sabato 20 giugno 2015

IMPREVISTI DELLA VITA

Imprevisti della vita.


Le urla strazianti della piccola gli impedivano di concentrarsi nel lavoro.
Di tutti i momenti in cui poteva rompergli le palle, che erano oggettivamente pochi, quello era il peggiore. Doveva consegnare la bozza dell’arringa finale entro la mattina seguente o poteva dire addio alla speranza di diventare socio dello studio.
Aveva lavorato a quel caso per due interi mesi, aveva mangiato poco e dormito anche meno, per essere pronto e adesso quella specie di parassita gli impediva di portare a termine il lavoro e raggiungere il suo obiettivo.
Un grido più acuto degli altri gli fece sbattere i palmi sul tavolino ingombro di carte. Portò le mani alle tempie per poi spostarle a stringere le ciocche di capelli al lato del volto, reprimendo a stento un urlo frustrato.
Contò lentamente fino a dieci sperando, anzi pregando, che le urla cessassero come per incanto, ma il piccolo demonio non cessò le proprie proteste.
Che cazzo pretendeva da lui? L’aveva lavata, assicurandosi che la temperatura dell’acqua fosse corretta. Le aveva dato un biberon colmo di latte a cui aveva aggiunto miele e biscotti in polvere. L’aveva tenuta distesa sul braccio per farla digerire espellendo l’aria in eccesso. Le aveva cambiato quello schifo di pannolino stendendo alla fine uno strato di crema lenitiva.
Aveva compiuto ogni gesto seguendo scrupolosamente le indicazioni che gli aveva lasciato sua madre prima di tornare a casa sua appena due giorni prima, eppure lei continuava a piangere senza sosta.
Stava per esplodere, lo sapeva e lo temeva. Doveva fare qualcosa o la situazione sarebbe degenerata.
Per quanto gli stesse sulle palle, non voleva farle del male e sapeva che sarebbe successo se non avesse trovato una soluzione al più presto.
Prese il telefono e compose il numero della madre. Non prese nemmeno in considerazione di chiamare al numero di casa, non avrebbe avuto la pazienza di aspettare e sapeva che teneva il cellulare sempre acceso in caso di necessità.
Rispose al secondo squillo, la voce impastata dal sonno e chiaramente preoccupata.
«Edward, è successo qualcosa?»
«Devi venire qui. Subito!» le rispose, senza perdersi in parole inutili o curarsi del tono aggressivo.
«Edward, sai che tuo padre…»
«Non posso farlo, mamma. Non ce la faccio.»
Un sospiro arrivò dall’altro capo del telefono. Era andata via con la scusa che il marito avesse bisogno di lei, avendo contratto una brutta influenza. In realtà Carlisle era perfettamente in grado di prendersi cura di se stesso; si trattava di un banale raffreddore e se anche così non fosse stato, la sua professione gli avrebbe permesso di affrontare la cosa nel migliore dei modi.
La verità era che aveva lasciato la casa del figlio per dargli la possibilità di affrontare la sua nuova realtà senza fare esclusivo affidamento su di lei, ma pareva che la cosa non stesse funzionando come aveva sperato.
«Certo che puoi, tesoro. Cosa c’è che non va?»
«Che non va? Farei prima a dirti cosa funzione, ossia niente. Continua a piangere come se la stessero torturando.»
«Le hai dato da mangiare?» Fu la prima cosa che le venne in mente, considerando che lui per primo trascurava quel lato della sua vita quando era preso dal lavoro.
«Le ho dato da mangiare, l’ho lavata, le ho fatto quello che fai tu per farla digerire, le ho anche cambiato quello schifo di pannolino, ma non ha praticamente mai smesso di piangere da quando Alice è andata via.»
Esme dubitava che suo figlio avesse portato il corpicino della piccola al suo petto per farle fare il ruttino, si rifiutava di avere anche il minimo contatto con quella creatura innocente. Gli aveva insegnato come farlo appoggiandola al braccio, ma non era la stessa cosa.
La donna emise un altro sospiro rassegnato, anche se provò a prendere ancora qualche giorno per forzare la mano al ragazzo. Non avrebbe potuto lasciarla piangere per sempre. Giusto? Persino nella sua testa quella domanda risultò incerta.
«Ascolta, Edward, posso essere da te tra un paio di giorni. Va bene?» tentò.
«No che non va bene. Sai che devo consegnare un lavoro importante e quella… cosa continua a urlare. Devi venire adesso.»
«Sono le due del mattino, non posso partire nel cuore della notte.»
Edward guardò il quadrante dell’orologio al suo polso realizzando solo in quel momento quanto fosse tardi. Alice, la ragazza assunta da Esme per curare la bambina, era andata via alle otto, quando lui era tornato dall’ufficio. Com’era possibile che avesse passato tutto quel tempo a piangere? I bambini non erano famosi per condurre una vita di pappe e nanna?
Era quello che gli avevano sempre detto tutti i neo genitori che conosceva. Certo, alcuni si lamentavano del fatto che si svegliassero spesso e piangessero durante la notte, ma tutti, indistintamente, avevano sempre sulle labbra quel fastidioso sorriso che diceva: “Ehi, non dormo da settimane, ma sono felice come non lo sono mai stato prima.”
Nessuno, per quanto ne sapeva, pensava di prendere la propria progenie e scaraventarla contro la parete.
«Ti prego, mamma» sussurrò all’apparecchio.
«Va bene» si arrese la donna. «Sarò da te tra qualche ora. Nel frattempo però cerca di calmarla, non le fa bene piangere in questo modo. Riesco a sentirla anche da qui.»
«Non so cosa fare, lo capisci?» ribadì, furioso. «Ho già fatto tutto quello che potevo, non ha nessun motivo di piangere. Dovrebbe dormire, invece urla, maledizione!»
«I bambini non piangono solo perché hanno bisogno di qualcosa, a volte vogliono solo sentire il calore della mamma o… del papà. Prova a prenderla in braccio, cullala…»
«Non provarci, mamma. Sai che non attacca.»
«Edward…»
«No!»
«Smettila, Edward! Puoi negarlo quanto vuoi, ma quella bambina è tua figlia» gli disse ormai esasperata dall’atteggiamento del figlio.
«Mia figlia? Mia…» Edward chiuse gli occhi e prese un respiro profondo. Non voleva aggredire la madre, lo amava senza condizioni e glielo aveva dimostrato in ogni fase della sua vita e non meritava che le vomitasse addosso la sua frustrazione, ma non tollerava che gli si affibbiassero legami con il piccolo essere umano che strillava nella stanza accanto.
«Un figlio si desidera, mamma. Un figlio si dovrebbe aspettare con ansia, si dovrebbe coccolare già nella pancia della mamma, dovrebbe trasportarti in una dimensione di gioia incontenibile. Dovrebbe essere programmato anche, perché no? Non dovrebbe esserti imposto perché una psicopatica ti ha drogato e stuprato e… Fai presto, mamma. Non posso garantire tra quanto dovrai recuperarla dall’asfalto» terminò con voce glaciale. Sentì un forte dolore al petto per le sue stesse parole, amplificato dal sussulto che bloccò il respiro della donna.
«Fai presto» ribadì prima di chiudere la chiamata, senza aspettare alcuna replica dalla madre.
Esme si voltò al lato del grande letto che divideva col marito da più di trent’anni, gli occhi sbarrati e gonfi di lacrime non versate.
Carlisle, ritto e vigile dal momento stesso in cui la moglie aveva afferrato il telefono, le teneva la mano che non stringeva l’apparecchio. Non avevano bisogno di parole, sapevano cosa dovevano fare. Si alzarono, indossarono abiti comodi e prepararono in fretta una borsa con qualche cambio. Non avrebbero abbandonato il loro figlio, né la creatura innocente che meritava di essere amata e chiedeva, nel solo modo che conosceva, solo quello.
«Ha sempre superato le difficoltà, lo farà anche questa volta» le sussurrò l’uomo, convinto.
«Non lo so, Carl, sembra davvero deciso a non voler avere niente a che fare con lei.»
«Dagli tempo. Capirà da solo, quando sarà pronto.»
«E nel frattempo? Cosa sarà della piccola? Non possiamo fingere che tutto vada bene, potrebbe arrivare a farle del male. Tu non hai sentito la sua voce poco fa, temo…»
«No» la fermò lui, posandole un dito sulle labbra, «nostro figlio non farebbe male a una mosca, non arriverebbe mai a tanto.»
Esme tremò alla sola idea. Amava quella piccolina e amava Edward più della sua stessa vita e le parole del marito non l’avevano tranquillizzata.
«Andiamo. Dobbiamo arrivare prima possibile.»
Uscirono di casa tenendosi per mano e continuarono a farlo per tutto il viaggio di quasi quattro ore che li separava da Edward.
A più di 140 miglia, Edward si lasciò cadere sulla poltrona del suo piccolo soggiorno, si guardò intorno un momento e poi prese le stampe della relazione a cui stava lavorando. Da ore ormai tentava di leggerla per verificarne la correttezza, senza riuscirci.
Un urlo più acuto degli altri lo portò a stringere tra le dita quelle pagine tanto importanti per il suo futuro. Le mise di nuovo sul piano del tavolino davanti a sé e portò le mani alla testa lasciando che la mente vagasse dove mai avrebbe voluto.
Sin da ragazzino sapeva che avrebbe fatto l’avvocato. Voleva prendersi cura delle persone, difenderle dai torti subiti, riabilitarle quando fosse stato necessario; aveva sempre amato l’idea di apparire come l’eroe, il buono, voleva vedere l’ammirazione negli occhi delle persone che lo guardavano.
Certo la realtà in cui si trovava era ben lungi da come l’aveva immaginata: difendere a spada tratta un evasore fiscale, facendo ricadere la colpa su un commercialista disposto a prendersela dietro lauto compenso, non era lo stesso che riabilitare un ragazzino che aveva commesso un furto giocandosi il futuro, ma anche quello faceva parte del gioco.
Era un avvocato ben quotato, i soci erano contenti di lui, presto sarebbe diventato lui stesso parte di quella macchina perfetta che era lo studio Denali e Volturi, avrebbe raggiunto una posizione che in tanti gli avrebbero invidiato, avrebbe lasciato il suo piccolo appartamento per uno più grande, più centrale, più prestigioso.
Era quello che aveva sempre sognato, con qualche piccola variante, vero, ma non era tipo da fermarsi sulle sottigliezze. Era ciò che voleva… almeno sino a un anno prima, quando la sua vita aveva subito un brusco stravolgimento.
Ricordava tanti particolari di quella giornata: le ore passate in ufficio, la stanchezza provata una volta tornato a casa, la determinazione a uscire comunque e non farsi prendere dalla voglia di restare a casa a riposarsi, vista la consapevolezza di avere due giorni interi per riposarsi prima di ricominciare, l’arrivo al locale, l’incontro coi colleghi e altri amici, gli sguardi maliziosi delle donne che lo mangiavano con gli occhi nella speranza di avere un tipo di soddisfazione più concreto entro la fine della serata.
Ricordava bene anche gli occhi di lei, la stagista che era arrivata allo studio non più tardi di qualche settimana prima. L’interesse nei confronti di Edward si era manifestato da subito, ma lui aveva una regola ferrea e non intendeva infrangerla nemmeno per quella splendida ragazza dai capelli biondi e gli occhi più azzurri ed espressivi che avesse mai visto. Se l’avesse conosciuta in un altro luogo non avrebbe tentennato un attimo a farle una corte spietata o ad accettare la sua, ma lavorava allo studio, anche se temporaneamente, e non aveva intenzione di lasciarsi coinvolgere in una storia di sesso con una collega.
Era evidente che lei non avesse accettato di buon grado il rifiuto ricevuto, se pur coi modi galanti che gli erano stati insegnati, continuava a provocarlo con battute e modi civettuoli, Edward rispondeva sempre con gentilezza che l’attuale situazione non lasciava margine per un approfondimento della reciproca conoscenza e, una volta terminato il periodo di tirocinio, lei sarebbe tornata alla sua vita e lui avrebbe continuato la propria.
Ricordava altrettanto bene il momento in cui, finito il primo giro, decisero tutti di prendere un altro drink, di come Tanya, la giovane stagista, si fosse offerta di andare al banco e ordinare per tutti; di quando, tornata indietro, gli porse ciò che aveva ordinato per sé, della mancanza di sorpresa nel constatare che avesse portato solo il suo lasciando che gli altri venissero portati al tavolo dal cameriere. Ricordava il primo sorso e il secondo, poi più niente fino alla mattina dopo quando si era svegliato in una camera d’albergo, nudo su un letto sconosciuto, steso sopra lenzuola sporche di sangue.
Era sicuro di aver bevuto solo due drink, ma il forte dolore alla testa che gli martellava le tempie gli suggeriva tutt’altro e non ricordare come si era conclusa la serata l’aveva gettato nel panico.
Aveva chiamato suo padre, raccontandogli per sommi capi ciò che ricordava e di non vedere nella stanza nessun preservativo. Carlisle, che suo malgrado aveva già sentito di situazioni simili a quella del figlio, dopo avergli fatto alcune domande specifiche gli consigliò di recarsi al più vicino centro medico, spiegare anche a loro quanto gli aveva riferito aggiungendo che, secondo il suo medico di fiducia, era stato drogato prima di uscire dal locale e recarsi in albergo. Aggiunse che l’avrebbe raggiunto il più presto possibile.
Carlisle preferì non raccontare niente alla moglie prima di aver accertato lo stato di salute del figlio, compì da solo il viaggio in macchina da Forks a Seattle dove Edward lo aspettava, infrangendo ogni limite concesso dal codice stradale.
Padre e figlio avevano passato un’intera giornata in ospedale, avevano sottoposto Edward a una serie di esami che non aveva mai sentito nominare, l’avevano fatto parlare con una psicologa per tentare di ricordare qualcosa sulla notte precedente, ma non era riuscito a tirar fuori niente dalla sua mente oltre quanto già riferito. Non aveva idea di chi avesse passato la notte con lui né cosa avessero fatto. L’unica cosa certa era che aveva fatto sesso e non aveva usato alcuna precauzione.
Aveva passato un periodo d’inferno nell’attesa che trascorresse il periodo minimo per ripetere gli esami e scongiurare il contagio di qualche malattia trasmissibile per via sessuale. Quando in fine gli consegnarono i referti, tutti negativi, poté tornare a respirare anche se il malessere di fondo non era mai scomparso del tutto.
Si trovò costretto a confidare ai suoi datori di lavoro quanto successo, vergognandosene profondamente, poiché avrebbe avuto bisogno di assentarsi di quando in quando dall’ufficio e non voleva che pensassero stesse battendo la fiacca.
E poi, poco più di tre mesi prima, quando credeva che la sua vita stesse tornando alla normalità, era arrivata la notizia, qualcosa che non si sarebbe mai aspettato: era padre di una bambina, anche se impiegò un po’ a capirlo.
Fu l’ospedale a contattarlo chiedendogli di presentarsi e chiedere del primario. Impaurito che potesse trattarsi della sua salute e a un qualche particolare strascico di quella notte oscura, chiese di poter essere ricevuto immediatamente, trovando ad aspettarlo una neonata placidamente addormentata.
Gli dissero che l’avevano rintracciato attraverso la lista dei contatti indicati dalla madre in caso di necessità; lui era il primo a dover essere contattato, cosa che fecero alla morte della donna, causata da una profonda ferita auto inferta.
Edward, frastornato da quel mare di informazioni, non era ancora riuscito a capire chi fosse la madre naturale della piccola e soprattutto perché aveva dato disposizione che fosse informato per primo. Era dispiaciuto per quella cosina rosa che vedeva attraverso il vetro della nursery, la aspettava una vita difficile senza la mamma.
Quando infine gli comunicarono il nome della donna deceduta, tutti i pezzi del puzzle andarono al loro posto e lui capì perché era stato chiamato al capezzale di una donna morta.
Come un adolescente impaurito, chiamò ancora una volta i suoi genitori che, come sempre, gli vennero in soccorso, portandosi dietro un avvocato questa volta.
Venne fuori che la giovane Tanya era sola al mondo da più di cinque anni, che era seguita da molto più tempo da uno psichiatra che non la sentiva da diversi mesi, che soffriva di una grava forma di psicosi tenuta a bada tramite i farmaci e che aveva smesso di prenderli subito dopo aver capito di aspettare un figlio da Edward. Entrando nel suo appartamento scoprirono che da anni scriveva tutto ciò che le accadeva su quaderni ordinatamente riposti in una scatola di cartone, vi trovarono riportati i fatti principali delle sue giornate, la sua scarsa vita sociale, i pensieri, le gioie, le delusioni, i successi come i fallimenti, gli stati d’animo. Descriveva gli anni scolastici, la borsa di studio per l’università, le speranze per il futuro. Scriveva di come, seguita da vicino dai servizi sociali, non avesse mai avuto modo di trovarsi un fidanzato o provare le gioie del sesso, seppur occasionale. Trovarono la parte relativa al suo ingresso nello studio legale, nel quale aveva appuntato i suoi pensieri su Edward dal quale era rimasta affascinata dal primo momento. Aveva descritto il suo desiderio di apparire ai suoi occhi come una donna normale, che doveva cambiare la sua vita perché se Edward avesse saputo della sua dipendenza dai farmaci non l’avrebbe mai accettata e la sua determinazione a farne a meno. Scriveva anche di come la propria mente stava reagendo alla mancanza delle sostanze che le avevano permesso di vivere una vita comune con una lucidità quasi allarmante.
Era chiaro agli esperti che i residui dei medicinali le permettevano di analizzare il cambiamento che stava avvenendo in lei in modo razionale senza tuttavia permetterle di capire sino a che punto la sua mente stava deviando il percorso.
Man mano che le pagine si susseguivano il tono cambiava, persino la grafia era differente mentre descriveva, giorno dopo giorno, l’ossessione che la divorava dall’interno per l’uomo che l’aveva respinta senza possibilità di appello.
Giunsero infine alla pagina che descriveva giornata che aveva preceduto la notte in cui aveva sedotto Edward, di come avesse programmato ogni singolo dettaglio per portare a compimento il suo folle piano. Aveva atteso di trovarsi nel suo periodo fertile e intendeva utilizzare quell’unica possibilità per accaparrarsi una parte importante di lui che avrebbe tenuto segreta per sempre; avrebbe fatto sesso con Edward più e più volte per essere certa del concepimento e sarebbe sparita per sempre.
E così aveva fatto. Nessuno allo studio legale si era chiesto che fine avesse fatto la ragazza, ne transitavano talmente tante che non suscitò alcun clamore non vederla più.
Non era chiaro perché avesse stilato la lista di persone da contattare nel caso le fosse successo qualcosa, dai suoi scritti non emergeva la volontà di farsi del male, ma le condizioni in cui si era presentata all’ospedale portavano a credere che la mancanza dei medicinali l’avesse condotta a cedere definitivamente alla follia che da sempre l’accompagnava.
Edward era sconvolto, guardava la piccola e rifiutava la realtà. Era talmente arrabbiato! La osservava e la odiava, consapevole che, se le cose fossero andate in modo differente, avrebbe impiegato un solo battito di ciglia per innamorarsene. Non sopportava l’idea che gli fosse stata rubata la volontà, era stato plagiato per soddisfare un capriccio, drogato e usato.
L’avrebbe lasciata in ospedale se i suoi genitori non l’avessero supplicato di ripensarci, garantendogli il proprio aiuto e sostegno costante; aveva chiesto alla madre di scegliere un nome e avevano portato a casa quel fagottino rosa.
Per tre mesi era riuscito a starle lontano grazie alla costante presenza della madre, ma poi lei era andata via e lui si trovava a lottare col desiderio di far tacere quelle urla incessanti.
Meno di quattro ore, Edward. Puoi farcela. Appena arriveranno potrai sbarazzarti definitivamente di lei.
Aveva deciso: avrebbe convinto i genitori a portarla via per crescerla come figlia loro, non voleva avere niente a che fare con lei; non la desiderava, non la voleva tra i piedi, voleva solo che sparisse dalla sua vita o che perlomeno vi facesse parte come membro della sua famiglia d’origine e non come figlia. Una sorella, ecco cosa sarebbe stata, una sorellina da coccolare quando fosse andato a trovare i suoi genitori. Dopo tutto l’aveva desiderata quando era piccolo, avrebbe approfittato di quella spiacevole combinazione di fattori per realizzare il suo sogno di bambino e forse sarebbe riuscito, una volta per tutte, a dimenticare quella storia ricominciando la sua vita dal punto in cui si era interrotta.
Quelle urla però non cessavano, il tempo scorreva troppo lento e Edward rischiava seriamente di impazzire.
Aveva paura di avvicinarsi alla piccola, sapeva di aver superato il proprio grado di tolleranza, ma non poteva permettere che continuasse a tormentarlo.
Sulla soglia della camera gli acuti lo investirono in pieno, si mise davanti alla culla antica che i genitori avevano rispolverato per l’occasione.
La piccola aveva il viso congestionato dalle urla e dalle troppe lacrime, sospese per un momento le accorate lamentele vedendo la figura dell’uomo accanto a sé, per riprendere subito dopo aver capito che Edward non avrebbe fatto niente per quietarla.
Restò fermo a decidere cosa fare, ma più la guardava più desiderava che smettesse di piangere. Non si fermò a chiedersi se quel sentimento nascesse dalla necessità di far cessare il martellio costante nella sua testa o di vedere la piccola finalmente serena.
I bambini non piangono solo perché hanno bisogno di qualcosa, a volte vogliono solo sentire il calore della mamma o… del papà.
La prese sotto le ascelle sollevandola dalla culla tenendola, come sempre, lontana dal suo corpo; sua madre l’aveva rimproverato spesso perché a suo dire sembrava reggere un pacco-bomba. La piccola testa ciondolava pericolosamente ma, nonostante questo, la mosse in alto e in basso con scatti tutt’altro che tranquillizzanti, senza sortire alcun beneficio né per lei né per se stesso, poi pensò a tutte le volte che aveva osservato la madre tenerla tra le braccia.
Posso farcela? pensò insicuro. Dovrei amarla e proteggerla.
Cominciò a sentire quel fastidioso senso di disagio che provava continuamente quando le stava accanto e che era riuscito a identificare come senso di colpa.
Spossato e disposto a tutto per far cessare quel pianto disperato se la avvicinò al petto, la mano corse alla nuca quasi senza capelli, lasciandogli avvertire la morbidezza della pelle sotto le dita. Ondeggiò piano sul posto trovandosi a canticchiare una vecchia canzone tra le labbra chiuse.
Improvvisamente l’appartamento di Edward fu avvolto dal silenzio più totale, allontanò la bambina dal suo petto per guardarla in viso ma lei lanciò un urletto che lo convinse a riavvicinarla subito a sé.
Era esausto, fisico e mente imploravano riposo. Muovendosi piano si avvicinò al letto che occupava gran parte della stanza, si sedette trovando una posizione comoda per entrambi. Poco dopo decise di sdraiarsi, giusto il tempo di far addormentare la bambina si disse.
Sistematosi sui cuscini col minimo movimento sentì tutta la stanchezza crollargli addosso, voleva solo dormire, dimenticare, tornare a un anno prima e non bere o, meglio ancora, non uscire affatto di casa e risparmiarsi il calvario che aveva passato.
Poi, però, guardò appena più in basso del suo mento e vide quella piccola creatura che aveva smesso di piangere come per incanto, il viso era tornato quasi al pallido rosa che le apparteneva più del rosso sfogo di poco prima, le labbra erano appena socchiuse e il petto si muoveva lentamente ormai a riposo. Mosse la mano che teneva appoggiata alla schiena portando un singolo dito alla guancia saggiando la morbidezza di quella pelle delicata. Chiuse gli occhi prendendo un grande respiro che gli gonfiò il torace tanto da smuovere la bambina dalla sua posizione immota, il respiro gli portò ai polmoni odore di latte, del detergente per neonati usato da Alice, poco prima di andarsene, talco e un residuo acido che poteva essere dovuto a un rigurgito. Un mix disgustoso a pensarci, ma speciale e unico se associato al fagottino sopra il suo busto.
Quando riaprì gli occhi rimase imbambolato a fissare due occhietti azzurri che lo fissavano spalancati, gli occhi della piccola creatura che era stata concepita senza il suo consenso, colei che avrebbe potuto rovinargli il futuro, la bambina che gli avrebbe sempre ricordato di essere stato vittima di un abuso, ma che avrebbe anche potuto riempirgli la vita di gioia, che gli avrebbe fatto passare le notti in bianco negli anni a venire come lui aveva fatto coi propri genitori, che l’avrebbe fatto arrabbiare, che gli avrebbe risposto male durante l’adolescenza, che gli avrebbe regalato dei nipoti un giorno. Gli occhi di mia figlia pensò alla fine, trattenendo il fiato per l’emozione.
Spostò il dito dal viso, ormai smanioso di toccare ogni parte di lei, di godere della meravigliosa sensazione che traeva dal contatto con la bambina; quando Elizabeth - questo il nome scelto per lei - chiuse gli occhi abbandonando il capo proprio sopra il suo cuore, le sfiorò il dorso della mano e restò ancora senza fiato quando la piccola distese le minuscole dita per avvolgerle intorno al suo dito.
Provò un’emozione talmente intensa da non riuscire a comprenderla a pieno, non si era mai sentito così in precedenza, l’unica cosa di cui era davvero sicuro era che non voleva più farne a meno. Non sapeva come avrebbe affrontato tutto ciò che lo aspettava, ma sapeva di volerci provare. Non sapeva niente di bambini, non era preparato ad averne, non aveva neanche una compagna con cui crescerla. Sperava solo che sua figlia non ricordasse mai, nemmeno a livello inconscio, quanto il suo papà avesse fatto il possibile per tenerla a distanza.
Forse, dentro di sé, era consapevole che se avesse permesso a se stesso di avvicinarsi alla piccola non sarebbe mai più riuscito ad allontanarsene ed era stato abbastanza codardo da temere le naturali ripercussioni; temeva i cambiamenti che avrebbe subito la sua vita, ciò che avrebbe detto o pensato la gente vedendolo crescere una bambina da solo. In ogni caso, non era più disposto a rinunciarci.
Con questa nuova consapevolezza chiuse gli occhi e si lasciò cullare dal respiro della bambina, rifugiandosi nell’oblio del sonno. E al diavolo la relazione per il giorno dopo!
Quando Esme e Carlisle entrarono nel palazzo dove viveva Edward, restarono per un momento perplessi, si erano aspettati di sentire le urla di Elizabeth sin dalla strada e tutto quel silenzio li lasciò interdetti. Un momento dopo entrambi correvano per le scale che conducevano al terzo piano, troppo terrorizzati all’idea che Edward avesse fatto del male alla bambina per aspettare l’ascensore.
Entrarono trafelati in casa usando le chiavi in loro possesso, trovando la casa immersa nel silenzio.
Nel soggiorno era accesa la luce di una lampada a stelo e dalla camera da letto arrivava il tenue bagliore della luce anti panico. Si tennero per mano dirigendosi nella stanza, i passi attutiti dalla moquette, i respiri pesanti, i battiti del cuore di entrambi impazziti per l’ansia.
Quando videro Edward addormentato con la piccola sopra il petto e il dito ancora stretto nella piccola mano, Carlisle rilasciò un sospiro di felicità mentre Esme si portò una mano alla bocca senza però riuscire a trattenere un singhiozzo commosso che svegliò Edward; il brusco movimento mosse la bimba che si fece sentire con un gridolino indispettito, stringendo maggiormente il dito del padre.
Edward guardò i genitori imbarazzato per essere stato colto nella sua debolezza, ma poi, guardando gli occhi commossi e fieri dei genitori, sorrise apertamente muovendo la mano sulla schiena di Elizabeth felice come mai.
Con l’aiuto di Esme sistemò la bambina nella culla, non parve felice per quel cambiamento, ma qualche carezza, un bacio sulla fronte e un biberon pieno di latte la tranquillizzarono abbastanza da farli allontanare.
Gli adulti parlarono e fecero colazione con calma, le domande furono rimandate nonostante la curiosità fosse tangibile. Edward diede loro il minimo indispensabile delle informazioni preparandosi per andare in ufficio. Sapeva quello che doveva fare, quella non era la vita che aveva sognato e con la piccola da crescere non poteva più permettersi di passare innumerevoli ore in studio.
Appena messo piede nello stabile, chiese di poter essere ricevuto dal capo in persona al quale spiegò la situazione, consegnò la bozza da revisionare scusandosi per il lavoro incompleto e rassegnò le proprie dimissioni irrevocabili.
Aveva creduto di sentirsi male compiendo quel gesto, invece provò un senso di liberazione che non si aspettava.
Passò in ufficio il tempo necessario a sbrigare le ultime incombenze e passare le consegne prima di tornare a casa e cominciare la sua nuova vita.






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LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -


39 commenti:

  1. Storia molto carica emotivamente. Mi ha saputo coinvolgere in modo intenso, mi ha fatto provare sentimenti contrastanti e profondi. Complimenti per il coraggio dimostrato nello scegliere un tema così delicato e per l'abilità nel descriverlo con rispetto e onestà. È una storia, proprio per quel che riguarda i sentimenti del protagonista, credibile. Mi coinvolgono molto le situazioni in cui non si dipinge un protagonista come eroe, ma come uomo normale (nulla contro i primi, ma mi identifico di più con i secondi e le emozioni di conseguenza sono più forti di solito). Sei stata molto brava a rendere lo stato di rabbia e insofferenza di questo padre. Così brava da farmi venire i brividi in alcuni passaggi. Mi è piaciuta moltissimo! Brava!

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  2. Storia triste e crudele, ma per fortuna c'è il lieto fine. Hai colto perfettamente i pensieri negativi che fanno a volte i genitori, anche se non hanno subito la brutta esperienza di Edward. Sono tornata indietro di due anni, a quando il mio secondo nano piangeva, e piangeva, e piangeva e a me sembrava di impazzire e di essere costantemente sul punto di esplodere, poi bastava uno sguardo o un sorrisino o che con la sua manina afferrasse stretto stretto un mio dito, e tutto passava. Anche lo stupro subito da un uomo è un'idea originale. Nel complesso molto bella.

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  3. Anche questa storia è bellissima ed originale nel modo un cui hai sviluppato la trama. Questo papà che rifiuta questo ruolo e attraverso il dibattersi di una lotta interiore capisce che oltre il dolore c'è la gioia che solo un piccolo fagottino profumato di latte, può darti. Bravissima!

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  4. Molto bella. Scritta in maniera egregia, ti trasporta nell'angoscia di questo ragazzo privato della libertà di scegliere se avere un figlio o meno. Leggere di un abuso (troppo spesso riservato alle donne) dall'altro punto di vista è stato interessante e molto coraggioso da parte tua trattare l'argomento. In alcuni passaggi mette paura la repulsione che ha Edward nei confronti della piccola: "Fai presto, mamma. Non posso garantire tra quanto dovrai recuperarla dall’asfalto" ma viene compensata dalla dolcezza con cui Elisabeth lo conquista irrimediabilmente.
    Bella, intensa, pulita e delicata per quanto possa essere un tema così particolare.

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  5. ma che cavolooooooooooo!! sto ancora piangendoooooo!!! non vedo neanche la tastieraaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!! fortuna che scrivo alla cieca!
    hahahahahahaahahaha!!
    Non so nemmeno dirti quanto mi sia piaciuta questa storia!!!
    (aspè che vado a cercà un fazzoletto)
    eccomi! Dicevo, mi è piaciuta tantissimo questo Edward perchè non è un eroe e ha comportamenti e pensieri profondamente umani, perfino nel rifiuto della figlia e nel voler relegare tutto quello che lo sconcerta nelle mani dei genitori. E perfino quando ha pensieri aberranti.
    Sei bravissima a scrivere e descrivere questo tipo di stati d'animo! Brava, brava, brava!
    Il pezzo finale con la piccola, le sue mosse, i suoi vagiti, le reazioni di Edward... guarda, se ci ripenso piango di nuovo!!!
    Brava! Te l'ho già detto?
    Comunque me la paghi pure te. "Sallo".
    -Sparv-

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  6. Storia scorrevole ed elegante nella scrittura. Gli eventi sono credibili e il personaggio del giovane Edward,con il suo umore altalenante e fobico, e' davvero straordinario. Amo questa storia e amo il modo che hai scelto di raccontarla. Complimenti davvero. Francies

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  7. Mi piace molto come hai affrontato questo dramma.
    Hai scelto un argomento scottante e complesso ma hai saputo raccontarlo con leggerezza. Non vorrei sembrare matta ma come si riferiva Edward alla bambina l'ho trovato anche comico nella sua tragicità.
    Ed è stato bellissimo vedere come in una notte disperata lui abbia preso coscienza della sua piccola creatura e ha iniziato ad amarla.
    Grazie.

    Un Bacio

    JB

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  8. Storia spettacolare !!! Ho pianto tantissimo forse perché mi sono immedesimata nei primi mesi di vita di mia figlia che sebbene cercata ha suscitato sentimenti omicidi... tornando alla storia devo aggiungere che è stata originale, scorrevole e spettacolare sotto tutti i punti compreso la lunghezza a dir poco perfetta. Un applauso anche x esme e carlisle... genitori perfetti ma anche umani x la paura verso il figlio. Torno x la votazione !!! Ma di certo x ora un grandissimo applauso chiunque tu sia!!! Luisa

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  9. un storia davvero molto bella e toccante...
    molto bella l'immagine di famiglia che ne esce, i genitori di Edward sono davvero incredibili.
    E lui un figlio grato e maturo da poter fare una scelta cosi radicale ma di cuore.
    bella...davvero bella.

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  10. Onesta. Nella nostra società è molto alto l'interesse verso i bambini; giustamente, tutti ci dicono quanto sia importante averne cura, rispettare le loro inclinazioni e la loro personalità, supportarli amorevolmente nella crescita, quanto indispensabile non vederli come adulti in miniatura, ma come esseri con caratteristiche proprie a cui l'adulto deve adattarsi. Pochi dicono a chiare lettere quanto possa essere frustrante, faticoso, snervante e talvolta avvilente il mestiere di genitore. Quanto ci si possa sentire inadeguati, impreparati e incapaci di gestire quei "cosi urlanti" che non sono in grado di spiegarti con semplicià ciò che vogliono e di cui hanno bisogno. Quanto una persona possa sentirsi drenata di qualunque energia fisica o psichica se non riesce a dormire due ore filate per notte, e se tutto ciò che costituiva il mondo di quella persona (amato mondo) viene improvvisamente stravolto dall'esserino grinzoso modello Gollum.
    Tutto questo viene descritto nella tua storia, così come la profonda carica emozionale che, inaspettata ma potentissima, rimette ogni cosa in prospettiva (sempre che qualcuno ti dia una mano a sopravvivere ai primi giorni).
    Unico neo: per spiegare il rifiuto di Edward secondo me non era necessario introdurre il tema dello stupro. La violenza è, a mio avviso, una concessione non necessaria all'edulcorato mondo delle pubblicità televisive dove tutte le mamme e i papà sorridono felici sguazzando nella cacca verdognola e puzzolente dei loro pargoli. La storia sarebbe stata bella e commovente anche se il rifiuto di Edward fosse stato inserito in un contesto di normalità.

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  11. Mi sono emozionata tantissimo con questa storia... Ho fatto fuori fazzoletti a volontà..bravissima!!!!

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  12. Porca miseria. E' la seconda storia che leggo e sto già piangendo!!!
    Complimenti. Complimenti davvero.
    Forse la tematica dello stupro è un po' eccessiva, ma sinceramente da un piccolo punto di vista è bene inserita nel contesto. A me non è sembrata di troppo.
    Sei stata molto brava a trasmettere le emozioni, le ho sentite sulla mia pelle.
    Meravigliosa. Voterò alla fine.
    Aly

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  13. MIGLIOR EDWARD = 3
    MIGLIOR FIGLIO = 5
    PAPÀ PIÙ SEXY = 3
    STORIA PIÙ ROMANTICA = 3
    STORIA PIÙ DRAMMATICA = 3
    STORIA DADDYWARD PREFERITA = 4

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  14. Congratulazioni, hai saputo dare voce a stati d'animo così contrastanti nella stessa persona, senza perdere in credibilità e coerenza. Hai messo in evidenza benissimo come in fondo non ci siano persone buone o cattive, ma come l'animo umano sia un mix incredibile di emozioni e ragionamenti, alcuni nobili, altri inconfessabili, ma che poi alla fine, ognuno scelga il proprio percorso, il modo in cui reagisce agli eventi, la persona che vuole essere. Questo Edward che va all'inferno e ritorna, purificato e nuovo, antieroe sporco di fango messo in ginocchio e trasformato dalla forza sovrumana di un minuscolo ditino, mi ha colpito molto. Brava davvero.

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  15. Questo povero Edward ha tutta la mia stima!!!! Quegli esserini ti provano il sistema nervoso fino a mandarti completamente fuori di cervello!!!
    Brava!!! Anche perché hai avuto il coraggio di descrivere il lato NON IDILLIACO dell'essere genitore!!

    MIGLIOR BELLA -0. (Non esiste il personaggio)
    MIGLIOR FIGLIO -2
    PAPA' PIU' SEXY (DILF) -3
    STORIA PIU' HOT -1
    STORIA PIU' DIVERTENTE -1
    STORIA PIU' ROMANTICA -2
    STORIA PIU' DRAMMATICA -3
    LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -4

    Ila Cullen

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  16. MIGLIOR BELLA -0
    MIGLIOR FIGLIO 2
    PAPA' PIU' SEXY (DILF) 2
    STORIA PIU' HOT 1
    STORIA PIU' DIVERTENTE
    STORIA PIU' ROMANTICA 1
    STORIA PIU' DRAMMATICA 3
    LA STORIA DADDYWARD PREFERITA 4

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  17. MIGLIOR EDWARD-4
    MIGLIOR BELLA - NP
    MIGLIOR FIGLIO -2
    PAPA' PIU' SEXY (DILF) -2
    STORIA PIU' HOT -1
    STORIA PIU' DIVERTENTE -1
    STORIA PIU' ROMANTICA -1
    STORIA PIU' DRAMMATICA -2
    LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -3

    RispondiElimina
  18. MIGLIOR EDWARD- 4
    MIGLIOR BELLA - 0
    MIGLIOR FIGLIO - 1
    PAPA' PIU' SEXY (DILF) -2
    STORIA PIU' HOT -1
    STORIA PIU' DIVERTENTE -1
    STORIA PIU' ROMANTICA -1
    STORIA PIU' DRAMMATICA -4
    LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -5

    I voti bassi in molte categorie sono dovuti semplicemente al fatto che causalmente le categorie mal si adattavano a questo tipo di storia che però è di certo tra le mie preferite! per questo ho dato 5 alla preferita! Brava!

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  19. Nel complesso una storia che mi è piaciuta molto ma con un finale, a mio avviso, un po' tronco e affrettato.
    Non valutabile in tutte le categorie, nell'insieme ecco il mio punteggio.
    L'ho trovata abbastanza drammatica, sono arrivata a temere per la vita della piccola Elizabeth piangente. Bella la figura dei nonni di supporto.

    Mi scuso qui, per le pregresse votazioni e per le future, per i commenti stringati ma non ho molto tempo da dedicare al tutto.
    JO

    MIGLIOR EDWARD- 3
    MIGLIOR BELLA ---
    MIGLIOR FIGLIO - 1
    PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 1
    STORIA PIU' HOT - 1
    STORIA PIU' DIVERTENTE - 1
    STORIA PIU' ROMANTICA - 1
    STORIA PIU' DRAMMATICA - 4
    LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 3


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  20. MIGLIOR EDWARD- 4
    MIGLIOR BELLA - 0
    MIGLIOR FIGLIO - 1
    PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 2
    STORIA PIU' HOT - 1
    STORIA PIU' DIVERTENTE - 1
    STORIA PIU' ROMANTICA - 4
    STORIA PIU' DRAMMATICA - 3
    LA STORIA DADDYWARD PREFERITA 5

    Vince la categoria (miglior personaggio secondario) i sui genitori sono affascinanti e perfetti nelle tempistiche del racconto e mi hanno commosso loro da morire. Per me la storia più bella ed equilibrata del contest anche se non si adatta alle categorie. Ancora tanti complimenti
    Luisa

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  21. MIGLIOR EDWARD - 3
    MIGLIOR BELLA - /
    MIGLIOR FIGLIO - 1
    PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 1
    STORIA PIU' HOT - 1
    STORIA PIU' DIVERTENTE - /
    STORIA PIU' ROMANTICA - 1
    STORIA PIU' DRAMMATICA - 4
    LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 4

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  22. Realistica e proprio per questo estremamente piacevole.

    MIGLIOR EDWARD-3
    MIGLIOR BELLA -1
    MIGLIOR FIGLIO -1
    PAPA' PIU' SEXY (DILF) -1
    STORIA PIU' HOT -1
    STORIA PIU' DIVERTENTE -1
    STORIA PIU' ROMANTICA -3
    STORIA PIU' DRAMMATICA -1
    LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -3

    RispondiElimina
  23. Ecco i miei voti:

    MIGLIOR EDWARD - 3
    MIGLIOR BELLA - 1
    MIGLIOR FIGLIO - 1
    PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 1
    STORIA PIU' HOT - 1
    STORIA PIU' DIVERTENTE - 3 (come detto per certi versi l'ho trovata comica e mi ha fatto sorridere nonostante la tragicità)
    STORIA PIU' ROMANTICA - 3
    STORIA PIU' DRAMMATICA - 2
    LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 2

    JB

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  24. I Miei Voti:
    MIGLIOR EDWARD 3
    MIGLIOR BELLA 1
    MIGLIOR FIGLIO 2
    PAPA' PIU' SEXY (DILF) 1
    STORIA PIU' HOT 1
    STORIA PIU' DIVERTENTE 1
    STORIA PIU' ROMANTICA 1
    STORIA PIU' DRAMMATICA 5
    LA STORIA DADDYWARD PREFERITA 4

    RispondiElimina
  25. MIGLIOR EDWARD - 4
    MIGLIOR BELLA - 0
    MIGLIOR FIGLIO - 2
    PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 2
    STORIA PIU' HOT - 0
    STORIA PIU' DIVERTENTE - 1
    STORIA PIU' ROMANTICA - 2
    STORIA PIU' DRAMMATICA - 2
    LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 3

    RispondiElimina
  26. Vera realistica intensa toccante.
    Mi è piaciuta molto!
    Bravissima!!!

    MIGLIOR EDWARD-4
    MIGLIOR BELLA - 0
    MIGLIOR FIGLIO -2
    PAPA' PIU' SEXY (DILF) -2
    STORIA PIU' HOT -1
    STORIA PIU' DIVERTENTE -1
    STORIA PIU' ROMANTICA -1
    STORIA PIU' DRAMMATICA -2
    LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -4

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  27. Molto strano leggere di un Edward che non ama un bambino tanto più se suo figlio, ma non posso negare di essermi fatta prendere dalla storia e aver vissuto con lui angoscia, rabbia e rinascita.
    Brava.

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  28. MIGLIOR EDWARD- 3
    MIGLIOR BELLA -
    MIGLIOR FIGLIO - 2
    PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 1
    STORIA PIU' HOT -
    STORIA PIU' DIVERTENTE - 1
    STORIA PIU' ROMANTICA - 3
    STORIA PIU' DRAMMATICA - 3
    LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 3

    RispondiElimina
  29. MIGLIOR EDWARD- 3
    MIGLIOR BELLA - 1
    MIGLIOR FIGLIO - 2
    PAPA' PIU' SEXY (DILF) -3
    STORIA PIU' HOT - 1
    STORIA PIU' DIVERTENTE - 1
    STORIA PIU' ROMANTICA - 2
    STORIA PIU' DRAMMATICA - 2
    LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 3

    Scriverò con calma il commento a contest terminato. Bravissima!!!
    Aleuname.

    RispondiElimina
  30. Il commento alla storia lo metterò con più calma oggi metto solo i voti:
    MIGLIOR EDWARD-3
    MIGLIOR BELLA -1
    MIGLIOR FIGLIO -2
    PAPA' PIU' SEXY (DILF) -2
    STORIA PIU' HOT -1
    STORIA PIU' DIVERTENTE -1
    STORIA PIU' ROMANTICA -2
    STORIA PIU' DRAMMATICA -
    LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -3

    RispondiElimina
  31. MIGLIOR EDWARD-4
    MIGLIOR BELLA - 0
    MIGLIOR FIGLIO -2
    PAPA' PIU' SEXY (DILF) -2
    STORIA PIU' HOT -1
    STORIA PIU' DIVERTENTE -1
    STORIA PIU' ROMANTICA -1
    STORIA PIU' DRAMMATICA -2
    LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -4

    RispondiElimina
  32. MIGLIOR EDWARD- 3
    MIGLIOR BELLA - 1
    MIGLIOR FIGLIO - 3
    PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 2
    STORIA PIU' HOT - 1
    STORIA PIU' DIVERTENTE - 1
    STORIA PIU' ROMANTICA - 3
    STORIA PIU' DRAMMATICA - 4
    LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -5

    RispondiElimina
  33. MIGLIOR EDWARD - 5
    MIGLIOR BELLA - 1
    MIGLIOR FIGLIO - 5
    PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 4
    STORIA PIU' HOT - 1
    STORIA PIU' DIVERTENTE - 1
    STORIA PIU' ROMANTICA - 4
    STORIA PIU' DRAMMATICA - 4
    LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 5

    -Sparv-

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  34. Questa storia mi ha preso :D è raro trovare un Daddyward che all'inizio non vuole avere niente a che fare con suo/a figlio/a :) e per questo è già molto interessante.
    Edward non ha mai voluto la piccola... non riesce ad accettarla... ma poi quando la prende in braccio sente di essere il suo papà!
    Per me non è drammatica ma... mi mette un po' di tristezza.
    Non so perché...

    MIGLIOR EDWARD - 3
    MIGLIOR BELLA - 1 (in realtà sarebbe zero dal momento che non compare né viene menzionata)
    MIGLIOR FIGLIO - 2
    PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 1
    STORIA PIU' HOT - 1
    STORIA PIU' DIVERTENTE - 1
    STORIA PIU' ROMANTICA - 1
    STORIA PIU' DRAMMATICA - 2
    LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 3

    RispondiElimina
  35. Miglior Edward - 3
    Miglior Bella -sv
    Miglior figlio - 3
    Papà più sexy (DILF) - 2
    Storia più hot - 1
    Storia più divertente - 1
    Storia più romantica - 3
    Storia più drammatica - 4
    Storia Daddyward preferita - 2

    Purtroppo le categorie di voto penalizzano questa storia, che è davvero notevole per introspezione psicologica, focus sul rapporto padre-figlia, originalità, angst, personaggi secondari.

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  36. Complimenti! Un viaggio nella mente e nel cuore di un padre per forza reso in modo incredibile. L'ho trovato molto realistico. Grande introspezione psicologica e originalità.

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prova prova