Imprevisti
della vita.
Le
urla strazianti della piccola gli impedivano di concentrarsi nel
lavoro.
Di
tutti i momenti in cui poteva rompergli le palle, che erano
oggettivamente pochi, quello era il peggiore. Doveva consegnare la
bozza dell’arringa finale entro la mattina seguente o poteva dire
addio alla speranza di diventare socio dello studio.
Aveva
lavorato a quel caso per due interi mesi, aveva mangiato poco e
dormito anche meno, per essere pronto e adesso quella specie di
parassita gli impediva di portare a termine il lavoro e raggiungere
il suo obiettivo.
Un
grido più acuto degli altri gli fece sbattere i palmi sul tavolino
ingombro di carte. Portò le mani alle tempie per poi spostarle a
stringere le ciocche di capelli al lato del volto, reprimendo a
stento un urlo frustrato.
Contò
lentamente fino a dieci sperando, anzi pregando, che le urla
cessassero come per incanto, ma il piccolo demonio non cessò le
proprie proteste.
Che
cazzo pretendeva da lui? L’aveva lavata, assicurandosi che la
temperatura dell’acqua fosse corretta. Le aveva dato un biberon
colmo di latte a cui aveva aggiunto miele e biscotti in polvere.
L’aveva tenuta distesa sul braccio per farla digerire espellendo
l’aria in eccesso. Le aveva cambiato quello schifo di pannolino
stendendo alla fine uno strato di crema lenitiva.
Aveva
compiuto ogni gesto seguendo scrupolosamente le indicazioni che gli
aveva lasciato sua madre prima di tornare a casa sua appena due
giorni prima, eppure lei continuava a piangere senza sosta.
Stava
per esplodere, lo sapeva e lo temeva. Doveva fare qualcosa o la
situazione sarebbe degenerata.
Per
quanto gli stesse sulle palle, non voleva farle del male e sapeva che
sarebbe successo se non avesse trovato una soluzione al più presto.
Prese
il telefono e compose il numero della madre. Non prese nemmeno in
considerazione di chiamare al numero di casa, non avrebbe avuto la
pazienza di aspettare e sapeva che teneva il cellulare sempre acceso
in caso di necessità.
Rispose
al secondo squillo, la voce impastata dal sonno e chiaramente
preoccupata.
«Edward,
è successo qualcosa?»
«Devi
venire qui. Subito!» le rispose, senza perdersi in parole inutili o
curarsi del tono aggressivo.
«Edward,
sai che tuo padre…»
«Non
posso farlo, mamma. Non ce la faccio.»
Un
sospiro arrivò dall’altro capo del telefono. Era andata via con la
scusa che il marito avesse bisogno di lei, avendo contratto una
brutta influenza. In realtà Carlisle era perfettamente in grado di
prendersi cura di se stesso; si trattava di un banale raffreddore e
se anche così non fosse stato, la sua professione gli avrebbe
permesso di affrontare la cosa nel migliore dei modi.
La
verità era che aveva lasciato la casa del figlio per dargli la
possibilità di affrontare la sua nuova realtà senza fare esclusivo
affidamento su di lei, ma pareva che la cosa non stesse funzionando
come aveva sperato.
«Certo
che puoi, tesoro. Cosa c’è che non va?»
«Che
non va? Farei prima a dirti cosa funzione, ossia niente. Continua a
piangere come se la stessero torturando.»
«Le
hai dato da mangiare?» Fu la prima cosa che le venne in mente,
considerando che lui per primo trascurava quel lato della sua vita
quando era preso dal lavoro.
«Le
ho dato da mangiare, l’ho lavata, le ho fatto quello che fai tu per
farla digerire, le ho anche cambiato quello schifo di pannolino, ma
non ha praticamente mai smesso di piangere da quando Alice è andata
via.»
Esme
dubitava che suo figlio avesse portato il corpicino della piccola al
suo petto per farle fare il ruttino, si rifiutava di avere anche il
minimo contatto con quella creatura innocente. Gli aveva insegnato
come farlo appoggiandola al braccio, ma non era la stessa cosa.
La
donna emise un altro sospiro rassegnato, anche se provò a prendere
ancora qualche giorno per forzare la mano al ragazzo. Non avrebbe
potuto lasciarla piangere per sempre. Giusto? Persino nella sua testa
quella domanda risultò incerta.
«Ascolta,
Edward, posso essere da te tra un paio di giorni. Va bene?» tentò.
«No
che non va bene. Sai che devo consegnare un lavoro importante e
quella… cosa
continua a urlare. Devi venire adesso.»
«Sono
le due del mattino, non posso partire nel cuore della notte.»
Edward
guardò il quadrante dell’orologio al suo polso realizzando solo in
quel momento quanto fosse tardi. Alice, la ragazza assunta da Esme
per curare la bambina, era andata via alle otto, quando lui era
tornato dall’ufficio. Com’era possibile che avesse passato tutto
quel tempo a piangere? I bambini non erano famosi per condurre una
vita di pappe e nanna?
Era
quello che gli avevano sempre detto tutti i neo genitori che
conosceva. Certo, alcuni si lamentavano del fatto che si svegliassero
spesso e piangessero durante la notte, ma tutti, indistintamente,
avevano sempre sulle labbra quel fastidioso sorriso che diceva: “Ehi,
non dormo da settimane, ma sono felice come non lo sono mai stato
prima.”
Nessuno,
per quanto ne sapeva, pensava di prendere la propria progenie e
scaraventarla contro la parete.
«Ti
prego, mamma» sussurrò all’apparecchio.
«Va
bene» si arrese la donna. «Sarò da te tra qualche ora. Nel
frattempo però cerca di calmarla, non le fa bene piangere in questo
modo. Riesco a sentirla anche da qui.»
«Non
so cosa fare, lo capisci?» ribadì, furioso. «Ho già fatto tutto
quello che potevo, non ha nessun motivo di piangere. Dovrebbe
dormire, invece urla, maledizione!»
«I
bambini non piangono solo perché hanno bisogno di qualcosa, a volte
vogliono solo sentire il calore della mamma o… del papà. Prova a
prenderla in braccio, cullala…»
«Non
provarci, mamma. Sai che non attacca.»
«Edward…»
«No!»
«Smettila,
Edward! Puoi negarlo quanto vuoi, ma quella bambina è tua figlia»
gli disse ormai esasperata dall’atteggiamento del figlio.
«Mia
figlia? Mia…» Edward chiuse gli occhi e prese un respiro profondo.
Non voleva aggredire la madre, lo amava senza condizioni e glielo
aveva dimostrato in ogni fase della sua vita e non meritava che le
vomitasse addosso la sua frustrazione, ma non tollerava che gli si
affibbiassero legami con il piccolo essere umano che strillava nella
stanza accanto.
«Un
figlio si desidera, mamma. Un figlio si dovrebbe aspettare con ansia,
si dovrebbe coccolare già nella pancia della mamma, dovrebbe
trasportarti in una dimensione di gioia incontenibile. Dovrebbe
essere programmato anche, perché no? Non dovrebbe esserti imposto
perché una psicopatica ti ha drogato e stuprato e… Fai presto,
mamma. Non posso garantire tra quanto dovrai recuperarla
dall’asfalto» terminò con voce glaciale. Sentì un forte dolore
al petto per le sue stesse parole, amplificato dal sussulto che
bloccò il respiro della donna.
«Fai
presto» ribadì prima di chiudere la chiamata, senza aspettare
alcuna replica dalla madre.
Esme
si voltò al lato del grande letto che divideva col marito da più di
trent’anni, gli occhi sbarrati e gonfi di lacrime non versate.
Carlisle,
ritto e vigile dal momento stesso in cui la moglie aveva afferrato il
telefono, le teneva la mano che non stringeva l’apparecchio. Non
avevano bisogno di parole, sapevano cosa dovevano fare. Si alzarono,
indossarono abiti comodi e prepararono in fretta una borsa con
qualche cambio. Non avrebbero abbandonato il loro figlio, né la
creatura innocente che meritava di essere amata e chiedeva, nel solo
modo che conosceva, solo quello.
«Ha
sempre superato le difficoltà, lo farà anche questa volta» le
sussurrò l’uomo, convinto.
«Non
lo so, Carl, sembra davvero deciso a non voler avere niente a che
fare con lei.»
«Dagli
tempo. Capirà da solo, quando sarà pronto.»
«E
nel frattempo? Cosa sarà della piccola? Non possiamo fingere che
tutto vada bene, potrebbe arrivare a farle del male. Tu non hai
sentito la sua voce poco fa, temo…»
«No»
la fermò lui, posandole un dito sulle labbra, «nostro figlio non
farebbe male a una mosca, non arriverebbe mai a tanto.»
Esme
tremò alla sola idea. Amava quella piccolina e amava Edward più
della sua stessa vita e le parole del marito non l’avevano
tranquillizzata.
«Andiamo.
Dobbiamo arrivare prima possibile.»
Uscirono
di casa tenendosi per mano e continuarono a farlo per tutto il
viaggio di quasi quattro ore che li separava da Edward.
A
più di 140 miglia, Edward si lasciò cadere sulla poltrona del suo
piccolo soggiorno, si guardò intorno un momento e poi prese le
stampe della relazione a cui stava lavorando. Da ore ormai tentava di
leggerla per verificarne la correttezza, senza riuscirci.
Un
urlo più acuto degli altri lo portò a stringere tra le dita quelle
pagine tanto importanti per il suo futuro. Le mise di nuovo sul piano
del tavolino davanti a sé e portò le mani alla testa lasciando che
la mente vagasse dove mai avrebbe voluto.
Sin
da ragazzino sapeva che avrebbe fatto l’avvocato. Voleva prendersi
cura delle persone, difenderle dai torti subiti, riabilitarle quando
fosse stato necessario; aveva sempre amato l’idea di apparire come
l’eroe, il buono, voleva vedere l’ammirazione negli occhi delle
persone che lo guardavano.
Certo
la realtà in cui si trovava era ben lungi da come l’aveva
immaginata: difendere a spada tratta un evasore fiscale, facendo
ricadere la colpa su un commercialista disposto a prendersela dietro
lauto compenso, non era lo stesso che riabilitare un ragazzino che
aveva commesso un furto giocandosi il futuro, ma anche quello faceva
parte del gioco.
Era
un avvocato ben quotato, i soci erano contenti di lui, presto sarebbe
diventato lui stesso parte di quella macchina perfetta che era lo
studio Denali e Volturi, avrebbe raggiunto una posizione che in tanti
gli avrebbero invidiato, avrebbe lasciato il suo piccolo appartamento
per uno più grande, più centrale, più prestigioso.
Era
quello che aveva sempre sognato, con qualche piccola variante, vero,
ma non era tipo da fermarsi sulle sottigliezze. Era ciò che voleva…
almeno sino a un anno prima, quando la sua vita aveva subito un
brusco stravolgimento.
Ricordava
tanti particolari di quella giornata: le ore passate in ufficio, la
stanchezza provata una volta tornato a casa, la determinazione a
uscire comunque e non farsi prendere dalla voglia di restare a casa a
riposarsi, vista la consapevolezza di avere due giorni interi per
riposarsi prima di ricominciare, l’arrivo al locale, l’incontro
coi colleghi e altri amici, gli sguardi maliziosi delle donne che lo
mangiavano con gli occhi nella speranza di avere un tipo di
soddisfazione più concreto entro la fine della serata.
Ricordava
bene anche gli occhi di lei, la stagista che era arrivata allo studio
non più tardi di qualche settimana prima. L’interesse nei
confronti di Edward si era manifestato da subito, ma lui aveva una
regola ferrea e non intendeva infrangerla nemmeno per quella
splendida ragazza dai capelli biondi e gli occhi più azzurri ed
espressivi che avesse mai visto. Se l’avesse conosciuta in un altro
luogo non avrebbe tentennato un attimo a farle una corte spietata o
ad accettare la sua, ma lavorava allo studio, anche se
temporaneamente, e non aveva intenzione di lasciarsi coinvolgere in
una storia di sesso con una collega.
Era
evidente che lei non avesse accettato di buon grado il rifiuto
ricevuto, se pur coi modi galanti che gli erano stati insegnati,
continuava a provocarlo con battute e modi civettuoli, Edward
rispondeva sempre con gentilezza che l’attuale situazione non
lasciava margine per un approfondimento della reciproca conoscenza e,
una volta terminato il periodo di tirocinio, lei sarebbe tornata alla
sua vita e lui avrebbe continuato la propria.
Ricordava
altrettanto bene il momento in cui, finito il primo giro, decisero
tutti di prendere un altro drink, di come Tanya, la giovane stagista,
si fosse offerta di andare al banco e ordinare per tutti; di quando,
tornata indietro, gli porse ciò che aveva ordinato per sé, della
mancanza di sorpresa nel constatare che avesse portato solo il suo
lasciando che gli altri venissero portati al tavolo dal cameriere.
Ricordava il primo sorso e il secondo, poi più niente fino alla
mattina dopo quando si era svegliato in una camera d’albergo, nudo
su un letto sconosciuto, steso sopra lenzuola sporche di sangue.
Era
sicuro di aver bevuto solo due drink, ma il forte dolore alla testa
che gli martellava le tempie gli suggeriva tutt’altro e non
ricordare come si era conclusa la serata l’aveva gettato nel
panico.
Aveva
chiamato suo padre, raccontandogli per sommi capi ciò che ricordava
e di non vedere nella stanza nessun preservativo. Carlisle, che suo
malgrado aveva già sentito di situazioni simili a quella del figlio,
dopo avergli fatto alcune domande specifiche gli consigliò di
recarsi al più vicino centro medico, spiegare anche a loro quanto
gli aveva riferito aggiungendo che, secondo il suo medico di fiducia,
era stato drogato prima di uscire dal locale e recarsi in albergo.
Aggiunse che l’avrebbe raggiunto il più presto possibile.
Carlisle
preferì non raccontare niente alla moglie prima di aver accertato lo
stato di salute del figlio, compì da solo il viaggio in macchina da
Forks a Seattle dove Edward lo aspettava, infrangendo ogni limite
concesso dal codice stradale.
Padre
e figlio avevano passato un’intera giornata in ospedale, avevano
sottoposto Edward a una serie di esami che non aveva mai sentito
nominare, l’avevano fatto parlare con una psicologa per tentare di
ricordare qualcosa sulla notte precedente, ma non era riuscito a
tirar fuori niente dalla sua mente oltre quanto già riferito. Non
aveva idea di chi avesse passato la notte con lui né cosa avessero
fatto. L’unica cosa certa era che aveva fatto sesso e non aveva
usato alcuna precauzione.
Aveva
passato un periodo d’inferno nell’attesa che trascorresse il
periodo minimo per ripetere gli esami e scongiurare il contagio di
qualche malattia trasmissibile per via sessuale. Quando in fine gli
consegnarono i referti, tutti negativi, poté tornare a respirare
anche se il malessere di fondo non era mai scomparso del tutto.
Si
trovò costretto a confidare ai suoi datori di lavoro quanto
successo, vergognandosene profondamente, poiché avrebbe avuto
bisogno di assentarsi di quando in quando dall’ufficio e non voleva
che pensassero stesse battendo la fiacca.
E
poi, poco più di tre mesi prima, quando credeva che la sua vita
stesse tornando alla normalità, era arrivata la notizia, qualcosa
che non si sarebbe mai aspettato: era padre di una bambina, anche se
impiegò un po’ a capirlo.
Fu
l’ospedale a contattarlo chiedendogli di presentarsi e chiedere del
primario. Impaurito che potesse trattarsi della sua salute e a un
qualche particolare strascico di quella notte oscura, chiese di poter
essere ricevuto immediatamente, trovando ad aspettarlo una neonata
placidamente addormentata.
Gli
dissero che l’avevano rintracciato attraverso la lista dei contatti
indicati dalla madre in caso di necessità; lui era il primo a dover
essere contattato, cosa che fecero alla morte della donna, causata da
una profonda ferita auto inferta.
Edward,
frastornato da quel mare di informazioni, non era ancora riuscito a
capire chi fosse la madre naturale della piccola e soprattutto perché
aveva dato disposizione che fosse informato per primo. Era
dispiaciuto per quella cosina rosa che vedeva attraverso il vetro
della nursery, la aspettava una vita difficile senza la mamma.
Quando
infine gli comunicarono il nome della donna deceduta, tutti i pezzi
del puzzle andarono al loro posto e lui capì perché era stato
chiamato al capezzale di una donna morta.
Come
un adolescente impaurito, chiamò ancora una volta i suoi genitori
che, come sempre, gli vennero in soccorso, portandosi dietro un
avvocato questa volta.
Venne
fuori che la giovane Tanya era sola al mondo da più di cinque anni,
che era seguita da molto più tempo da uno psichiatra che non la
sentiva da diversi mesi, che soffriva di una grava forma di psicosi
tenuta a bada tramite i farmaci e che aveva smesso di prenderli
subito dopo aver capito di aspettare un figlio da Edward. Entrando
nel suo appartamento scoprirono che da anni scriveva tutto ciò che
le accadeva su quaderni ordinatamente riposti in una scatola di
cartone, vi trovarono riportati i fatti principali delle sue
giornate, la sua scarsa vita sociale, i pensieri, le gioie, le
delusioni, i successi come i fallimenti, gli stati d’animo.
Descriveva gli anni scolastici, la borsa di studio per l’università,
le speranze per il futuro. Scriveva di come, seguita da vicino dai
servizi sociali, non avesse mai avuto modo di trovarsi un fidanzato o
provare le gioie del sesso, seppur occasionale. Trovarono la parte
relativa al suo ingresso nello studio legale, nel quale aveva
appuntato i suoi pensieri su Edward dal quale era rimasta affascinata
dal primo momento. Aveva descritto il suo desiderio di apparire ai
suoi occhi come una donna normale, che doveva cambiare la sua vita
perché se Edward avesse saputo della sua dipendenza dai farmaci non
l’avrebbe mai accettata e la sua determinazione a farne a meno.
Scriveva anche di come la propria mente stava reagendo alla mancanza
delle sostanze che le avevano permesso di vivere una vita comune con
una lucidità quasi allarmante.
Era
chiaro agli esperti che i residui dei medicinali le permettevano di
analizzare il cambiamento che stava avvenendo in lei in modo
razionale senza tuttavia permetterle di capire sino a che punto la
sua mente stava deviando il percorso.
Man
mano che le pagine si susseguivano il tono cambiava, persino la
grafia era differente mentre descriveva, giorno dopo giorno,
l’ossessione che la divorava dall’interno per l’uomo che
l’aveva respinta senza possibilità di appello.
Giunsero
infine alla pagina che descriveva giornata che aveva preceduto la
notte in cui aveva sedotto Edward, di come avesse programmato ogni
singolo dettaglio per portare a compimento il suo folle piano. Aveva
atteso di trovarsi nel suo periodo fertile e intendeva utilizzare
quell’unica possibilità per accaparrarsi una parte importante di
lui che avrebbe tenuto segreta per sempre; avrebbe fatto sesso con
Edward più e più volte per essere certa del concepimento e sarebbe
sparita per sempre.
E
così aveva fatto. Nessuno allo studio legale si era chiesto che fine
avesse fatto la ragazza, ne transitavano talmente tante che non
suscitò alcun clamore non vederla più.
Non
era chiaro perché avesse stilato la lista di persone da contattare
nel caso le fosse successo qualcosa, dai suoi scritti non emergeva la
volontà di farsi del male, ma le condizioni in cui si era presentata
all’ospedale portavano a credere che la mancanza dei medicinali
l’avesse condotta a cedere definitivamente alla follia che da
sempre l’accompagnava.
Edward
era sconvolto, guardava la piccola e rifiutava la realtà. Era
talmente arrabbiato! La osservava e la odiava, consapevole che, se le
cose fossero andate in modo differente, avrebbe impiegato un solo
battito di ciglia per innamorarsene. Non sopportava l’idea che gli
fosse stata rubata la volontà, era stato plagiato per soddisfare un
capriccio, drogato e usato.
L’avrebbe
lasciata in ospedale se i suoi genitori non l’avessero supplicato
di ripensarci, garantendogli il proprio aiuto e sostegno costante;
aveva chiesto alla madre di scegliere un nome e avevano portato a
casa quel fagottino rosa.
Per
tre mesi era riuscito a starle lontano grazie alla costante presenza
della madre, ma poi lei era andata via e lui si trovava a lottare col
desiderio di far tacere quelle urla incessanti.
Meno
di quattro ore, Edward. Puoi farcela. Appena arriveranno potrai
sbarazzarti definitivamente di lei.
Aveva
deciso: avrebbe convinto i genitori a portarla via per crescerla come
figlia loro, non voleva avere niente a che fare con lei; non la
desiderava, non la voleva tra i piedi, voleva solo che sparisse dalla
sua vita o che perlomeno vi facesse parte come membro della sua
famiglia d’origine e non come figlia. Una sorella, ecco cosa
sarebbe stata, una sorellina da coccolare quando fosse andato a
trovare i suoi genitori. Dopo tutto l’aveva desiderata quando era
piccolo, avrebbe approfittato di quella spiacevole combinazione di
fattori per realizzare il suo sogno di bambino e forse sarebbe
riuscito, una volta per tutte, a dimenticare quella storia
ricominciando la sua vita dal punto in cui si era interrotta.
Quelle
urla però non cessavano, il tempo scorreva troppo lento e Edward
rischiava seriamente di impazzire.
Aveva
paura di avvicinarsi alla piccola, sapeva di aver superato il proprio
grado di tolleranza, ma non poteva permettere che continuasse a
tormentarlo.
Sulla
soglia della camera gli acuti lo investirono in pieno, si mise
davanti alla culla antica che i genitori avevano rispolverato per
l’occasione.
La
piccola aveva il viso congestionato dalle urla e dalle troppe
lacrime, sospese per un momento le accorate lamentele vedendo la
figura dell’uomo accanto a sé, per riprendere subito dopo aver
capito che Edward non avrebbe fatto niente per quietarla.
Restò
fermo a decidere cosa fare, ma più la guardava più desiderava che
smettesse di piangere. Non si fermò a chiedersi se quel sentimento
nascesse dalla necessità di far cessare il martellio costante nella
sua testa o di vedere la piccola finalmente serena.
I
bambini non piangono solo perché hanno bisogno di qualcosa, a volte
vogliono solo sentire il calore della mamma o… del papà.
La
prese sotto le ascelle sollevandola dalla culla tenendola, come
sempre, lontana dal suo corpo; sua madre l’aveva rimproverato
spesso perché a suo dire sembrava reggere un pacco-bomba. La piccola
testa ciondolava pericolosamente ma, nonostante questo, la mosse in
alto e in basso con scatti tutt’altro che tranquillizzanti, senza
sortire alcun beneficio né per lei né per se stesso, poi pensò a
tutte le volte che aveva osservato la madre tenerla tra le braccia.
Posso
farcela? pensò
insicuro. Dovrei
amarla e proteggerla.
Cominciò
a sentire quel fastidioso senso di disagio che provava continuamente
quando le stava accanto e che era riuscito a identificare come senso
di colpa.
Spossato
e disposto a tutto per far cessare quel pianto disperato se la
avvicinò al petto, la mano corse alla nuca quasi senza capelli,
lasciandogli avvertire la morbidezza della pelle sotto le dita.
Ondeggiò piano sul posto trovandosi a canticchiare una vecchia
canzone tra le labbra chiuse.
Improvvisamente
l’appartamento di Edward fu avvolto dal silenzio più totale,
allontanò la bambina dal suo petto per guardarla in viso ma lei
lanciò un urletto che lo convinse a riavvicinarla subito a sé.
Era
esausto, fisico e mente imploravano riposo. Muovendosi piano si
avvicinò al letto che occupava gran parte della stanza, si sedette
trovando una posizione comoda per entrambi. Poco dopo decise di
sdraiarsi, giusto
il tempo di far addormentare la bambina
si disse.
Sistematosi
sui cuscini col minimo movimento sentì tutta la stanchezza
crollargli addosso, voleva solo dormire, dimenticare, tornare a un
anno prima e non bere o, meglio ancora, non uscire affatto di casa e
risparmiarsi il calvario che aveva passato.
Poi,
però, guardò appena più in basso del suo mento e vide quella
piccola creatura che aveva smesso di piangere come per incanto, il
viso era tornato quasi al pallido rosa che le apparteneva più del
rosso sfogo di poco prima, le labbra erano appena socchiuse e il
petto si muoveva lentamente ormai a riposo. Mosse la mano che teneva
appoggiata alla schiena portando un singolo dito alla guancia
saggiando la morbidezza di quella pelle delicata. Chiuse gli occhi
prendendo un grande respiro che gli gonfiò il torace tanto da
smuovere la bambina dalla sua posizione immota, il respiro gli portò
ai polmoni odore di latte, del detergente per neonati usato da Alice,
poco prima di andarsene, talco e un residuo acido che poteva essere
dovuto a un rigurgito. Un mix disgustoso a pensarci, ma speciale e
unico se associato al fagottino sopra il suo busto.
Quando
riaprì gli occhi rimase imbambolato a fissare due occhietti azzurri
che lo fissavano spalancati, gli occhi della piccola creatura che era
stata concepita senza il suo consenso, colei che avrebbe potuto
rovinargli il futuro, la bambina che gli avrebbe sempre ricordato di
essere stato vittima di un abuso, ma che avrebbe anche potuto
riempirgli la vita di gioia, che gli avrebbe fatto passare le notti
in bianco negli anni a venire come lui aveva fatto coi propri
genitori, che l’avrebbe fatto arrabbiare, che gli avrebbe risposto
male durante l’adolescenza, che gli avrebbe regalato dei nipoti un
giorno. Gli
occhi di mia figlia
pensò alla fine, trattenendo il fiato per l’emozione.
Spostò
il dito dal viso, ormai smanioso di toccare ogni parte di lei, di
godere della meravigliosa sensazione che traeva dal contatto con la
bambina; quando Elizabeth - questo il nome scelto per lei - chiuse
gli occhi abbandonando il capo proprio sopra il suo cuore, le sfiorò
il dorso della mano e restò ancora senza fiato quando la piccola
distese le minuscole dita per avvolgerle intorno al suo dito.
Provò
un’emozione talmente intensa da non riuscire a comprenderla a
pieno, non si era mai sentito così in precedenza, l’unica cosa di
cui era davvero sicuro era che non voleva più farne a meno. Non
sapeva come avrebbe affrontato tutto ciò che lo aspettava, ma sapeva
di volerci provare. Non sapeva niente di bambini, non era preparato
ad averne, non aveva neanche una compagna con cui crescerla. Sperava
solo che sua figlia non ricordasse mai, nemmeno a livello inconscio,
quanto il suo papà avesse fatto il possibile per tenerla a distanza.
Forse,
dentro di sé, era consapevole che se avesse permesso a se stesso di
avvicinarsi alla piccola non sarebbe mai più riuscito ad
allontanarsene ed era stato abbastanza codardo da temere le naturali
ripercussioni; temeva i cambiamenti che avrebbe subito la sua vita,
ciò che avrebbe detto o pensato la gente vedendolo crescere una
bambina da solo. In ogni caso, non era più disposto a rinunciarci.
Con
questa nuova consapevolezza chiuse gli occhi e si lasciò cullare dal
respiro della bambina, rifugiandosi nell’oblio del sonno. E al
diavolo la relazione per il giorno dopo!
Quando
Esme e Carlisle entrarono nel palazzo dove viveva Edward, restarono
per un momento perplessi, si erano aspettati di sentire le urla di
Elizabeth sin dalla strada e tutto quel silenzio li lasciò
interdetti. Un momento dopo entrambi correvano per le scale che
conducevano al terzo piano, troppo terrorizzati all’idea che Edward
avesse fatto del male alla bambina per aspettare l’ascensore.
Entrarono
trafelati in casa usando le chiavi in loro possesso, trovando la casa
immersa nel silenzio.
Nel
soggiorno era accesa la luce di una lampada a stelo e dalla camera da
letto arrivava il tenue bagliore della luce anti panico. Si tennero
per mano dirigendosi nella stanza, i passi attutiti dalla moquette, i
respiri pesanti, i battiti del cuore di entrambi impazziti per
l’ansia.
Quando
videro Edward addormentato con la piccola sopra il petto e il dito
ancora stretto nella piccola mano, Carlisle rilasciò un sospiro di
felicità mentre Esme si portò una mano alla bocca senza però
riuscire a trattenere un singhiozzo commosso che svegliò Edward; il
brusco movimento mosse la bimba che si fece sentire con un gridolino
indispettito, stringendo maggiormente il dito del padre.
Edward
guardò i genitori imbarazzato per essere stato colto nella sua
debolezza, ma poi, guardando gli occhi commossi e fieri dei genitori,
sorrise apertamente muovendo la mano sulla schiena di Elizabeth
felice come mai.
Con
l’aiuto di Esme sistemò la bambina nella culla, non parve felice
per quel cambiamento, ma qualche carezza, un bacio sulla fronte e un
biberon pieno di latte la tranquillizzarono abbastanza da farli
allontanare.
Gli
adulti parlarono e fecero colazione con calma, le domande furono
rimandate nonostante la curiosità fosse tangibile. Edward diede loro
il minimo indispensabile delle informazioni preparandosi per andare
in ufficio. Sapeva quello che doveva fare, quella non era la vita che
aveva sognato e con la piccola da crescere non poteva più
permettersi di passare innumerevoli ore in studio.
Appena
messo piede nello stabile, chiese di poter essere ricevuto dal capo
in persona al quale spiegò la situazione, consegnò la bozza da
revisionare scusandosi per il lavoro incompleto e rassegnò le
proprie dimissioni irrevocabili.
Aveva
creduto di sentirsi male compiendo quel gesto, invece provò un senso
di liberazione che non si aspettava.
Passò
in ufficio il tempo necessario a sbrigare le ultime incombenze e
passare le consegne prima di tornare a casa e cominciare la sua nuova
vita.
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STORIA PIU' DRAMMATICA -
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -
Storia molto carica emotivamente. Mi ha saputo coinvolgere in modo intenso, mi ha fatto provare sentimenti contrastanti e profondi. Complimenti per il coraggio dimostrato nello scegliere un tema così delicato e per l'abilità nel descriverlo con rispetto e onestà. È una storia, proprio per quel che riguarda i sentimenti del protagonista, credibile. Mi coinvolgono molto le situazioni in cui non si dipinge un protagonista come eroe, ma come uomo normale (nulla contro i primi, ma mi identifico di più con i secondi e le emozioni di conseguenza sono più forti di solito). Sei stata molto brava a rendere lo stato di rabbia e insofferenza di questo padre. Così brava da farmi venire i brividi in alcuni passaggi. Mi è piaciuta moltissimo! Brava!
RispondiEliminaSono Cristina!
EliminaStoria triste e crudele, ma per fortuna c'è il lieto fine. Hai colto perfettamente i pensieri negativi che fanno a volte i genitori, anche se non hanno subito la brutta esperienza di Edward. Sono tornata indietro di due anni, a quando il mio secondo nano piangeva, e piangeva, e piangeva e a me sembrava di impazzire e di essere costantemente sul punto di esplodere, poi bastava uno sguardo o un sorrisino o che con la sua manina afferrasse stretto stretto un mio dito, e tutto passava. Anche lo stupro subito da un uomo è un'idea originale. Nel complesso molto bella.
RispondiEliminaAnche questa storia è bellissima ed originale nel modo un cui hai sviluppato la trama. Questo papà che rifiuta questo ruolo e attraverso il dibattersi di una lotta interiore capisce che oltre il dolore c'è la gioia che solo un piccolo fagottino profumato di latte, può darti. Bravissima!
RispondiEliminaMolto bella. Scritta in maniera egregia, ti trasporta nell'angoscia di questo ragazzo privato della libertà di scegliere se avere un figlio o meno. Leggere di un abuso (troppo spesso riservato alle donne) dall'altro punto di vista è stato interessante e molto coraggioso da parte tua trattare l'argomento. In alcuni passaggi mette paura la repulsione che ha Edward nei confronti della piccola: "Fai presto, mamma. Non posso garantire tra quanto dovrai recuperarla dall’asfalto" ma viene compensata dalla dolcezza con cui Elisabeth lo conquista irrimediabilmente.
RispondiEliminaBella, intensa, pulita e delicata per quanto possa essere un tema così particolare.
ma che cavolooooooooooo!! sto ancora piangendoooooo!!! non vedo neanche la tastieraaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!! fortuna che scrivo alla cieca!
RispondiEliminahahahahahahaahahaha!!
Non so nemmeno dirti quanto mi sia piaciuta questa storia!!!
(aspè che vado a cercà un fazzoletto)
eccomi! Dicevo, mi è piaciuta tantissimo questo Edward perchè non è un eroe e ha comportamenti e pensieri profondamente umani, perfino nel rifiuto della figlia e nel voler relegare tutto quello che lo sconcerta nelle mani dei genitori. E perfino quando ha pensieri aberranti.
Sei bravissima a scrivere e descrivere questo tipo di stati d'animo! Brava, brava, brava!
Il pezzo finale con la piccola, le sue mosse, i suoi vagiti, le reazioni di Edward... guarda, se ci ripenso piango di nuovo!!!
Brava! Te l'ho già detto?
Comunque me la paghi pure te. "Sallo".
-Sparv-
Storia scorrevole ed elegante nella scrittura. Gli eventi sono credibili e il personaggio del giovane Edward,con il suo umore altalenante e fobico, e' davvero straordinario. Amo questa storia e amo il modo che hai scelto di raccontarla. Complimenti davvero. Francies
RispondiEliminaMi piace molto come hai affrontato questo dramma.
RispondiEliminaHai scelto un argomento scottante e complesso ma hai saputo raccontarlo con leggerezza. Non vorrei sembrare matta ma come si riferiva Edward alla bambina l'ho trovato anche comico nella sua tragicità.
Ed è stato bellissimo vedere come in una notte disperata lui abbia preso coscienza della sua piccola creatura e ha iniziato ad amarla.
Grazie.
Un Bacio
JB
Storia spettacolare !!! Ho pianto tantissimo forse perché mi sono immedesimata nei primi mesi di vita di mia figlia che sebbene cercata ha suscitato sentimenti omicidi... tornando alla storia devo aggiungere che è stata originale, scorrevole e spettacolare sotto tutti i punti compreso la lunghezza a dir poco perfetta. Un applauso anche x esme e carlisle... genitori perfetti ma anche umani x la paura verso il figlio. Torno x la votazione !!! Ma di certo x ora un grandissimo applauso chiunque tu sia!!! Luisa
RispondiEliminaun storia davvero molto bella e toccante...
RispondiEliminamolto bella l'immagine di famiglia che ne esce, i genitori di Edward sono davvero incredibili.
E lui un figlio grato e maturo da poter fare una scelta cosi radicale ma di cuore.
bella...davvero bella.
Onesta. Nella nostra società è molto alto l'interesse verso i bambini; giustamente, tutti ci dicono quanto sia importante averne cura, rispettare le loro inclinazioni e la loro personalità, supportarli amorevolmente nella crescita, quanto indispensabile non vederli come adulti in miniatura, ma come esseri con caratteristiche proprie a cui l'adulto deve adattarsi. Pochi dicono a chiare lettere quanto possa essere frustrante, faticoso, snervante e talvolta avvilente il mestiere di genitore. Quanto ci si possa sentire inadeguati, impreparati e incapaci di gestire quei "cosi urlanti" che non sono in grado di spiegarti con semplicià ciò che vogliono e di cui hanno bisogno. Quanto una persona possa sentirsi drenata di qualunque energia fisica o psichica se non riesce a dormire due ore filate per notte, e se tutto ciò che costituiva il mondo di quella persona (amato mondo) viene improvvisamente stravolto dall'esserino grinzoso modello Gollum.
RispondiEliminaTutto questo viene descritto nella tua storia, così come la profonda carica emozionale che, inaspettata ma potentissima, rimette ogni cosa in prospettiva (sempre che qualcuno ti dia una mano a sopravvivere ai primi giorni).
Unico neo: per spiegare il rifiuto di Edward secondo me non era necessario introdurre il tema dello stupro. La violenza è, a mio avviso, una concessione non necessaria all'edulcorato mondo delle pubblicità televisive dove tutte le mamme e i papà sorridono felici sguazzando nella cacca verdognola e puzzolente dei loro pargoli. La storia sarebbe stata bella e commovente anche se il rifiuto di Edward fosse stato inserito in un contesto di normalità.
Mi sono emozionata tantissimo con questa storia... Ho fatto fuori fazzoletti a volontà..bravissima!!!!
RispondiEliminaPorca miseria. E' la seconda storia che leggo e sto già piangendo!!!
RispondiEliminaComplimenti. Complimenti davvero.
Forse la tematica dello stupro è un po' eccessiva, ma sinceramente da un piccolo punto di vista è bene inserita nel contesto. A me non è sembrata di troppo.
Sei stata molto brava a trasmettere le emozioni, le ho sentite sulla mia pelle.
Meravigliosa. Voterò alla fine.
Aly
MIGLIOR EDWARD = 3
RispondiEliminaMIGLIOR FIGLIO = 5
PAPÀ PIÙ SEXY = 3
STORIA PIÙ ROMANTICA = 3
STORIA PIÙ DRAMMATICA = 3
STORIA DADDYWARD PREFERITA = 4
Congratulazioni, hai saputo dare voce a stati d'animo così contrastanti nella stessa persona, senza perdere in credibilità e coerenza. Hai messo in evidenza benissimo come in fondo non ci siano persone buone o cattive, ma come l'animo umano sia un mix incredibile di emozioni e ragionamenti, alcuni nobili, altri inconfessabili, ma che poi alla fine, ognuno scelga il proprio percorso, il modo in cui reagisce agli eventi, la persona che vuole essere. Questo Edward che va all'inferno e ritorna, purificato e nuovo, antieroe sporco di fango messo in ginocchio e trasformato dalla forza sovrumana di un minuscolo ditino, mi ha colpito molto. Brava davvero.
RispondiEliminaQuesto povero Edward ha tutta la mia stima!!!! Quegli esserini ti provano il sistema nervoso fino a mandarti completamente fuori di cervello!!!
RispondiEliminaBrava!!! Anche perché hai avuto il coraggio di descrivere il lato NON IDILLIACO dell'essere genitore!!
MIGLIOR BELLA -0. (Non esiste il personaggio)
MIGLIOR FIGLIO -2
PAPA' PIU' SEXY (DILF) -3
STORIA PIU' HOT -1
STORIA PIU' DIVERTENTE -1
STORIA PIU' ROMANTICA -2
STORIA PIU' DRAMMATICA -3
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -4
Ila Cullen
MIGLIOR BELLA -0
RispondiEliminaMIGLIOR FIGLIO 2
PAPA' PIU' SEXY (DILF) 2
STORIA PIU' HOT 1
STORIA PIU' DIVERTENTE
STORIA PIU' ROMANTICA 1
STORIA PIU' DRAMMATICA 3
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA 4
MIGLIOR EDWARD 4
EliminaMIGLIOR EDWARD 4
RispondiEliminaMIGLIOR EDWARD-4
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA - NP
MIGLIOR FIGLIO -2
PAPA' PIU' SEXY (DILF) -2
STORIA PIU' HOT -1
STORIA PIU' DIVERTENTE -1
STORIA PIU' ROMANTICA -1
STORIA PIU' DRAMMATICA -2
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -3
MIGLIOR EDWARD- 4
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA - 0
MIGLIOR FIGLIO - 1
PAPA' PIU' SEXY (DILF) -2
STORIA PIU' HOT -1
STORIA PIU' DIVERTENTE -1
STORIA PIU' ROMANTICA -1
STORIA PIU' DRAMMATICA -4
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -5
I voti bassi in molte categorie sono dovuti semplicemente al fatto che causalmente le categorie mal si adattavano a questo tipo di storia che però è di certo tra le mie preferite! per questo ho dato 5 alla preferita! Brava!
Nel complesso una storia che mi è piaciuta molto ma con un finale, a mio avviso, un po' tronco e affrettato.
RispondiEliminaNon valutabile in tutte le categorie, nell'insieme ecco il mio punteggio.
L'ho trovata abbastanza drammatica, sono arrivata a temere per la vita della piccola Elizabeth piangente. Bella la figura dei nonni di supporto.
Mi scuso qui, per le pregresse votazioni e per le future, per i commenti stringati ma non ho molto tempo da dedicare al tutto.
JO
MIGLIOR EDWARD- 3
MIGLIOR BELLA ---
MIGLIOR FIGLIO - 1
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 1
STORIA PIU' HOT - 1
STORIA PIU' DIVERTENTE - 1
STORIA PIU' ROMANTICA - 1
STORIA PIU' DRAMMATICA - 4
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 3
MIGLIOR EDWARD- 4
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA - 0
MIGLIOR FIGLIO - 1
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 2
STORIA PIU' HOT - 1
STORIA PIU' DIVERTENTE - 1
STORIA PIU' ROMANTICA - 4
STORIA PIU' DRAMMATICA - 3
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA 5
Vince la categoria (miglior personaggio secondario) i sui genitori sono affascinanti e perfetti nelle tempistiche del racconto e mi hanno commosso loro da morire. Per me la storia più bella ed equilibrata del contest anche se non si adatta alle categorie. Ancora tanti complimenti
Luisa
MIGLIOR EDWARD - 3
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA - /
MIGLIOR FIGLIO - 1
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 1
STORIA PIU' HOT - 1
STORIA PIU' DIVERTENTE - /
STORIA PIU' ROMANTICA - 1
STORIA PIU' DRAMMATICA - 4
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 4
Realistica e proprio per questo estremamente piacevole.
RispondiEliminaMIGLIOR EDWARD-3
MIGLIOR BELLA -1
MIGLIOR FIGLIO -1
PAPA' PIU' SEXY (DILF) -1
STORIA PIU' HOT -1
STORIA PIU' DIVERTENTE -1
STORIA PIU' ROMANTICA -3
STORIA PIU' DRAMMATICA -1
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -3
Ecco i miei voti:
RispondiEliminaMIGLIOR EDWARD - 3
MIGLIOR BELLA - 1
MIGLIOR FIGLIO - 1
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 1
STORIA PIU' HOT - 1
STORIA PIU' DIVERTENTE - 3 (come detto per certi versi l'ho trovata comica e mi ha fatto sorridere nonostante la tragicità)
STORIA PIU' ROMANTICA - 3
STORIA PIU' DRAMMATICA - 2
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 2
JB
I Miei Voti:
RispondiEliminaMIGLIOR EDWARD 3
MIGLIOR BELLA 1
MIGLIOR FIGLIO 2
PAPA' PIU' SEXY (DILF) 1
STORIA PIU' HOT 1
STORIA PIU' DIVERTENTE 1
STORIA PIU' ROMANTICA 1
STORIA PIU' DRAMMATICA 5
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA 4
MIGLIOR EDWARD - 4
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA - 0
MIGLIOR FIGLIO - 2
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 2
STORIA PIU' HOT - 0
STORIA PIU' DIVERTENTE - 1
STORIA PIU' ROMANTICA - 2
STORIA PIU' DRAMMATICA - 2
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 3
Vera realistica intensa toccante.
RispondiEliminaMi è piaciuta molto!
Bravissima!!!
MIGLIOR EDWARD-4
MIGLIOR BELLA - 0
MIGLIOR FIGLIO -2
PAPA' PIU' SEXY (DILF) -2
STORIA PIU' HOT -1
STORIA PIU' DIVERTENTE -1
STORIA PIU' ROMANTICA -1
STORIA PIU' DRAMMATICA -2
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -4
Molto strano leggere di un Edward che non ama un bambino tanto più se suo figlio, ma non posso negare di essermi fatta prendere dalla storia e aver vissuto con lui angoscia, rabbia e rinascita.
RispondiEliminaBrava.
MIGLIOR EDWARD- 3
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA -
MIGLIOR FIGLIO - 2
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 1
STORIA PIU' HOT -
STORIA PIU' DIVERTENTE - 1
STORIA PIU' ROMANTICA - 3
STORIA PIU' DRAMMATICA - 3
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 3
MIGLIOR EDWARD- 3
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA - 1
MIGLIOR FIGLIO - 2
PAPA' PIU' SEXY (DILF) -3
STORIA PIU' HOT - 1
STORIA PIU' DIVERTENTE - 1
STORIA PIU' ROMANTICA - 2
STORIA PIU' DRAMMATICA - 2
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 3
Scriverò con calma il commento a contest terminato. Bravissima!!!
Aleuname.
Il commento alla storia lo metterò con più calma oggi metto solo i voti:
RispondiEliminaMIGLIOR EDWARD-3
MIGLIOR BELLA -1
MIGLIOR FIGLIO -2
PAPA' PIU' SEXY (DILF) -2
STORIA PIU' HOT -1
STORIA PIU' DIVERTENTE -1
STORIA PIU' ROMANTICA -2
STORIA PIU' DRAMMATICA -
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -3
MIGLIOR EDWARD-4
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA - 0
MIGLIOR FIGLIO -2
PAPA' PIU' SEXY (DILF) -2
STORIA PIU' HOT -1
STORIA PIU' DIVERTENTE -1
STORIA PIU' ROMANTICA -1
STORIA PIU' DRAMMATICA -2
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -4
MIGLIOR EDWARD- 3
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA - 1
MIGLIOR FIGLIO - 3
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 2
STORIA PIU' HOT - 1
STORIA PIU' DIVERTENTE - 1
STORIA PIU' ROMANTICA - 3
STORIA PIU' DRAMMATICA - 4
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA -5
MIGLIOR EDWARD - 5
RispondiEliminaMIGLIOR BELLA - 1
MIGLIOR FIGLIO - 5
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 4
STORIA PIU' HOT - 1
STORIA PIU' DIVERTENTE - 1
STORIA PIU' ROMANTICA - 4
STORIA PIU' DRAMMATICA - 4
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 5
-Sparv-
Questa storia mi ha preso :D è raro trovare un Daddyward che all'inizio non vuole avere niente a che fare con suo/a figlio/a :) e per questo è già molto interessante.
RispondiEliminaEdward non ha mai voluto la piccola... non riesce ad accettarla... ma poi quando la prende in braccio sente di essere il suo papà!
Per me non è drammatica ma... mi mette un po' di tristezza.
Non so perché...
MIGLIOR EDWARD - 3
MIGLIOR BELLA - 1 (in realtà sarebbe zero dal momento che non compare né viene menzionata)
MIGLIOR FIGLIO - 2
PAPA' PIU' SEXY (DILF) - 1
STORIA PIU' HOT - 1
STORIA PIU' DIVERTENTE - 1
STORIA PIU' ROMANTICA - 1
STORIA PIU' DRAMMATICA - 2
LA STORIA DADDYWARD PREFERITA - 3
Miglior Edward - 3
RispondiEliminaMiglior Bella -sv
Miglior figlio - 3
Papà più sexy (DILF) - 2
Storia più hot - 1
Storia più divertente - 1
Storia più romantica - 3
Storia più drammatica - 4
Storia Daddyward preferita - 2
Purtroppo le categorie di voto penalizzano questa storia, che è davvero notevole per introspezione psicologica, focus sul rapporto padre-figlia, originalità, angst, personaggi secondari.
Complimenti! Un viaggio nella mente e nel cuore di un padre per forza reso in modo incredibile. L'ho trovato molto realistico. Grande introspezione psicologica e originalità.
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