato al mobile d'ingresso,
aveva arraffato portafogli e chiavi, poi aveva indossato i suoi
occhiali da sole a specchio, e si era diretto alla porta.
-Usciamo?
-Io
esco. Tu fa' il cazzo che vuoi.- La polvere da sparo era esplosa.
-Edward,
per piacere, mi dici che è successo di così grave, stamattina?
-Assolutamente
niente.
-Appunto.
-Niente
per una persona normale che scavalca i cocci, si abbassa sotto il
lavandino per prendere scopino e paletta, poi pulisce. Cinque minuti,
giusto? Bè, ti do una notizia. Ci ho impiegato una vita di tempo e
bestemmie, io! E se non fossi arrivata tu, non avrei potuto
raggiungere il fottuto scopino e la merdosissima paletta, senza
strisciare sui cocci e tagliarmi!
-Edward
sei in preda a una crisi di nervi degna di una donna psicotica in
pre-ciclo.
Di
solito quelle esagerazioni lo facevano ridere, invece calcò meglio
gli occhiali sul naso, mise in bocca un chewingum e si spinse via
fino alla porta.
La
aprì e fu fuori, prima che lei riuscisse a raggiungerlo.
-Ti
prego, parlami.- Gli chiese tra i fiori del giardino che lui sfiorava
con la carrozzina.
-Non
c'è niente da dire. Credimi.
-Spiegami.
Non tagliarmi fuori. Guardami, Edward. Cristo!- Urlò lei.
Lui
aveva tirato via gli occhiali di scatto e si era girato a guardarla,
furibondo.
-Non
taglio fuori te, Bella. Taglio via me. Tu porta dentro chi cazzo
vuoi.
In
quel momento lei avrebbe voluto che non si fosse mai tolto gli
occhiali, perché le faceva male da morire quel suo sguardo vuoto,
senza lacrime, senza amore, senza vita. L'uomo che solo il giorno
prima era con lei, che rideva e stava imparando di nuovo a vivere,
era svanito chissà dove.
-Dove
stai andando?- spostò la messa a fuoco sulle sue mani. E notò che
tremavano appena.
-All'inferno
a cui appartengo, Bella.
-Smettila
di fare il melodrammatico. Voglio sapere dove cazzo stai andando.
-Prendo
la macchina e vado all'ufficio di collocamento. Cerco una badante.
Sei licenziata, Bella.
Lei
fu certa che se avesse avuto in mano una vanga gliel'avrebbe spaccata
su quella stupida testa di legno che si ritrovava. Non sarebbe
riuscita in alcun altro modo a farlo ragionare. Non avrebbe cambiato
idea, a meno che… Sorrise.
-Va'
pure Cullen. Buona giornata.- Girò sui tacchi e se ne andò prima di
lui, passandogli di fianco e strusciandoglisi apposta sulla mano che
era aggrappata alla ruota della carrozzina. "Ti riprendo sulla
linea dell'orizzonte, dove nasce l'arcobaleno, principessa,"
pensò.
L'arcobaleno
era arrivato l'indomani mattina, sulla porta della casa di Edward:
Bella, con una parrucca cotonata e grigia in testa e un vestito scuro
addosso, sopra a un'imbottitura che la rendeva grassoccia e materna.
-Buongiorno,
Mr Cullen,- aveva detto seria all'Edward scioccato che le aveva
aperto la porta. -Posso entrare?- Ed era entrata, senza aspettare
risposta. Nell'ingresso aveva tirato fuori un libro e un set di
scopino e paletta con quadrifogli e coccinelle stampati sopra,
porgendoli a Edward.
-Per
me?- Lui aveva ancora la voce burbera, ma gli stava scappando un
mezzo sorriso.
-Mi
hanno detto che ne aveva bisogno. Io invece ho bisogno di questo
lavoro,- calcava volutamente sulla parola 'bisogno'.
Il
titolo del libro era "Solitudine. L'essere umano e il bisogno
dell'altro". E Cullen finì in fuori gioco.
-Dunque
sono un essere umano?
-Persino
tu. Sì.
Erano
scoppiati a ridere e di badanti non si era mai più parlato.
****
Il
pomeriggio pioveva di nuovo. Una pioggia decisa e ostile.
Anthony
aveva un visetto spento e le spallucce piegate verso il basso, mentre
Edward si sentiva vagamente incazzato.
"Quindi?
Cosa hai deciso, Edward?" La voce di Bella gli penetrò la
corazza nervosa.
La
guardò. Si trattava sempre e solo di decidere, per lei. Era stata
lei a fargli capire che doveva solo 'decidere' di vivere ancora. Di
avere rapporti sessuali con una donna. Di averli con lei, quei
rapporti. Di avere addirittura un figlio, sempre con lei. Di
sposarsi. Con lei.
"In
questa casa l'unica che decide sempre tutto mi pare che sia tu,
cara", le disse con la consueta ironia, alzando un sopracciglio
e rendendo sbilenco il sorriso, in quel modo che la faceva impazzire.
"Non
dire scemenze, Cullen. Hai sempre fatto tutto da solo."
Certo.
Si sentiva una Ferrari infatti: potenza e possibilità. Ma senza un
buon pilota…
Anthony
gli stava attaccato al braccio. "La mamma fa i pilota, papà?"
"Proprio
così, ometto," si sentiva gli occhi lucidi. E anche l'uomo più
fortunato del mondo.
"Ho
deciso che andiamo al parco, An. Pioggia o non pioggia," disse
poi, strizzando l'occhio a Bella.
"E
se no s'è Pippo?"
"E
se non c'è Pippo troveremo qualcos'altro da fare," gli venne in
mente una cosa.
"E
lo zuccolo?"
"Andiamo
a vedere. Se c'è lo zucchero filato lo compriamo. Altrimenti al
nostro ritorno la mamma ci farà un bel creme caramel, vero?"
"Mi
metto subito al lavoro," rispose lei.
"Lo
farai dopo. Ora vieni con noi. Non sai che bel gioco ti perderesti,
se non venissi al parco con noi… Vero An?" Il bimbo era ancora
attaccato al braccio di suo padre, a guardare estasiato nei ricordi
di un Edward bambino che giocava correndo sotto l'acqua, accanto a
una cunetta viscida, insieme allo zio Jasper.
Calzarono
gli stivali e indossarono cerate e cappelli, Edward tutto color verde
militare, Anthony tutto rosso.
"I
miei uomini stupendi," Bella era di nuovo incantata a guardarli,
mentre infilava il proprio impermeabile, i propri stivali da pioggia
e arraffava un ombrello.
I
due sembravano persi nel loro mondo. Occhi negli occhi, si
sorridevano complici. Anthony sparì in cucina velocissimo, prese
qualcosa sotto il mobile del lavandino, poi tornò saltellando su un
piede solo. Chissà cosa diavolo avevano in mente.
"Quello
che faremo oggi era il nostro gioco preferito, da bambini. Mio e di
Jasper," Edward le spiegò, mentre guidava tutto sorridente.
"Hai preso l'occorrente, An?" Chiese poi al figlio, seduto
dietro nel seggiolino.
"Selto,
papà. Se l'ho in tacca."
Bella
rise. Cosa poteva avere di certo in quelle piccole tasche, An?
I
tre entrarono nel parco e si avviarono verso una stradina secondaria,
piuttosto scoscesa, che aveva diversi gradini, bassi e larghi.
"Qui,
papà?" Chiese il piccolo e, non appena Edward annuì, tirò
fuori dalla tasca tre tappi di bottiglia di colore diverso.
"Tappi
di plastica?" Chiese Bella, incredula.
"Scegli,
mamma," le disse Edward.
"Rosso?
O lo vuoi tu, An?"
"Io
bollo bilù, come zio."
"E
blu sia per te, An. Io prenderò il verde," riprese Edward,
spiegando poi le regole del bizzarro gioco a sua moglie, mentre
Anthony annuiva felice. Lui aveva già 'visto' come funzionava quel
gioco. Gli piaceva, non vedeva l'ora di cominciare.
Lateralmente
alla stradina correva una canaletta di scolo, che sarebbe stata la
pista su cui avrebbero corso i tappi.
"Rosso,
Verde e Blu vanno posizionati in cima alla cunetta, subito dopo
quella curva che si vede da qui." Edward indicò col braccio il
punto. "Al mio tre…"
"Scateniamo
l'inferno!" Lo interruppe Bella.
"No,
mamma! Lassamo paltire i tappi e lolo sendono fino da papà. Chi liva
plimo, vinse."
"Tesoro,
vogliamo fare prima un giro di prova? Va' tu e fa' partire tutti i
tappi insieme, così la mamma vede come funziona."
Anthony
corse in cima alla stradicciola, lasciò i tappi sulla canaletta e
quelli vennero giù velocissimi, insieme all'acqua piovana.
Il
primo ad arrivare in fondo, dove Bella aspettava seduta in braccio a
suo marito, fu il tappo verde.
"Non
puoi vincere sempre tu, anche con tuo figlio!"
"Non
vincerò, vedrai. In questo gioco conta solo la fortuna, e io ne ho
avuta già troppa, in troppe occasioni diverse…," le disse
lui, baciandola dolcemente.
Anthony
arrivò giù come una saetta, riprese i tappi, corse di nuovo su.
"Non
mi chiedi chi ha vinto?" Gli gridò suo padre dietro.
"No
impolta! Ela una plova!"
"Il
re della logica ha tre anni. Mi chiedo da chi abbia preso,"
rifletté Bella ad alta voce.
"Io
no," le rispose lui.
"Non
te lo chiedi?"
"No,
perché lo so già. Ha preso da te. La tua logica ha sconvolto la mia
vita e le mie convinzioni, rendendomi chi sono oggi." La baciò
di nuovo, sotto la pioggia che scendeva sottile.
"Batta
basi! Guaddate chi vinse!" Gridò Anthony, arrivato di nuovo in
cima.
Edward
e Bella scoppiarono a ridere. Logica ferrea: basta baci, dovevano
almeno guardare chi era a vincere.
"Sissignore!"
L'uomo fece il saluto militare al bambino.
Un'ora
dopo erano tutti sconvolti e zuppi fino al midollo. Edward duro come
una pietra, Bella che sognava un paio di pantofole calde, Anthony
sfinito e vittorioso.
"Blavo,
Bilù!" Disse felice il bambino, stringendo il proprio tappo
nella manina.
Bella
lo sollevò sulla carrozzina di suo padre, dove il piccolo gli si
accoccolò in braccio, poi li spinse fino alla macchina.
Non
avevano nemmeno cercato Pippo e lo zucchero filato, ma Anthony aveva
conosciuto e quasi un po' giocato con suo zio.
"Niente
ha più valore dei sogni. Hai sempre avuto ragione, Bella." Le
disse Edward, mentre guidava tornando a casa, una mano poggiata sul
ginocchio di lei, gli occhi fissi sulla strada, Anthony addormentato
nel seggiolino.
Lei
lo guardò: era sereno, rilassato. Forse stava cominciando a credere
che non sempre un imprevisto nasconda un guaio.
Quella
di Jasper era sempre stata solo una benedizione, secondo Bella. E lo
sarebbe stata anche per Anthony. Un canale speciale di comunicazione.
Una corsia preferenziale d'amore. Si sarebbero sempre capiti al volo,
senza bisogno di filtri, parole, bugie, incertezze.
Gli
sorrise e gli accarezzò la mano. In quella macchina c'erano tutti i
propri sogni. Un uomo incredibile e un figlio meraviglioso.
I
sogni: quanto più li desideri, tanto più ti impegni nel
realizzarli. E quando li raggiungi…niente dà più gioia.
***************
MIGLIOR EDWARD-
MIGLIOR BELLA -
MIGLIOR FIGLIO -
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LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -
Oddio, altra storia meraviglia e scritta benissimo. Complimenti vivissimi per la trama e per l'idea delle visioni. Bellissimo il personaggio di Bella, difficilmente l'ho trovata con un carattere così deciso e mi è piaciuta un sacco. Anche con Edward è stato fatto uno splendido lavoro di caratterizzazione, si sente chiaramente tutta la rabbia dovuta alla sua condizione, la paura che il figlio possa avere questo dono e la sua trasformazione quando finalmente Bella riesce a far breccia nel suo cuore. Mi è piaciuto anche il personaggio di Antony, intelligente e brigante
RispondiEliminaMmmmh... sarà il caso che Edward non pensi troppo alle zozzerie, allora! e non solo finchè An non cresce! hahahaahahahahah!
RispondiEliminaMia cava, stovia impeccabile, o, come pronuncerebbe An, toia impeccaie, o una cosa così!
Grande fantasia, molta angoscia, molto dramma, molto realismo. Non nego che le parti che mi sono piaciute di più sono quelle dei ricordi, forse perchè riguardano la nascita dell'amore tra Edward e Bella, ma anche perchè mi sono piaciute tanto le loro interazioni. Gusti miei a parte, l'intera storia è perfetta e bellissima.
Blava, blava, blava!
-Sparv-
Bella storia, forte, dura, tragica ed emozionante. La trama è originale ed è toccante il legame che va oltre la morte tra Edward ed il suo gemello. Anthony è adorabile e Bella è una donna con i controcoglioni.
RispondiEliminaTuttavia ho due perplessità:
- perché la bambina violentata è irachena mentre Ed ha combattuto in Africa? non capisco il nesso;
- come può Edward, da solo, caricare in macchina la propria carrozzina, guidare per andare a prendere Bella in ospedale e poi sedersi di nuovo in carrozzina? Non ho capito se Edward è in grado di fare qualche passo camminando oppure no.
Perdona le mie perplessità, ma questi due punti mi sono poco chiari.
Stefania Rossi
Questa storia ha un tocco veramente originale, ed è commovente il rapporto col fratello che rivive grazie al figlio. Bravissima anche a te!
RispondiEliminaQuesta storia è veramente toccante. L'ho adorata.
RispondiEliminaMi è piaciuta molto come hai caratterizzato i personaggi e ancora di più i ricordi che hanno mostrato il percorso lento e doloroso che ha compiuto Edward per accettare se stesso e la perdita del fratello.
Originale il "potere" familiare che hai creato per loro. An è un bambino meraviglioso e Bella è fortissima e mi è piaciuta tantissimo.
Complimenti.
Mi unisco al coro di complimenti per questa storia delicata, toccante e scritta molto bene. Mi piace molto l'idea di questo potere come ponte per comunicare, e il fatto, dunque, che il bambino sia centrale tanto quanto gli altri tre personaggi di questa trama. Mi è piaciuta anche la narrazione dei vari passaggi nella storia d'amore tra Edward e Bella. Molto molto brava!!! Cristina.
RispondiEliminaScusa ma il resto dove lo trovo?!?
RispondiEliminaAhahahahah
Cazzo, anche questa è
M.E.R.A.V.I.G.L.I.O.S.A.
S.U.P.E.R.B.A.
S.T.R.A.Z.I.A.N.T.E.
D.O.L.C.I.S.S.I.M.A.
A.N.G.S.T.I.S.S.I.M.A.
E anche qui potrei continuare all'infinito e non riuscire a dire tutto quello che voglio dire, che ho provato.
E sì, questa è una delle altre Abbelle che amo, che sei capace di farmi piacere.
Anche qui, ogni personaggio è perfetto e amo ognuno di loro.
Grazie, grazie, per questo nuovo dono che ci hai regalato.
Un Bacio
JB
Ciao. Storia carina anche se non rientra nei miei gusti personali sia x il tema trattato sia x la lunghezza eccessiva. Bello invece i passaggi interiori di Edw, e l originalità del dono/maledizione. A dopo x le votazioni. Luisa
RispondiEliminaCommovente. In questa storia non si sa quale dei personaggi amare di più.
RispondiEliminaEdward è coraggioso, ha dei forti valori morali che lo spingono ad intervenire in difesa di una bambina sconosciuta, ma è anche fragile e vulnerabile. Quando resta bloccato su una sedia a rotelle pensa di non valere più nulla e si lascia andare, troppo orgoglioso per chiedere aiuto e nello stesso tempo troppo depresso per credere che qualcuno possa ancora considerarlo davvero un uomo ("Nato il 4 di luglio" con Tom Cruise). Eppure quando Bella riesce a riportarlo alla vita si dimostra un padre affettuosissimo e un marito innamorato, premuroso, completamente perso dietro alla sua donna.
Bella è una ragazza coraggiosa che riesce a vedere oltre la barriera di dolore e disperazione le potenzialità di un reduce, che non si lascia depistare dalla sua ruvidezza, che non consente a se stessa di sentirsi offesa e respinta perché capisce che l'ostilità di Edward nasce dalla paura e dalla sofferenza. Non demorde mai, inventandosi soluzioni creative fino a fargli comprendere che il suo essere uomo non dipende dal poter camminare sulle proprie gambe. Gli fa il regalo più grande: gli fa riscoprire la gioia di vivere e la speranza nel futuro grazie ad Antony.
Antony è un bambino fantastico: non si vergogna di un papà diverso da quelli degli altri bambini, percepisce i suoi stati d'animo e gli impedisce di ritirarsi nel proprio bozzolo di dolorosi ricordi, capisce molto rapidamente di condividere i terribili sogni del suo papà, ma non gliene fa una colpa e cerca di farseli spiegare razionalmente. E' uno di quei bambini/adulti che salvano i loro genitori, come la protagonista di "Paper moon".
Jasper, il fratello perfetto, l'amico di giochi e scorribande, ma anche la persona in grado di prendere a calci nel sedere (metaforici e non) Edward quando questi si lascia andare, rifugiandosi in un festino privato di autocommiserazione. E' la voce della ragione accompagnata da un affetto incondizionato; conosce così bene il proprio gemello da procurargli la compagna perfetta.
Di questa storia mi piace tutto: l'oscillare fra passato e presente che ci consente di conoscere la storia dei diversi personaggi, il ritmo pacato che svela poco a poco dettagli fondamentali per comprendere atteggiamenti e psicologie, l'interazione tra i protagonisti sempre permeata di amore e rispetto, il pizzico di mistero dato dalla prodigiosa capacità del bambino di leggere i sogni e quasi i pensieri del padre, le tematiche affrontate (l'orrore della guerra anche quando si crede che sia giustificata; la difficoltà dei reduci a reinserirsi in una società che non comprende il lor dramma; le difficoltà di un uomo abituato a considerarsi indipendente, forte e protettivo che di colpo si trova a fare i conti con un corpo che non lo sostiene più in questa autopercezione di sè).
Fino ad ora è la storia che preferisco, anche per quel tocco di maestria dell'autrice che solo alla fine della storia ci conferma che Edward ha le gambe paralizzate. Si poteva ipotizzare che grazie alla fisioterapia e al tenace lavoro di Bella avesse recuperato, invece no, e per questo la sua vittoria è ancora più grande: ha capito che per essere uomo, marito, padre e fratello le gambe non gli sono indispensabili.
Non posso che appoggiare tutto ciò che è stato detto prima di me. E' una storia piena di tutto e i personaggi sono meravigliosi. Isabella è una donna forte e caparbia, che sa quello che vuole e se lo prende senza paura. Ciò che vuole è Edward e non importa se lui è un cagnaccio chiuso e scontroso, incattivito dalla situazione e dalle sensazioni che non sa o ha paura di gestire. Anthony è meraviglioso, dolce e rompipalle come solo i figli iperattivi sanno essere. Però sono anche quelli che fanno la differenza, che ti tengono vivo, che ti sanno dare tantissimo.
RispondiEliminaTrovo splendida l'idea di questo ponte tra la vita e la morte incarnato nel bambino. E penso che chiunque abbia perso qualcuno di importante vorrebbe che il filo che ci unisce non si spezzi e continui a darti sensazioni.
E' bellissima, ma se ho capito chi sei... e penso di sì... non poteva essere altrimenti.
Brava...
Oh porca paletta!
RispondiEliminaE' bellissima. Meravigliosa.
Sono commossa, felice, innamorata di questo papà. E di questo bimbo. E di questa Bella. E di questo rapporto speciale.
Una meraviglia.
Stupendo.
Non ho più facoltà di linguaggio.
Bravissima
Voterò alla fine.
Aly
Meravigliosa storia, potente, piena. Amore e speranza, ma anche violenza, disperazione, morte. Un inno alle seconde possibilità, sofferte e duramente conquistate. Toccante e splendido il personaggio di An, fulgido fulcro del futuro, capace di giocare con lo zio morto, di addomesticare I brutti ricordi di papà, di vedere tutto il mondo in una luce positiva. Forte, determinata, Bella è la fatina che riporta alla vita l'eroe ferito, gli fa vedere una nuova vita per cui lottare. Edward, uomo vero fino in fondo. E tu, amica scrittrice, con le tue parole sempre precise, evocative, danzanti. Un mix veramente perfetto.
RispondiEliminaQuesta storia è magica! Indescrivibile da quanto è dolce e romantica ma anche piena di dolore e sofferenza. Edward è un vero eroe, non tanto per i meriti di guerra ma per come ha ripreso in mano la sua vita trasformandola in una favola. Questo anche grazie ad una Bella con le contropalle, pronta a tutto pur di non farlo crollare. BRAVISSIMA!!!!
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA - 5
MIGLIOR EDWARD - 5
MIGLIOR FIGLIO - 3
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 4
STORIA PIU' HOT - 3
STORIA PIU' DIVERTENTE - 2
STORIA PIU' ROMANTICA - 4
STORIA PIU' DRAMMATICA -5
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -5
Prima di votare questa storia, mi sento in dovere di spendere due parole in più. Ho lasciato una recensione scarna e per questa storia mi dispiace parecchio. Me la sono riletta per votare, non perchè non fossi sicura di che punteggi assegnare ma per essere sicura di farlo con le emozioni giuste. (Sono tutte fisime mie xD )
RispondiEliminaHo amato Edward, l'ho amato davvero. Ed ho amato il rapporto con il figlio e con Bella. Dire che vorrei leggere una long riguardo a questa storia sarebbe scontato, ma lo dico lo stesso. Vorrei una long. Ma so che richiedere queste cose, in un contest, è inutile. Spero che chiunque tu sia, autrice anonima, continuerai in qualche modo o la farai diventare di tre o quattro capitoli.
E' una perla. E' una meraviglia.
Il loro rapporto è qualcosa di unico, speciale, meraviglioso. E in questa storia non ci vedo solo Edward, ci vedo molte altre persone ed è la cosa che mi commuove di più. Pensare che in qualche parte attorno a noi ci sia qualcuno che riesce a costruire un rapporto così, con il proprio figlio, nonostante tutte le difficoltà affrontate e da affrontare nella vita. Ti ringrazio per averla scritta. Ti ringrazio per avermi fatto emozionare.
MIGLIOR EDWARD-5
MIGLIOR BELLA -4
MIGLIOR FIGLIO -5
PAPA' PIU' SEXY (DILF) -3
STORIA PIU' HOT -1
STORIA PIU' DIVERTENTE -3
STORIA PIU' ROMANTICA -4
STORIA PIU' DRAMMATICA -2
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -5
MIGLIOR EDWARD-5
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA -4
MIGLIOR FIGLIO -4
PAPA' PIU' SEXY (DILF) -3
STORIA PIU' HOT -2
STORIA PIU' DIVERTENTE -2
STORIA PIU' ROMANTICA -3
STORIA PIU' DRAMMATICA -5
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -4
Bella storia, intensa, dolorosa, drammatica nel racconto dei ricordi, divertente e leggera nei dialoghi del piccolo Anthony. Una Bella che sa quel che vuole, a ogni costo e in ogni condizione.
RispondiEliminaC'è molta maestria e padronanza del linguaggio, complimenti! Ho forse trovato un unico refuso, un Antony senza acca. Il che mi sembra del tutto irrilevante, prof! Perché per come scrivi potresti esserlo e, forse forse... un'idea di chi tu possa essere ce l'ho.
Mi sono accorta che hai quasi la media del 4, secondo il mio punteggio. Bravissima.
JO
MIGLIOR EDWARD- 4
MIGLIOR BELLA - 4
MIGLIOR FIGLIO - 5
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 3
STORIA PIU' HOT - 2
STORIA PIU' DIVERTENTE - 3
STORIA PIU' ROMANTICA - 3
STORIA PIU' DRAMMATICA - 5
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 4
Storia intensa, romantica, dolce che fa venire la pelle d'oca...
RispondiEliminaMIGLIOR EDWARD-4
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA -4
MIGLIOR FIGLIO -5
PAPA' PIU' SEXY (DILF) -3
STORIA PIU' HOT -1
STORIA PIU' DIVERTENTE -2
STORIA PIU' ROMANTICA -4
STORIA PIU' DRAMMATICA -4
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -5
MIGLIOR EDWARD- 5
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA - 4
MIGLIOR FIGLIO - 1
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 2
STORIA PIU' HOT - 1
STORIA PIU' DIVERTENTE - 1
STORIA PIU' ROMANTICA - 4
STORIA PIU' DRAMMATICA - 4
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA 4
Vince categoria miglior fantasia (il dono è veramente una genialata).
Luisa
MIGLIOR EDWARD - 4
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA - 4
MIGLIOR FIGLIO - 5
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 3
STORIA PIU' HOT - 2
STORIA PIU' DIVERTENTE - 3
STORIA PIU' ROMANTICA - 3
STORIA PIU' DRAMMATICA - 5
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 5
Nel titolo c'è scritto tutto: IL TOCCO MAGICO si sente nell'anima.
RispondiEliminaMIGLIOR EDWARD-5
MIGLIOR BELLA -5
MIGLIOR FIGLIO -5
PAPA' PIU' SEXY (DILF) -3
STORIA PIU' HOT -4
STORIA PIU' DIVERTENTE -3
STORIA PIU' ROMANTICA -5
STORIA PIU' DRAMMATICA -5
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -5
Ecco i miei voti:
RispondiEliminaMIGLIOR EDWARD - 5
MIGLIOR BELLA - 4
MIGLIOR FIGLIO - 5
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 4
STORIA PIU' HOT - 4
STORIA PIU' DIVERTENTE - 3
STORIA PIU' ROMANTICA - 5
STORIA PIU' DRAMMATICA - 5
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 5
JB
I Miei Voti:
RispondiEliminaMIGLIOR EDWARD 5
MIGLIOR BELLA 5
MIGLIOR FIGLIO 4
PAPA' PIU' SEXY (DILF) 3
STORIA PIU' HOT 3
STORIA PIU' DIVERTENTE 2
STORIA PIU' ROMANTICA 5
STORIA PIU' DRAMMATICA 4
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA 5
MIGLIOR EDWARD - 4
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA - 5
MIGLIOR FIGLIO - 3
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 3
STORIA PIU' HOT - 3
STORIA PIU' DIVERTENTE - 1
STORIA PIU' ROMANTICA - 4
STORIA PIU' DRAMMATICA - 4
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 4
MIGLIOR EDWARD- 4
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA - 4
MIGLIOR FIGLIO - 3
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 4
STORIA PIU' HOT - 4
STORIA PIU' DIVERTENTE - 2
STORIA PIU' ROMANTICA - 5
STORIA PIU' DRAMMATICA - 4
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 4
MIGLIOR EDWARD-2
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA -5
MIGLIOR FIGLIO -5
PAPA' PIU' SEXY (DILF) -1
STORIA PIU' HOT -1
STORIA PIU' DIVERTENTE -1
STORIA PIU' ROMANTICA -3
STORIA PIU' DRAMMATICA -5
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -4
Il commento alla storia lo metterò con più calma oggi metto solo i voti:
RispondiEliminaMIGLIOR EDWARD- 4
MIGLIOR BELLA - 5
MIGLIOR FIGLIO - 4
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 4
STORIA PIU' HOT - 3
STORIA PIU' DIVERTENTE - 2
STORIA PIU' ROMANTICA - 5
STORIA PIU' DRAMMATICA - 4
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 4
MIGLIOR EDWARD- 4
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA - 4
MIGLIOR FIGLIO - 5
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 3
STORIA PIU' HOT - 2
STORIA PIU' DIVERTENTE - 3
STORIA PIU' ROMANTICA - 3
STORIA PIU' DRAMMATICA - 5
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 4
MIGLIOR EDWARD- 3
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA - 3
MIGLIOR FIGLIO - 5
PAPA' PIU' SEXY (DILF) -1
STORIA PIU' HOT - 1
STORIA PIU' DIVERTENTE - 3
STORIA PIU' ROMANTICA - 3
STORIA PIU' DRAMMATICA - 3
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 3
Mi associo con tutto quello che hanno scritto le ragazze!!
RispondiEliminaBELLISSIMAAA!!!
Hai il tocco magico :) decisamente!!
MIGLIOR EDWARD - 5
MIGLIOR BELLA - 5
MIGLIOR FIGLIO - 5
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 4
STORIA PIU' HOT - 4
STORIA PIU' DIVERTENTE - 3
STORIA PIU' ROMANTICA - 4
STORIA PIU' DRAMMATICA - 4
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 5
MIGLIOR EDWARD - 5
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA - 5
MIGLIOR FIGLIO - 3
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 5
STORIA PIU' HOT - 5
STORIA PIU' DIVERTENTE - 2
STORIA PIU' ROMANTICA - 4
STORIA PIU' DRAMMATICA - 5
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 5
-Sparv-
MIGLIOR EDWARD- 5
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA - 4
MIGLIOR FIGLIO - 4
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 4
STORIA PIU' HOT - 3
STORIA PIU' DIVERTENTE - 2
STORIA PIU' ROMANTICA - 5
STORIA PIU' DRAMMATICA - 4
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 5
Complimenti anche a te!!! Bravissima!!!
Aleuname.
Miglior Edward - 5
RispondiEliminaMiglior Bella - 4
Miglior figlio - 5
Papà più sexy (DILF) - 5
Storia più hot - 3
Storia più divertente - 4
Storia più romantica - 4
Storia più drammatica - 4
Storia Daddyward preferita - 5
E menzione speciale per il linguaggio!